Gli infortuni più drammatici: da Ronaldo a Eduardo, passando da Cissé e dallo sfortunato Lanzinger

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Le immagini del bruttissimo e violentissimo fallo di Valentian Eysseric, giocatore del Nizza, ai danni di Jeremy Clément, centrocampista del Saint Etienne, hanno fatto nelle scorse ore il giro del mondo. Un intervento decisamente sconsiderato che ha in pratica spezzato la caviglia destra del malcapitato che rischia di non poter più continuare a giocare a calcio. Per Eysseric, dopo l’espulsione diretta, sono previste ben 11 giornate di squalifica: il giocatore si è reso conto del suo folle gesto, ma ormai è troppo tardi… le sue scuse potrebbero non bastare.

Questo fallo mi ha riportato alla mente alcuni tra i più tragici e impressionanti infortuni che lo sport, nel suo lato negativo, mi ha mostrato in questi ultimi anni.

Il primo è il terribile fallo di Martin Taylor, difensore del Birmingham, nel match di Premier League del 2008 contro l’Arsenal del povero Eduardo (brasiliano di passaporto croato). Un intervento assassino (tra l’altro dopo pochissimi istanti dal fischio d’inizio) di Taylor che causò una frattura scomposta della tibia dell’attaccante dei Gunners. Immagini drammatiche, ma fortunatamente il giocatore è poi riuscito dopo qualche mese a tornare a giocare a pallone.

Birmingham City's Taylor tackles Arsenal's Eduardo Da Silva during their English Premier League soccer match at St Andrews in BirminghamLa vendetta di Roy Keane, storico capitano del Manchester United, nei confronti del norvegese Alf-Inge Håland, ex giocatore di Leeds e Manchester City. La rivalità tra i due non era di certo una novità: quando Håland giocava nel Leeds, nel 1997, con un intervento causò un grave infortunio al giocatore irlandese che si ruppe il legamento crociato. Håland invitò Keane a rialzarsi, facendo intendere che l’infortunio non sussistesse e Keane dal canto suo se ne ricordò bene: tre anni e mezzo dopo, durante un derby tra United e City, decise di vendicarsi con un terribile fallo intenzionale e di rara cattiveria sul difensore norvegese. Ginocchio spezzato e carriera finita.

Tutti gli appassionati di calcio avranno sicuramente ancora negli occhi le immagini del grave infortunio di Ronaldo quando vestiva la maglia dell’Inter; il giocatore, infortunatosi oltre sei mesi prima nel match contro il Lecce (lesione del tendine rotuleo), era pronto al rientro nella finale d’andata di Coppa Italia contro la Lazio il 12 aprile 2000. Dopo soli 6 minuti dal suo ingresso in campo, mentre affrontava con un doppio passo la difesa biancoceleste, il ginocchio cedette nuovamente e il tendine si ruppe definitivamente. Immagini drammatiche soprattutto per le urla di dolore del Fenomeno che con la maglia nerazzurra non riuscì più a togliersi alcuna soddisfazione.

Uno dei più sfortunati è stato sicuramente il centravanti francese Djibril Cissé, perché si è rotto per ben due volte in 2 anni e mezzo tibia e perone. Nell’ottobre 2004, quando giocava nel Liverpool, si fratturò le ossa della gamba sinistra dopo uno scontro con James McEveley, difensore dei Blackburn Rovers (6 mesi di stop). Nel maggio 2006 invece, indossando la maglia della nazionale francese in un’amichevole contro la Cina in preparazione al Mondiale, in uno scontro con il capitano cinese Zheng Zhi, si fratturò tibia e perone della gamba destra. La sua carriera fortunatamente però anche in questo caso riprese e ricordiamo Cissé come uno dei giocatori più originali del mondo del calcio…

cisse

Infine, uno degli infortuni più drammatici che ricordo arriva dal mondo dello sci e il protagonista è lo sfortunato austriaco Matthias Lanzinger. Il 2 marzo lo sciatore prese il via del supergigante di Kvitfel, Norvegia, e, dopo una caduta, lo sci non gli si staccò dallo scarpone. Il risultato fu che la sua gamba sinistra continuò a torcersi in maniera incredibile su sé stessa, causando una frattura multipla dettata dalle numerose distorsioni subite. Trasportato non senza qualche problema in elicottero all’ospedale di Oslo (l’atleta in seguito farà causa alla Fis per i ritardi dei soccorsi), dopo 3 giorni i medici furono costretti ad amputargli la gamba sinistra sotto il ginocchio perché la circolazione sanguigna non era stata ripristinata. Lanzinger iniziò in seguito una breve carriera da commentatore, prima di buttarsi nello sci per disabili e ora lo aspettiamo ai Giochi Paralimpici di Soci nel 2014…

@Giacomo_Baresi

Il dramma di Lindsey Vonn: stagione finita e ginocchio a pezzi dopo la caduta di Schladming

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La campionessa dello sci alpino Lindsey Vonn è stata protagonista della prima gara dei Mondiali di Schladming, il Super-G femminile: purtroppo in negativo, a causa della terribile caduta che dopo 50 secondi circa di gara ha compromesso la sua stagione. La Vonn si è infatti lasciata sorprendere dall’unico salto della gara e il suo ginocchio non ha retto all’impatto con la neve. Un epilogo drammatico, condito dall’urlo di dolore della statunitense che è stata tuttavia subito soccorsa e trasportata in elicottero all’ospedale più vicino: il ginocchio destro ha fatto “crack” e si dovranno aspettare le prossime ore per capire davvero la gravità della situazione. Ma i segnali non sono affatto incoraggianti… Sicuramente la sua stagione agonistica è finita, ma c’è chi parla addirittura di Giochi Olimpici di Sochi 2014 a rischio… speriamo ovviamente nel contrario!

Una gara nefasta quella di Schladming: la partenza è stata posticipata di 3 ore e mezza a causa della nebbia e molte atlete hanno perso la concentrazione a causa della lunga attesa. Non solo: un lisciatore (gli addetti alla pista che lisciano i segni sulla neve causati dal passaggio degli atleti) è banalmente caduto durante la ricognizione e si è stati costretti ad un altro stop per permettere anche il suo soccorso con l’elicottero.

Lindsey Vonn

Lindsey Vonn

Intanto la campionessa slovena Tina Maze, appena giunta in testa al traguardo (e in seguito vincitrice della gara), ha reagito così alla caduta della Vonn

La reazione di Tina Maze

La reazione di Tina Maze

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Coppa del Mondo di Sci 2013: tiriamo le somme dopo la prima parte della stagione

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Finita la prima parte della stagione di Coppa del Mondo (ad eccezione del parallelo di Mosca in programma il 29 gennaio), possiamo iniziare a tirare le somme in vista dei Campionati Mondiali di Schladming che inizieranno lunedì 4 febbraio e termineranno dopo due settimane di gare.

1. Marcel Hirscher: voto 10

Il campione in carica Marcel Hirscher sta dominando anche in questa stagione nelle discipline tecniche. In Slalom: 4 successi, 2 secondi e un terzo posto in sette gare disputate. Insomma, mai giù dal podio e coppetta di specialità ipotecata malgrado un super Neureuther alle calcagna. In Gigante, fuori dal podio solo ad Adelboden. Leader della classifica generale di Coppa del Mondo con oltre 100 punti di vantaggio su Svindal (può incrementare ulteriormente grazie al Parallelo di Mosca), è il candidato numero uno alla conquista del titolo finale per il secondo anno consecutivo. Se in futuro riuscirà a migliorarsi nelle discipline veloci, sarà quasi imbattibile!

Marcel Hirscher

Marcel Hirscher

2. L’Italia della velocità: voto 9,5

La piacevole sorpresa della stagione sono state le prestazioni dei nostri portacolori nelle discipline veloci. Solo in 3 occasioni non troviamo un italiano sul podio: nella Discesa di Lake Louise, nel Super-G di Lake Louise e nella Discesa di casa della Val Gardena (sempre piuttosto indigesta ai nostri colori). Da elogiare soprattutto le prestazioni del giovane Dominik Paris (voto: 10), fresco vincitore sulla mitica Streif di Kitzbühel e sulla Stelvio di Bormio e di Christof Innerhofer (voto: 9); il campione del mondo di Super-G ha trionfato anch’esso in Discesa in due occasioni: a Beaver Creek e a Wengen. Penalizzato per un’ingenuità in prova a Kitzbühel, è però andato a podio nel Super-G del venerdì. Infine va assolutamente menzionato anche Matteo Marsaglia (voto: 9) che a Beaver Creek ha conquistato una splendida vittoria (la prima della carriera) in Super-G e ha ottenuto nella stessa specialità un prezioso secondo posto sulla Saslong. Nella coppa di specialità, è dietro solo allo straordinario Svindal.

Dominik Paris

Dominik Paris

3. Ted Ligety: voto 9,5

5 Giganti disputati, 4 vittorie e un terzo posto. Che dire, Ted Ligety non ha avversari in questa disciplina! Solo in Val d’Isère, Hirscher è riuscito a batterlo, ma la coppetta di specialità sembrerebbe ormai destinata allo statunitense che difficilmente perde punti grazie alla sua precisione chirurgica in Gigante.

Ted Ligety

Ted Ligety

4. Aksel Lund Svindal: voto 8,5

Il norvegese Svindal insegue l’austriaco Hirscher nella classifica generale e dovrà cercare di sfruttare tutte le occasioni utili prima delle finali di Lenzerheide per provare a rosicchiare punti al suo avversario. Impresa che appare difficile ma non impossibile. Svindal ha dominato la fine del 2012 grazie a 3 successi, 2 secondi e un terzo posto nelle discipline veloci, mentre l’inizio del 2013 gli è stato un po’ indigesto malgrado il successo nel Super-G sulla Streif. La caduta di Wengen gli è costata cara, ma dovrà cercare di trovare continuità anche in Gigante se vorrà impensierire lo strepitoso Hirscher.

Aksel Lund Svindal

Aksel Lund Svindal

5. Felix Neureuther: voto 8

In Slalom, l’unico in grado di impensierire Hirscher è proprio il tedesco Neureuther che ha vinto a Wengen e il Parallelo di Monaco. Ha inoltre ottenuto altri 4 piazzamenti sul podio tra Slalom e Gigante e sembra essere in ottima forma in vista di Schladming e delle ultime gare della stagione.

Felix Neureuther

Felix Neureuther

6. Alexis Pinturault: voto 7,5

Lo sciatore francese si sta guadagnando la simpatia di tutti grazie alla sua polivalenza e alla sua giovane età. Dopo aver ottenuto nella scorsa stagione il primo successo in Coppa del Mondo nel Parallelo di Mosca, in questa edizione si è confermato trionfando nello Slalom di casa in Val d’Isere e nella SuperCombinata di Wengen. La sua maturità sta impressionando tutti e ha già portato a casa la coppetta di specialità proprio nella SuperCombinata (malgrado siano state solo due le gare) con lo stesso punteggio di Ivica Kostelic.

Alexis Punturault

Alexis Punturault

7. Manfred Moelgg: voto 6,5

L’unico ad ottenere la sufficienza nelle discipline tecniche della nazionale italiana è proprio Moelgg. Due podi a Sölden e Adelboden e una serie di piazzamenti che lo piazzano al settimo posto della classifica generale, al terzo in quella di Gigante e al quinto in quella di Slalom. Ma si può ancora migliorare…

Manfred Moelgg

Manfred Moelgg

8. L’Italia delle discipline tecniche: voto 5

Fino a qualche anno fa l’Italia la faceva da padrone nelle discipline tecniche con podi e successi a ripetizione. Non in questa stagione che sembra davvero stregata: un secondo e un terzo posto di Moelgg e un terzo posto di Simoncelli sono gli unici podi ottenuti nelle 13 gare disputate tra Gigante e Slalom. Le difficoltà di Blardone e compagni in Gigante, dovute anche ai numerosi infortuni, sono sempre più spiccate, mentre in Slalom i “nostri” mancano di continuità. L’esempio più eclatante è quello dello Slalom di Kitzbühel, con Gross e Razzoli rispettivamente primo e secondo dopo la prima manche e fuori dal podio nel finale. Per quanto riguarda il Gigante la situazione sembra essere piuttosto critica, mentre in Slalom le prestazioni di squadra in questa disciplina sono tutto sommato state buone, per cui non ci resta che sperare in vista dei Mondiali. Razzoli è decisamente in crescita nelle ultime gare, per cui incrociamo le dita…

Giuliano Razzoli

Giuliano Razzoli

9. Fis e Slalom Parallelo: voto 4

Va bene organizzare Slalom Paralleli nelle grandi città (Monaco e Mosca) per motivi di carattere prettamente pubblicitario e scenografico, ma atleti e allenatori non sono affatto d’accordo sul metodo applicato. Sono invitati solo i primi 12 della classifica di slalom che guadagnano quindi, solo partecipando, punti di Coppa del Mondo e i migliori quattro di quella generale. Un’ingiustizia per i molti esclusi, dato che questi punti vengono sommati alla classifica di Slalom. La soluzione sarebbe quella di organizzare degli Slalom Paralleli estranei alla Coppa del Mondo con premi in denaro anziché punti di Coppa del Mondo. Ma la Fis è stata intransigente e sembrerebbe che anche in questo straordinario sport, gli sponsor la facciano da padrone…

Lo Slalom Parallelo di Monaco

Lo Slalom Parallelo di Monaco

10. Carlo Janka: voto 3

Che fine ha fatto il vincitore della Coppa del Mondo del 2010? Carlo Janka, dopo aver vinto e stra vinto nelle stagioni 2008/2009 e 2009/2010 (è anche campione olimpico in Gigante), sembra aver staccato letteralmente la spina e da un paio di stagioni non riesce più a trovare continuità ad alti livelli. L’ultimo successo risale al 5 marzo 2011 quando vinse il Gigante di Kranjska Gora, mentre in questa stagione ha ottenuto solo un podio nella SuperCombinata di Wengen. Troppo poco per un atleta classe ’86, ma proprio la sua giovane età fa sperare in un suo possibile recupero per il futuro. Speriamo…

Carlo Janka

Carlo Janka

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La fortunata impresa di Steven Bradbury ai Giochi Olimpici Invernali di Salt Lake City 2002

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Una delle vittorie più sorprendenti di sempre arrivò nel 2002 durante i Giochi Olimpici Invernali di Salt Lake City: il protagonista fu l’australiano Steven Bradbury che grazie a quel memorabile e inaspettato successo, entrò di diritto nella storia delle Olimpiadi. In patria divenne un eroe, anche perché di medaglie nei Giochi Invernali non se ne vedono troppe da quelle parti… fu infatti la prima medaglia d’oro individuale di un atleta dell’emisfero australe.

Steven Bradbury con la medaglia d'oro conquistata a Salt Lake City

Steven Bradbury con la medaglia d’oro conquistata a Salt Lake City

Bradbury nacque appunto in Australia nel 1973 e fin da giovanissimo si mise in evidenza nel pattinaggio, categoria short track: la velocità pura sul ghiaccio. Le gare di short track sono ad eliminazione: i pattinatori si danno battaglia su un anello di poco più di 100 metri e solitamente solo i primi 2 o 3 atleti (dipende dalle diverse distanze) accedono al turno successivo. Le distanze sono di 500 m, 1000 m, 1500 m, 3000 m, 3000 m staffetta (per le donne) e 5000 m staffetta (per gli uomini). E proprio nella staffetta sui 5000 m, Bradbury nel 1994 conquistò una preziosissima medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Lillehammer. Tuttavia la sua carriera rischiò di interrompersi bruscamente poche settimane dopo, perché durante la tappa di Coppa del Mondo di Montreal, Bradbury si scontrò con l’italiano Mirko Vuillermin che con un pattino lacerò la gamba dell’australiano che perse parecchio sangue e i medici furono costretti a cucire oltre 100 punti di sutura per salvarlo.

Una gara di short track

Una gara di short track

L’incidente gli segnò la carriera, ma Bradbury decise di tenere duro fino ai Giochi Olimpici di Salt Lake City nel 2002. Era iscritto a due gare: i 1000 m e i 1500 m. Sui 1500 m uscì al secondo turno, mentre nei 1000 m arrivò ai quarti di finale dove secondo gli esperti era destinato ad uscire subito dai giochi data la presenza nella sua stessa batteria dei favoritissimi: il padrone di casa statunitense Apolo Ohno e il canadese Marc Gagnon. Bradbury, ultimissimo, approfittò della caduta del giapponese Naoya Tamura per chiudere in terza posizione; il risultato non sarebbe bastato, ma Marc Gagnon fu squalificato dai giudici di gara proprio per aver causato la caduta di Tamura. Risultato? Bradbury ammesso alle semifinali come secondo, mentre Tamura ripescato per essere stato danneggiato.

In semifinale si trovarono in 5: Bradbury partì alla corda e perse subito metri rispetto ai suoi avversari dopo poche pattinate. All’ultimo giro l’australiano era ovviamente ultimo, ma iniziò la sfortuna dei suoi avversari: il sudcoreano Kim Dong-Sung cadde per colpa del cinese Li Jiajun, che fu a sua volta travolto all’ultima curva dal canadese Mathieu Turcotte. Il giapponese Satoru Terao tagliò per primo il traguardo davanti a Bradbury. I giudici tuttavia squalificarono inspiegabilmente Terao e ripescarono il cinese e il canadese.

La finale sempre a 5 vide come protagonisti Bradbury, Turcotte, Jiajun, l’idolo locale Ohno e il sudcoreano Ahn Hyun-Soo. Per l’australiano era già stato un miracolo arrivare fino all’ultimo turno, ma la speranza si sa, è l’ultima a morire. Anche in questo caso Bradbury fece tutta la gara in coda, staccato di netto rispetto agli altri. Ma all’ultima curva successe qualcosa che ebbe dell’incredibile: una rocambolesca caduta di gruppo mise fuori causa tutti gli atleti e Bradbury, che era indietro di diversi metri, non venne coinvolto e tagliò per primo il traguardo davanti ad un pubblico attonito e spiazzato. Pure il commentatore italiano Franco Bragagna non riesce a capacitarsi di ciò che aveva appena visto, ed è fantastico il tono di voce che usa nel descrivere l’avvenimento: “Cadono tutti e Bradbury rimane in piedi… medaglia d’oro…”. Secondo finì Onho e terzo Turcotte che si lanciarono sulla linea del traguardo dopo la caduta.

Steven Bradbury mentre taglia incredulo il traguardo    Steven Bradbury mentre taglia incredulo il traguardo davanti a Ohno e Turcotte

Steven Bradbury mentre taglia incredulo il traguardo davanti a Ohno e Turcotte

Il giovane australiano divenne immediatamente l’idolo di tutti in patria, tanto che fu pure stampato un francobollo in suo onore. Dopo i Giochi decise di ritirarsi, diventando poi commentatore tv e pilota automobilistico. La sua impresa è stata poi ripresa in chiave ironica in un famoso servizio della Gialappa’s Band.

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Davide Simoncelli: dal gravissimo infortunio di giugno al podio di Beaver Creek

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Lo scorso week end a Beaver Creek lo sci italiano è finalmente tornato a dominare. Una cosa non casuale, perché il duro lavoro degli ultimi anni dei discesisti e degli altri “sci veloci” sta iniziando meritatamente a dare i suoi frutti. Le strepitose vittorie in discesa libera di Christof Innerhofer (famoso soprattutto per le tre medaglie ai Mondiali di Garmisch) e in supergigante di Matteo Marsaglia (al primo successo in Coppa del Mondo) non sono state a mio parere lodate dalla stampa nella giusta maniera. Gli appassionati di sci sono purtroppo abituati a ciò…

Matteo Marsaglia e Christof Innerhofer esultano per le due vittorie in Coppa del Mondo

Ma l’impresa più bella e importante è arrivata a mio parere domenica: Davide Simoncelli si è piazzato terzo nel gigante. Ordinaria amministrazione penserete dato che il 33enne di Rovereto è al suo ottavo podio in Coppa del Mondo. Ma Simoncelli nella sua carriera ha dovuto fare i conti più volte con la sfortuna… Talento cristallino è un gigantista puro, che soprattutto sulla Gran Risa di La Villa riesce a dare il meglio di sé (nel 2003 ha ottenuto il suo primo successo in Coppa del Mondo), ma è stato troppo spesso costretto a lunghe riabilitazioni a causa degli infortuni. Come nel 2007, quando la rottura del crociato in allenamento lo obbligò a saltare i Mondiali di Are.

Davide Simoncelli impegnato a Beaver Creek

Il 24 giugno 2012 lo sciatore trentino si stava allenando sulle nevi delle Les Deux Alpes in Francia per iniziare a preparare al meglio la nuova stagione. Durante una discesa, il violentissimo scontro con un palo che questa volta non è stato abbattuto con gli sci, ma con l’addome. Per Simoncelli iniziano dolori lancinanti alla pancia e subito viene trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale di Grenoble dove finisce immediatamente in sala operatoria: trauma addominale con perforazione dell’intestino. Dopo tre ore di operazione e qualche giorno di ospedale, Davide è potuto tornare a casa. Due mesi e mezzo di convalescenza che lo hanno costretto a saltare tutta la parte fondamentale della preparazione estiva che per uno sciatore è una delle parti più importanti dell’allenamento annuale perché, senza la tenuta fisica, le gare a certi livelli non si riescono proprio a disputare.

Davide Simoncelli raggiante dopo aver tagliato il traguardo

Ma Simoncelli è riuscito nel miracolo! Presentatosi al cancelletto di partenza già al gigante di Solden a fine ottobre, non aveva concluso la prova cadendo nella seconda manche. Sulle piste del Colorado invece ha ottenuto un terzo posto dietro ai due migliori gigantisti in circolazione: Ted Ligety e Marcel Hirscher (quest’ultimo Campione del Mondo in carica). Dopo quest’impresa, chissà che Simoncelli non riesca a togliersi qualche altra soddisfazione anche nei prossimi giganti di Val d’Isère e Alta Badia!

Il podio di Beaver Creek: da sinistra, Marcel Hirscher, Ted Ligety e Davide Simoncelli

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Bode Miller: il funambolo del circo bianco

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Bode Miller è considerato il funambolo del circo bianco. Grazie ai suoi eccessi e ai suoi numeri si è guadagnato negli anni la simpatia del pubblico che nutre sempre un interesse speciale nei suoi confronti.

Bode nacque nel 1977 da una famiglia di genitori hippy che allevarono lui e i suoi tre fratelli in una casa nei boschi senza corrente elettrica nè acqua corrente. Iniziò fin da piccolissimo a sciare e amava sperimentare sempre nuove tecniche fino ad essere arrivato ad avere una confidenza totale e un rapporto speciale con gli sci.

Bode Miller nella discesa libera di Bormio (2005) su uno sci solo

Una delle scene più belle e divertenti di Bode risale al 2005 sulla pista Stelvio di Bormio quando durante una discesa libera perse uno sci e, come se nulla fosse, continuò la sua discesa sui ripidi muri a velocità molto sostenuta. Una pazzia per molti, ma non per lui che riuscì quasi ad arrivare al traguardo mettendosi spesso anche simpaticamente in posizione aerodinamica a uovo.

Solo cinque uomini hanno vinto almeno una volta in ognuna delle cinque specialità dello sci, e Bode ovviamente è uno di questi data la sua grande polivalenza nel passare senza troppi problemi  dalla discesa allo slalom. In totale ha ottenuto in Coppa del Mondo ben 75 podi vincendo in 33 occasioni.

Bode Miller in azione sulla Gran Risa nel gigante della Val Badia

Il suo palmarès è decisamente ricco: un oro olimpico a Vancouver 2010 (supercombinata), tre argenti (slalom e combinata a Salt Lake City 2002 e super-g a Vancouver) e un bronzo nella discesa di Vancouver. Ma non solo… nel 2005 e nel 2008 vinse la Coppa del Mondo generale, per non palare delle varie coppe di specialità (due di super-g, una di gigante e una di combinata). Ai mondiali ha conquistato ben 5 medaglie, quattro d’oro e una d’argento.

Bode Miller mostra l’oro olimpico conquistato a Vancouver

Una delle performance più belle e che rimarrà sicuramente nella storia di Bode Miller è stata la discesa libera di Kitzbühel del 2008. Vincere sulla Streif è considerato il successo più ambito da tutti gli sciatori professionisti che cambierebbero certamente dieci successi su altri tracciati per uno ottenuto su questa storica pista che è considerata la più difficile di tutte. Bode era riuscito anche quella volta a fare una discesa spettacolare, rischiando addirittura di finire sulle reti di protezione con un salvataggio sensazionale dopo aver appoggiato lo sci sui teloni che delimitavano la pista; e riuscendo a recuperare al leader momentaneo Mario Scheiber ben 55 centesimi di secondo nell’ultimo intermedio quando tutto sembrava già perduto. Tutto inutile però, perché a vincere fu lo svizzero Didier Cuche che con la Streif ha un legame particolare dato che ci ha vinto per 5 volte in carriera. La gara di Miller è stata comunque pazzesca, con linee e curve pennellate in maniera incredibile. Il riassunto di una carriera sostanzialmente: una carriera che gli ha regalato moltissimo, ma che avrebbe potuto dargli forse qualcosa di più per arrivare alla perfezione. Godetevi il video col commento di Carlo Gobbo e Paolo De Chiesa, voci storiche della Rai dello sci alpino.

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The show must go on: gigante farsa a Sölden

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Domenica si è disputato sulle nevi del ghiacciaio austriaco di Sölden la prima gara della stagione. Un gigante che seguiva quello di sabato delle donne (vinto da Tina Maze) e disputato in condizioni di visibilità scarse. Il maltempo l’ha fatta da padrone quindi, a tal punto che la prima manche della gara maschile si è svolta con una pista che definirei imbarazzante. L’abbondante nevicata della notte tra sabato e domenica ha portato diversi centimetri di neve fresca sulla pista, cambiando radicalmente le condizioni nel manto nevoso per la gara. Si sono viste parecchie cadute, ma la cosa più ridicola è stato forse vedere i grandi campioni dello sci dover spingere goffamente coi bastoncini sul pianetto finale, dove praticamente tutti si inchiodavano a causa della neve fresca che li bloccava.

Marcel Hirscher

Lo spettacolo deve continuare, e nessuno si è preso la responsabilità di annullare una gara che a mio parere non si sarebbe dovuta svolgere. Condizioni di neve diverse tra i primi, che si sono trovati molta fresca, e gli ultimi, che invece avevano la pista più spianata. Ma i motivi economici e commerciali hanno avuto la meglio… Per la cronaca, ha vinto lo statunitense Ted Ligety davanti al nostro ritrovato Manfred Moelgg. Terzo il campione del mondo in carica Marcel Hirscher.

Il podio di Sölden: da sinistra, Moelgg, Ligety e Hirscher

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Kristian Ghedina: la “spaccata” a Kitzbühel e il capriolo in Val Gardena

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Mancano dieci giorni all’inizio della nuova stagione di Coppa del Mondo di sci alpino con il gigante sulle nevi del classico ghiacciaio austriaco di Sölden.

Ovviamente la pista Streif di Kitzbühel sarà come al solito una delle tappe più spettacolari e attese. Ma come dimenticare quando, il 24 gennaio 2004, il discesista italiano Kristian Ghedina sull’ultimo salto fece una vera e propria “spaccata” in volo?

Kristian Ghedina si esibisce nella sua classica “spaccata”

Partito con il pettorale numero 12, dopo poco meno di due minuti di gara il traguardo si stava avvicinando: l’ampezzano viaggiava a circa 140 km/h e sullo schuss finale fece questo straordinario e spettacolare gesto tecnico che è rimasto nella storia dello sci. I telecronisti francesi del tempo commentarono semplicemente con un: “C’est magnifique” che non credo abbia bisogno di traduzione… divenne istantaneamente l’idolo del pubblico che gli riservò applausi e addirittura una “ola”. Ghedina conquistò momentaneamente il primo posto ma non riuscì a mantenerlo fino al termine della gara.

… e non contento, negli anni seguenti la “spaccata” continuò ad essere il suo marchio di fabbrica!

La pista preferita da Kristian fu ovviamente la sua Sasslong, a Santa Cristina in Val Gardena. Lì ottenne ben 4 vittorie in carriera, l’ultima delle quali il 14 dicembre 2001. Ma il 18 dicembre 2004, durante una sua discesa andata non propriamente per il verso giusto, nei metri finali incrociò addirittura un capriolo che in qualche modo riuscì a superare le fitte barriere protettive e ad invadere in maniera anche piuttosto pericolosa la parte finale della pista. Un episodio che però fece sorridere il campione ampezzano malgrado la sua prestazione non fosse stata delle migliori.

Dopo 13 vittorie in Coppa del Mondo (12 in discesa, 1 in supergigante) e 33 podi, alla fine della stagione 2006 Ghedina si ritirò dall’attività agonistica per dedicarsi all’automobilismo. E’ stato un grandissimo dello sci, un campione sempre col sorriso sulle labbra che è rimasto nel cuore di molti. Tre anni dopo il ritiro, partecipò ai Campionati Italiani di discesa libera. Risultato? Secondo posto a 79 centesimi dal vincitore! Se questo non è un campione intramontabile…

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Lindsay Vonn vuole sfidare gli uomini nella discesa libera di Lake Louise!

Lindsay Vonn non si accontenta di stra vincere con le donne: ora vuole sfidare anche gli uomini!

E’ questa l’ultima provocazione della sciatrice statunitense, vincitrice di 4 Coppe del Mondo (2008, 2009, 2010, 2012) e di ben 5 Coppe di Discesa. L’occasione sarebbe la discesa libera di Lake Louise (Canada) di fine novembre, quando le donne invece saranno impegnate ad Aspen. Una richiesta che ha spiazzato tutti, perfino i membri della Fis che non hanno saputo con precisione rispondere alla richiesta della Vonn, affermando che dovranno prendere in mano i regolamenti per fare ulteriore chiarezza sulla situazione dato che nelle ultime riunioni non sono riusciti a prendere una decisione. Di precedenti infatti non ce ne sono, sarebbe la prima volta.

L’ostacolo principale sarebbe però il seguente: la settimana successiva si svolgerà sulla stessa pista canadese la prova femminile di discesa libera e non è consentito alle atlete provare la pista prima delle altre. La Vonn allora rinuncerà alla gara femminile per sfidare i colleghi maschi? Manca meno di un mese all’inizio della nuova stagione di Coppa del Mondo, ma il clima è già rovente!

@Giacomo_Baresi