FORMULA UNO STORY – Il week end più tragico della storia della Formula Uno: Gran Premio di San Marino 1994

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1° maggio 1994, ore 18.40.
Ayrton Senna viene dichiarato ufficialmente morto. Non è riuscito a sopravvivere al terribile schianto della sua Williams alla curva Tamburello del circuito di Imola. Il piantone della sua monoposto ha ceduto e le conseguenze dell’impatto sono state tragiche. Il pilota non ha mai ripreso conoscenza e qualche ora dopo è spirato all’Ospedale Maggiore di Bologna lasciando un enorme vuoto nel mondo della Formula Uno. E’ la fine del week end più tormentato della storia di questo sport.

I medici del circuito di Imola provano inutilmente a rianimare Ayrton Senna

Io di Senna ovviamente non ricordo molto. Però qualche vaga immagine è ancora scolpita nella mia memoria, soprattutto perché mi era stato regalato il modellino della sua McLaren bianca e rossa (quella del 1993, con il numero 8) con il quale spesso giocavo. Nel 1994, passò alla Williams. Vincitore di 3 Mondiali (1988, 1990, 1991), il pilota brasiliano è stato uno dei migliori di sempre, forse addirittura quello più spettacolare. Riusciva sempre a portare al limite la sua vettura e a lottare per la pole position e per la vittoria senza mai mollare. Un pilota d’altri tempi, forse il più grande di tutti. Personalmente nutro una certa simpatia per lui e Gilles Villeneuve: pur non avendoli mai visti correre, erano piloti diversi dagli altri. Questo non lo dico perché entrambi hanno trovato la morte (quindi sono stati santificati dall’opinione pubblica), ma perché erano piloti istintivi e spettacolari. Mi è capitato spesso di vedere documentari sulle loro vite e sulle loro carriere e credetemi, sono rimasto molto affascinato da loro.

Ayrton Senna all’interno della sua Williams

L’ultima pole position Senna la conquistò proprio ad Imola il giorno prima della sua morte nel Gran Premio di San Marino. Una prima fila triste però per Senna, perché durante le prove del sabato perse la vita il pilota Roland Ratzenberger, che uscì di pista ad oltre 300 km/h alla curva Villeneuve a causa del cedimento dell’alettone anteriore. Uno schianto fatale per l’austriaco che era al suo terzo Gran Premio e che turbò notevolmente gli animi degli altri piloti. Era dal 1986 che non si verificavano più incidenti mortali in Formula Uno: l’ultimo era stato quello di De Angelis che perse la vita durante le prove private della sua Brabham sul circuito francese Paul Ricard.

Roland Ratzemberger immobile all’interno della sua monoposto dopo lo schianto

Il giorno prima, il venerdì, il protagonista fu invece Rubens Barrichello. Uscito di pista alla Variante Bassa per la rottura della sospensione sinistra, il brasiliano decollò con la sua Jordan finendo dritto nelle protezioni. Lui fu decisamente fortunato: setto nasale rotto e una costola incrinata che tuttavia non gli consentirono di prendere parte alla gara.

La gara fu una tragedia.
Durante la partenza, la Benetton di Letho rimase ferma sulla griglia di partenza e fu tamponata da dietro dalla Lotus di Lamy che evidentemente per concitazione non aveva visto il collega. Pezzi della due vetture finirono in tribuna e ferirono ben 9 persone tra il pubblico, una delle quali in modo molto grave che finì in coma. Safety Car in pista, ma la gara continuò.

Alle 14.17 lo schianto di Senna. Il piantone dello sterzo si ruppe e la sua Williams non fu più in grado di curvare; finì dritto a velocità altissima nella via di fuga della curva Tamburello, schiantandosi contro le protezioni. Nell’impatto, la sospensione si staccò e penetrò attraverso la visiera del casco, nella testa del pilota brasiliano. Non ci fu più nulla da fare per Ayrton che non riprese più conoscenza per le gravissime lesioni cerebrali e spirò a Bologna qualche ora dopo.

La gara fu interrotta con la bandiera rossa, ma i gravi incidenti non finirono. Alla ripresa della competizione, quando mancavano 10 giri al termine, Michele Alboreto perse una gomma della sua Minardi mentre transitava nella pit lane. Lo pneumatico schizzò a tutta velocità nella corsia dei box e ferì 5 meccanici: 3 della Ferrari, uno della Lotus e uno della Benetton.

Per la cronaca, la gara fu vinta dal giovane Michael Schumacher che, a fine stagione, con la Benetton trionferà per la sua prima volta.

Un week end nero per la storia della Formula Uno. Tutti lo ricordano solamente per la morte di Senna, ma sembra davvero incredibile quante altri avvenimenti tragici siano successi in quei tre giorni: dall’incidente di Barrichello, alla morte di Ratzemberger, fino ad arrivare agli incidenti in gara della partenza tra Letho e Lamy e quello avvenuto nella corsia dei box di Alboreto.
Il bollettino finale è tragico: 2 morti (Senna e Ratzemberger) e 15 feriti (Barrichello, 9 spettatori, 5 meccanici). Nel video sottostante, il riassunto di questo week end di sangue.

Giacomo Baresi (@Giacomo_Baresi)

Il sorpasso di Vettel a Webber, gli ordini di scuderia e lo “sgarbo di Pironi” a Villeneuve

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Lo “strano caso” del sorpasso di Vettel a Webber durante lo scorso Gran Premio di Malesia che ha segnato uno strappo forse definitivo tra i due piloti della Red Bull, ha riportato alla mente il duello del Gran Premio di San Marino del 1982 tra i ferraristi Jilles Villeneuve e Didier Pironi, finito però in maniera opposta, divenuto successivamente famoso come “lo sgarbo di Pironi”.

url-4Premesso che non sono favorevole agli ordini di scuderia in stile Schumacher-Barrichello dei primi anni 2000 (scene penose con vergognosi arrivi in “parata”), bisogna però capire che una squadra di Formula 1 dovrebbe pensare a fare punti (soprattutto quando piloti del calibro di Alonso escono al secondo giro). Per lo spettacolo e soprattutto per la sua classifica, Vettel ha sicuramente fatto bene ad attaccare il compagno, anche se avrebbe potuto rischiare meno dato che ha sfiorato il muretto dei box a quasi 300 km/h per sopravanzare l’australiano. Un cavallo di razza come il tedesco, non ci sta ad arrivare secondo: carattere tenace che invece non contraddistingue assolutamente Webber che dal canto suo ha accusato il compagno di non aver rispettato gli ordini di scuderia… Ovviamente, se fosse successo il contrario in casa Red Bull le polemiche sarebbero state accesissime! In quel caso, la scusa sarebbe stata che il capitano è Vettel e dev’essere lui a vincere; insomma, l’australiano è costretto a rassegnarsi. Per cui onore al merito: il tedesco è stato più veloce e lesto a superare il compagno (seppur con un grandissimo rischio) e ha meritato di vincere! Webber avrà imparato la lezione e saprà che se capiterà nuovamente una situazione del genere, dovrà pigiare il piede sull’acceleratore per tenere a distanza Vettel.

Polemiche che nel 1982 misero fine all’amicizia tra il canadese Jilles Villeneuve e il francese Didier Pironi. I due ferraristi si trovavano alla quarta gara del campionato in prima e seconda posizione e, considerando che i rivali della Renault erano entrambi usciti di scena, dai box esposero il cartello “SLOW” che doveva indicare ai due piloti di mantenere le posizioni e non rischiare. Tuttavia Pironi decise di attaccare Villeneuve che all’inizio intese il sorpasso come un po’ di spettacolo per far divertire il pubblico; insomma, pensava che il francese scherzasse dato che erano anche legati da un bel rapporto d’amicizia. Dopo una serie di contro sorpassi, il francese non lasciò strada al compagno e tagliò per prima il traguardo… un amaro secondo posto per l’ultimo traguardo di Villeneuve, perché durante le qualifiche della gara successiva a Zolder (Belgio), perse la vita dopo un terribile incidente, sbalzato assieme al proprio sedile fuori dall’abitacolo. La fine di un mito, uno dei più grandi che la storia della Formula 1 ricordi; una fine tragica che ha contraddistinto la vita dei due più spettacolari piloti di sempre: Villeneuve e Senna.

url-5Tornando al Gran Premio di Malesia 2013, la vera chicca è stata però l’errore di Lewis Hamilton: passato da questa stagione alla Mercedes, il britannico ha deciso però di passare a fare un saluto ai suoi vecchi meccanici del team McLaren…

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Invasioni di campo. Calcio, tennis, rugby, atletica e Formula 1: nessuno sport ne è esente!

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Nel match del campionato svizzero di domenica scorsa tra Thun e Zurigo, per la cronaca terminato 4-0 per gli ospiti, un simpatico invasore ha deciso di creare scompiglio entrando ripetutamente in campo e sfuggendo a più riprese ai tentativi di “placcaggio” dei giocatori: una martora, un piccolo mammifero che è parente stretto della più nota faina. Dopo qualche minuto finalmente un giocatore dello Zurigo, Loris Benito, riesce nell’impresa di fermare l’animaletto con uno spettacolare tuffo, ma viene morso ed è costretto a ricorrere alle medicazioni del proprio medico; poi finalmente il portiere Davide Da Costa blocca definitivamente l’invasore e, grazie anche all’aiuto dei guanti, evita spiacevoli sorprese accompagnandolo fuori…

Tra gli invasori più famosi degli ultimi anni, non si può dimenticare Jimmy Jump, un catalano che si è reso protagonista di innumerevoli invasioni di campo di diversi sport: iniziando dalla finale di Euro 2004 tra Portogallo e Grecia, quando lanciò una bandiera del Barcellona a Luis Figo, al tempo centrocampista del Real Madrid. Spesso non inquadrato dalle telecamere, Jimmy Jump è l’incubo di ogni sportivo: in Spagna lo ricordano per un’invasione durante Real Madrid-Barcellona del 2005 e nella semifinale di Champions League 2005/2006 tra Villareal ed Arsenal.

url-1Pure il tennis non fu immune: fece infatti irruzione di campo nel corso della finale del Roland Garros del 2009 mentre si stavano sfidando Federer e Söderling, creando qualche minuto di scompiglio. Anche nel rugby se lo ricordano bene… e precisamente per la sua invasione durante la finale della Coppa del Mondo tra Sudafrica ed Inghilterra nel 2007, quando entrò in campo ad iniziò del secondo tempo. Un vero e proprio disturbatore insomma, che ha fatto del suo hobby una specie di lavoro perché in molti hanno chiesto di sponsorizzare qualcosa durante le sue invasioni… probabilmente gli servivano soldi per pagare le multe prese! Caratteristica inconfondibile: il cappellino rosso che spesso ha cercato di mettere in testa alle sue vittime!

In Italia invece tutti ricorderanno sicuramente “il Falco”, il pescarese Mario Ferri, che indossa ad ogni invasione la sua celebre maglia di Superman: il suo esordio in Sampdoria-Napoli del 2010, gara che regalò i preliminari di Champions League ai blucerchiati, quando entrò in campo nel bel mezzo della sfida del Ferraris con una maglietta che invocava la convocazione di Antonio Cassano in nazionale per i Mondiali in Sudafrica… ma Lippi non lo ascoltò! Altre invasioni che si ricordano sono quella nella semifinale del Mondiale 2010 tra Germania e Spagna e nella finale del Mondiale per Club dello stesso anno tra Inter e Mazembe.

Infine il più folle degli invasori è sicuramente l’irlandese Cornelius Horan, prete e fanatico religioso (con qualche problema psichiatrico): le sue invasioni più famose sono quella del 20 luglio 2003 durante il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone dove rischiò la vita entrando nel bel mezzo della pista. Fortunatamente le monoposto riuscirono a schivarlo. E soprattutto la meschina invasione durante la maratona olimpica di Atene 2004, vinta da Stefano Baldini, quando a pochi chilometri dalla fine della gara si avventò addosso al brasiliano Vanderlei de Lima che in quel momento era in testa. Aiutato da uno spettatore greco, de Lima riuscì a riprendere la corsa e concluse la gara al terzo posto.

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FORMULA UNO STORY – Jerez 1997: il duello per il titolo tra Jacques Villeneuve e Micheal Schumacher

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Quello del 1997, fu uno dei Campionati mondiali di Formula 1 più spettacolari e interessanti di sempre.

Il campione del mondo in carica del 1996, Damon Hill, lasciò la Williams per passare alla Arrows (scelta non delle migliori dato che chiuderà in 12esima posizione); la casa inglese decise quindi di puntare tutto sul giovane 26enne Jacques Villeneuve, vera sorpresa della precedente edizione e punta di diamante nella sfida contro la Ferrari di Micheal Schumacher, reduce dal terzo posto del 1996.

Jacques Villeneuve e Michael Schumacher

Jacques Villeneuve e Michael Schumacher

La lotta durante la stagione fu davvero serratissima e vide praticamente coinvolti solo il canadese e il tedesco che arrivarono all’ultima gara entrambi con la possibilità di diventare Campioni del Mondo. Schumacher, vincitore di 5 gare, ma con molta continuità a livello di podi, a quota 78 punti e Villeneuve, vincitore di 7 gare ma con ben 5 ritiri, a quota 77. Il circuito dell’ultimo atto fu quello di Jerez de la Frontera, dove il 31 ottobre 1997 si disputò il Gran Premio d’Europa. Chissà cosa avrebbe pensato il padre di Jacques, l’indimenticato Jilles, vedendo suo figlio lottare fino all’ultimo contro la sua amatissima Ferrari…

url-2LE QUALIFICHE furono davvero incredibili: ben tre piloti realizzarono lo stesso tempo di 1’21″072!
Il regolamento allora prevedeva che la Pole Position andasse al primo che aveva fissato quel tempo sul cronometro (ovvero Villeneuve) e via dicendo. Così dietro al canadese si schierarono il rivale Micheal Schumacher e l’altro pilota della Williams Heinz-Harald Frentzen.

url-4LA GARA. Villeneuve fu autore di un errore in partenza e fu subito infilato alla prima curva dai suoi due principali avversari. Dopo le due soste ai box e diverse vicissitudini, al 43° giro Schumacher si trova ancora in testa, con Villeneuve alle sue spalle staccato di circa 2 secondi e mezzo; il canadese però continua a tallonare il rivale rosicchiando ad ogni tornata decimi preziosi fino ad arrivare al 47° giro dove i due sono davvero incollati. Alla curva Dry Sac, dopo il rettilineo più lungo della gara, Villeneuve riesce ad infilare Schumacher che tuttavia con una manovra non del tutto regolare, prova a chiudere l’avversario tentando in qualche modo di farlo uscire dai giochi pur sacrificando la propria vettura. D’altronde, se entrambi fossero usciti, sarebbe stato Schumacher a vincere con un punto di vantaggio sul rivale. Ma il tedesco non aveva fatto bene i conti, perché l’unica vettura ad uscire e ad insabbiarsi nella via di fuga fu proprio la sua. La Williams di Villeneuve, seppur danneggiata, proseguì la gara e la concluse al terzo posto, sorpassata nel finale dalle due McLaren di Hakkinen e Coulthard.

Schumacher fu in seguito squalificato per la manovra azzardata, volta appunto ad eliminare il proprio avversario e dunque, oltre ad aver perso il titolo, nel suo palmares non risulta neppure il secondo posto finale di quella stagione. Oltre ovviamente agli strascichi di polemiche che ne seguirono per diverso tempo. Un insegnamento per il pilota tedesco che peccò forse in quell’occasione di egoismo ed inesperienza (malgrado i due mondiali già vinti con la Benetton). A ringraziare fu Jacques Villeneuve che vinse il suo unico Campionato del Mondo: quello che suo padre Jilles non fu mai in grado di conquistare proprio su una Ferrari…

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Al via le presentazioni delle monoposto di Formula1 per il campionato 2013: Kimi Raikkonen protagonista della campagna pubblicitaria della Lotus

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La nuova stagione di Formula 1 è alle porte e le squadre si apprestano a presentare le monoposto per il campionato 2013.

Si parte oggi, 28 gennaio, con la Lotus che in diretta da youtube svelerà al pubblico il veicolo con cui Kimi Raikkonen tenterà l’assalto al titolo mondiale. Proprio lo stesso pilota finlandese, famoso perché tendenzialmente molto freddo e di poche parole, è stato protagonista assieme all’attore statunitense Matt LeBlanc (uno dei protagonisti della serie televisiva Friends) del video pubblicitario della presentazione ufficiale. L’attore prova a incalzare il campione del mondo 2007 con una serie di domande sulla vettura e sulle differenze con la precedente monoposto, ma Kimi risponde in continuazione “I don’t know…”. Per gli appassionati dunque, l’attesa è quasi giunta al termine!

Giovedi 31 gennaio sarà il turno della McLaren a Woking, mentre il 1° febbraio saranno svelate la nuova Ferrari a Maranello e la Force India a Silverstone. La presentazione della Red Bull campione in carica è invece fissata per il 3 febbraio.

La presentazione della F2012, con Alonso e Massa che tolgono il telo dalla monoposto

La presentazione della F2012, con Alonso e Massa che tolgono il telo dalla monoposto

28 gennaio: Lotus
31 gennaio: McLaren
1 febbraio: Ferrari
1 febbraio: Force India
2 febbraio: Sauber
3 febbraio: Red Bull
4 febbraio: Mercedes
4 febbraio: Toro Rosso
5 febbraio: Caterham
19 febbraio: Williams

Non ancora stabilita la data di presentazione della russa Marussia.

La Lotus 2013

La Lotus 2013

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FORMULA UNO STORY – Gran Premio del Brasile: ancora una volta decisivo come nel 2007 e nel 2008

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Manca solo una gara alla fine del Campionato del Mondo di Formula 1, e, com’è spesso successo negli ultimi anni, l’ultima gara sarà decisiva. Il Gran Premio del Brasile e il circuito di Interlagos, così come nel 2007 e nel 2008, assegneranno il prestigioso titolo a uno tra Vettel e Alonso.

Sebastian Vettel e Fernando Alonso

La situazione è la seguente: Vettel comanda a quota 273 punti, seguito da Alonso a 260. Lo spagnolo è quindi costretto a vincere e a sperare che il tedesco non vada oltre la quinta posizione. In caso di quarta piazza per il pilota della Red Bull e conseguente arrivo a pari punti, la vittoria sarebbe sua dato che avrebbe ottenuto 5 vittorie contro le 2 (ma in quel caso 3) di Alonso. Poco cambia insomma… serve un miracolo, ma la Formula 1 ci ha insegnato che nulla è scontato.

La Red Bull di Vettel e la Ferrari di Alonso

Partiamo dal 2007.
Mancano due gare alla fine a Hamilton guida la classifica a quota 107, seguito da Alonso (al tempo suo compagno di squadra in McLaren) a 95 e da Raikkonen a 90. C’era ancora il sistema di punteggio precedente, che dava 10 punti al primo, 8 al secondo, 6 al terzo e via dicendo fino all’ottavo. Quindi sulla carta una missione impossibile per il finlandese della Ferrari che doveva assolutamente vincere in Cina e Brasile ma contemporaneamente sperare in due passi falsi degli avversari. In Cina riuscì nell’impresa di vincere seguito da Alonso, mentre il britannico fu costretto al ritiro. Il miracolo ora poteva concretizzarsi, ma era ancora piuttosto difficile. a situazione era la seguente prima dell’ultima gara: Hamilton 107, Alonso 103, Raikkonen 100. Decine di diverse combinazioni erano ipotizzabili: Hamilton sarebbe stato sicuro del titolo solo con un terzo posto ora, dato che se Alonso avesse vinto, si sarebbero trovati a pari punti in vetta. Raikkonen doveva assolutamente vincere invece, sperando in un altro ko di Hamilton e in un mezzo passo falso di Alonso.

I tre protagonisti del Campionato del Mondo 2007 sul podio del Gran Premio di Malesia: Hamilton, Alonso e Raikkonen

Dopo le qualifiche, tutto sembrava dalla parte del britannico che in griglia conquistò la seconda posizione dietro ad uno scatenato Massa e davanti proprio a Raikkonen e ad Alonso. Alla partenza però Hamilton andò completamente in confusione e gettò praticamente tutto alle ortiche: si fece infilare da entrambi e in seguito finì lungo nel tentativo di resistere allo spagnolo. In seguitò subì addirittura un problema al cambio (per sua colpa) che gli fece perdere ulteriori posizioni. In testa, Massa dopo il secondo pit stop lascio il comando della classifica al compagno di squadra Raikkonen che chiuse vincendo anche questo Gran Premio. Alonso finì terzo dietro le due Ferrari, mentre Hamilton recuperò fino alla settima posizione.

Kimi Raikkonen taglia per primo il traguardo

Risultato finale: Raikkonen 110, Hamilton 109, Alonso 109.
A fine gara Williams e BMW furono però indagate per sospetti livelli di benzina nel serbatoio. Il ricorso della McLaren però non ebbe successo e il risultato fu così confermato.
Un trionfo fantastico e insperato per la Ferrari che approfittò del duello in casa McLaren tra Hamilton e Alonso recuperando posizioni decisive negli ultimi Gran Premi. L’ultimo successo della storia del Cavallino Rampante. Anche il Campionato Costruttori finì a Maranello a causa della squalifica della casa inglese dovuta alla famosa “Spy Story”. Insomma, un anno magico per la rossa!

Se il 2007 è stato alla fine un anno da incorniciare per la Ferrari, con le vittorie del Campionato del Mondo Piloti e Costruttori, non si può dire lo stesso nel 2008. Alonso tornò in Renault, e tutti gli sforzi della McLaren erano dunque concentrati unicamente su Hamilton che doveva riscattarsi dopo il mondiale buttato al vento l’anno prima.
Il Campione del Mondo in carica Kimi Raikkonen, dopo un buon avvio di stagione, si perse nella seconda parte, dovendo dunque far da scudiero a Massa e provando a restituirgli il favore dell’anno prima.

La partenza di un Gran Premio, con Massa alla caccia di Hamilton

Prima dell’ultima gara, la situazione era molto simile a quella del 2007 ma con soli due piloti in lizza per la vittoria del titolo: Hamilton a quota 94 e Massa a 87. Il brasiliano doveva assolutamente vincere e sperare che il britannico arrivasse dalla sesta posizione in giù, dato che in caso di arrivo a pari punti lo avrebbe battuto con 6 vittorie contro 5.

Le qualifiche videro il dominio di Massa, seguito da Trulli, Raikkonen e Hamilton, in quarta posizione. Tuttavia la pioggia fu il vero colpo di scena alla partenza perché un temporale si scatenò su San Paolo e, dato che i team furono molto incerti, scelsero di partire tutti con gomme intermedie. La gara fu molto confusa, con continue uscite di pista da parte di numerosi piloti, ma Massa riuscì a tenere la testa della corsa nel Gran Premio di casa. Hamilton invece guadagnava e perdeva posizioni in continuazione. Una gara incertissima quindi, con le facce ai box del padre, del fratello e della fidanzata di Hamilton opposte a quella del padre di Massa. A pochissimi giri dalla fine, Hamilton era quinto, ma fu incredibilmente superato da Vettel e scese in sesta posizione. Massa era campione del mondo quando tagliò il traguardo. Tuttavia la gioia del brasiliano e del suo box si spense in pochi secondi: Hamilton era riuscito ad infilare il pilota della Toyota Timo Glock all’ultima curva e chiuse in quinta posizione. Hamilton era il nuovo Campione del Mondo! Ci sono stati molti dubbi sull’atteggiamento di Glock; in molti pensano che ci sia sotto qualcosa poiché considerano quel sorpasso molto sospetto, tanto che il tedesco sembrava quasi un doppiato. Le commoventi lacrime di Massa sul podio sono rimaste nella storia della Formula 1, così come questa gara pazzesca…

Hamilton festeggia la vittoria del titolo

Tuttavia la Ferrari conquistò almeno il titolo costruttori, ma Massa da quel momento non si riprese più… la stagione seguente, il terribile incidente in Ungheria segnò definitivamente il tramonto del pilota brasiliano che da quel giorno non è più riuscito a convincere. Spero lo possa fare nuovamente dalla prossima stagione dato che è stato riconfermato in Ferrari, ma ho i miei dubbi…

La commozione e l’orgoglio di Felipe Massa sul podio

@Giacomo_Baresi

FORMULA UNO STORY – Hockenheim 1994: quando Verstappen andò a fuoco!

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Il 1994 fu un anno non troppo fortunato per quanto riguarda la storia della Formula 1. Come già ampiamente descritto in un post precedente (http://bit.ly/Q9D7Tu), il tragico Gran Premio di San Marino rimase negli annali grazie ad un bollettino medico che ricorda più quello di una guerra che quello di un evento sportivo: 2 morti (Senna e Ratzemberger) e 15 feriti.

Il 31 luglio si corse ad Hockenheim il Gran Premio di Germania e lo sfortunato protagonista in questo caso fu il pilota olandese Jos Verstappen. Sfortunato per l’incidente che gli capitò, ma fortunatissimo per come ne uscì, incredibilmente solo con qualche graffio!

Jos Verstappen alla guida della Benetton

Verstappen era alla guida della Benetton e al 15esimo giro si fermò ai box per il consueto pit-stop per il rifornimento e il cambio gomme. Qualcosa però andò storto e mentre i meccanici tentavano di inserire il bocchettone della benzina (che durante il rifornimento del compagno di squadra Schumacher aveva avuto in precedenza qualche problema), il carburante finì in grande quantità sulla monoposto. L’olandese si sbracciò immediatamente indicando il pericolo, ma subito una fiammata incredibile avvolse la Benetton che andò letteralmente a fuoco assieme al proprio pilota e a qualche meccanico. L’incendio fu domato in pochi secondi, ma il rischio corso da Verstappen è stato grandissimo.

La Benetton di Jos Verstappen avvolta dalle fiamme

Come detto, se la cavò con qualche leggerissima ustione al viso, ma nulla di grave.

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FORMULA UNO STORY – Un sorpasso formidabile: Hakkinen infila Schumacher durante il doppiaggio di Zonta.

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Mika Hakkinen vinse il campionato del mondo di Formula 1 nel 1998 e nel 1999 a bordo della sua McLaren.

Ma nell’agosto del 2000 il campione finlandese compì il sorpasso più spettacolare della sua carriera sul circuito belga di Spa ai danni del futuro campione del mondo, Michael Schumacher.

Il tedesco conduceva la gara, ma Hakkinen era pochi secondi dietro; durante il sorpasso di Ricardo Zonta, Schumacher doppiò il brasiliano della Bar passando sulla sinistra, il finlandese passò invece a destra e riuscì a infilare anche il rivale con una manovra spettacolare. Un gesto tecnico che resterà nella storia e che gli permise di rimanere in vetta alla classifica piloti. Schumacher però si vendicò vincendo le ultime 4 gare della stagione e conquistando il suo primo titolo mondiale con la Ferrari.

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FORMULA UNO STORY – Spa 1998, una delle gare più emozionanti di sempre!

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Uno dei Gran Premi più belli di sempre!
Quello del Belgio del 1998, corso come di consueto sul circuito di Spa, è stata una tra le gare con più colpi di scena della storia della Formula 1.

Nel video, la sintesi dei momenti più emozionanti della corsa.

Ero un bambino al tempo, ma mi ricordo ancora tutto alla perfezione.
L’incidente della prima curva è stato uno tra quelli più spettacolari che abbia mai visto, anche perché ha coinvolto ben 13 vetture in un’incredibile carambola sotto la pioggia.
La gara è stata fatta ripartire qualche ora dopo e molti ricorderanno come Michael Schumacher tamponò Coulthard quando era da solo in testa e doveva doppiare il pilota scozzese. Un incidente dopo il quale si sfiorò la rissa tra i due piloti.

La Ferrari di Michael Schumacher senza una ruota dopo il tamponamento di Coulthard

Arrivarono al traguardo in 7, con la vittoria del grande Damon Hill e il secondo posto di Ralf Schumacher. Doppietta quindi per la Jordan e polemiche a non finire per una gara fantastica che rimarrà negli annali.

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Robert Kubica è tornato alle corse!

Kubica è tornato.

Robert Kubica festeggia sul podio dopo la sua prima vittoria in Formula 1 nel Gran Premio del Canada del 2009

Il pilota polacco, malgrado il gravissimo infortunio che ne ha messo a repentaglio la vita e la carriera, non ne vuole sapere di smettere di correre e nelle ultime settimane ha preso parte a due importanti competizioni rallystiche. Nel febbraio del 2011, proprio a causa di un incidente nel rally di Andorra (in provincia di Savona), si ruppe una gamba e rischiò l’amputazione del braccio destro, gravemente lesionato poiché il guard rail aveva letteralmente attraversato la sua auto; dopo molti giorni di riabilitazione e sofferenze, si ruppe nuovamente la gamba nello scorso gennaio per una banale caduta sul ghiaccio.

La macchina di Kubica trapassata dal guard rail

Il 9 settembre è tornato ufficialmente alle competizioni vincendo tutte le prove speciali di una gara di rally vicino a Biella, mentre il 15 settembre durante il rally di San Martino di Castrozza, è uscito nuovamente di strada non riportando però fortunatamente altri danni fisici. Non è però riuscito a portare a termine la competizione ed è stato costretto al ritiro.

Robert Kubica a bordo della sua Subaru

La cosa importante rimane tuttavia l’ottimismo. Kubica ha intenzione di tornare presto in Formula 1 (dove ha ottenuto 12 podi e una vittoria in passato), ma sicuramente non lo potrà fare prima del 2014. Il rally, oltre che essere una passione, può essere anche un utile allenamento per lui che ha dimostrato di essersi lasciato completamente alle spalle il gravissimo incidente. Era uno dei piloti più promettenti della nuova generazione, ma sfortunatamente ha avuto questo intoppo in carriera. Carriera che sono convinto non è ancora finita e mi auguro che in futuro il pilota potrà togliersi nuovamente grosse soddisfazioni sia Formula 1 che nei rally. Malgrado la Lotus/Renault lo abbia lasciato “a piedi” alla fine della scorsa stagione, problemi fisici a parte penso non avrà problemi a trovare un nuovo team pronto a lavorare per lui.

Robert Kubica a bordo della Renault nella sua ultima stagione in F1

Uno sportivo che ammiro moltissimo Robert Kubica (oltre ad essere uno dei migliori piloti in circolazione). Ammiro moltissimo la sua passione totale per il mondo dei motori che non ha minimamente perso dopo aver rischiato la vita. Il voler continuamente mettersi in gioco con il rally e il voler tornare a tutti i costi nella sua amata Formula 1.

E spero che il suo sogno si possa realizzare!

@Giacomo_Baresi