Johnatan: da “nuovo Maicon” a “bidone” per l’Inter di Stramaccioni

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Il povero Johnatan, centrocampista/difensore esterno dell’Inter, sembra ormai essere diventato la barzelletta della Serie A. Dopo essere entrato nella storia per aver clamorosamente sbagliato un gol a porta vuota nella sfida di qualche mese fa al Friuli contro l’Udinese (il classico gol della serie “questo lo segnavo anch’io”), il brasiliano si è reso protagonista in negativo anche nella sfida contro la Sampdoria.
Presentato dal Brasile come “il nuovo Maicon”, sembra invece essere un vero e proprio “bidone”, quelli che fino a una decina di anni fa l’Inter acquistava a ripetizione e che hanno ricominciato a farsi vivi dalle parti di Appiano Gentile a partire dal dopo Mourinho.

Dopo 10′ dall’inizio della sfida e dopo qualche clamoroso e goffo scivolone, ha chiesto alla panchina di poter cambiare le scarpette, passando a quelle con 13 tacchetti. Una volta sostituite è andata addirittura peggio: caduto due volte nel pieno della propria area di rigore, ha addirittura servito un invitante pallone al centravanti sampdoriano Mauro Icardi, che per fortuna dell’Inter non è poi riuscito a concretizzare l’azione. Schernito e sbeffeggiato da tutto il web, è stato addirittura paragonato al famoso Johnny dell’anime giapponese “Johnny, è quasi magia”. Nelle pagelle del quotidiano “il Giornale”, il voto attribuitogli è addirittura di 3,5.

Sostituito nel secondo tempo da Silvestre, continuo a non capacitarmi come un giocatore di Serie A possa dopo soli 10′ chiedere alla panchina di cambiare le scarpe. I calciatori si scaldano per oltre mezz’ora sul terreno di gioco prima della partita e se fossi un allenatore sarei imbufalito nel vedere una scena del genere. Come ha suggerito Ilario Castagner durante il commento tecnico della sfida su Premium, si potrebbe perfino arrivare a dare delle multe, perchè è davvero paradossale come situazione…

url-13Insomma, Johnatan non sembra proprio essere all’altezza della Serie A; inquadrato poi dalle telecamere negli spogliatoi senza maglietta, ha esibito un fisico non proprio degno di un calciatore di alto livello…

Johnatan negli spogliatoi dopo la partita contro la Sampdoria

Johnatan negli spogliatoi dopo la partita contro la Sampdoria

@Giacomo_Baresi

Antonio Cassano: oltre 10 anni di “cassanate”!

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Le famose “cassanate” del fantasista barese Antonio Cassano iniziarono alla Roma, quando sulla panchina giallorossa c’era Fabio Capello che coniò proprio quel termine. Il rapporto con il tecnico friulano fu di amore-odio (un po’ come quello tra Mancini e Balotelli, per intenderci) perché l’allenatore vedeva nel talento di Bari vecchia un vero e proprio fuoriclasse che però non era supportato da un comportamento adeguato. Col tempo e con il passare degli anni, Cassano sembrò maturare anche grazie al matrimonio con Carolina Marcialis e alla nascita del suo primogenito, ma purtroppo, dopo un periodo che possiamo definire di stabilità alla Sampdoria, la rottura con Garrone e l’approdo a Milano ci hanno restituito un giocatore spesso nervoso e sopra le righe…

url-1Di seguito le principali cassanate, anche se tra screzi, litigi e sceneggiate, un solo post potrebbe non essere sufficiente…

BARI

1. Ancora ai tempi del Bari, Cassano fu beccato dalla polizia a circolare in automobile tra le strade del capoluogo pugliese con il solo foglio rosa e senza accompagnatore. In un’altra occasione fu invece fermato perché alla guida di un motorino senza casco.

2. In Under 21, nel marzo del 2001, dopo essere rimasto in panchina nella partita contro la Romania, ebbe un diverbio con l’allenatore Claudio Gentile e il giorno successivo lasciò il ritiro.

ROMA

3. Durante la trasferta di Champions League di Madrid, fu richiamato ufficialmente perché malgrado fosse vietato portare il cellulare a tavola, il suo squillò durante la cena facendo imbestialire Capello.

4. Il 23 febbraio 2003 a Udine venne squalificato per aver ripetutamente insultato l’arbitro Pieri.

5. Nella finale di Coppa Italia del 31 maggio 2003 contro il Milan, espulso dall’arbitro Rosetti, Cassano gli mostrò le corna.

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6. Nella stagione successiva (2003/2004), promise a Capello che in caso di gol nella sfida con la Juventus avrebbe rotto la bandierina del calcio d’angolo. Roma-Juventus 4-0 con doppietta di Cassano…

REAL MADRID

7. Passato al Real Madrid, Cassano ritrovò Capello che tuttavia non prese molto bene l’imitazione durante un pre partita da parte dell’attaccante barese (dicembre 2006) che segnò in pratica la fine della sua avventura spagnola.

SAMPDORIA

8. Approdato alla Sampdoria, il 16 dicembre 2007 era diffidato durante la gara contro la Fiorentina e, ammonito, fu costretto a saltare la tanto attesa sfida contro la sua ex squadra, la Roma. Dopo aver preso il giallo fece una vera e propria sceneggiata scoppiando addirittura in lacrime.

9. Il 2 marzo 2008, contro il Torino, Cassano perse nuovamente la testa quando fu espulso per proteste dall’arbitro Pierpaoli. Il giocatore si tolse la maglietta e minacciò ripetutamente il direttore di gara aspettandolo fuori dal tunnel degli spogliatoi. Cinque giornate di squalifica e multa salatissima.

10. Dopo oltre due anni di tranquillità e dopo aver portato la Sampdoria in Champions League, arrivò la lite col presidente Garrone che segnò praticamente la fine della storia d’amore tra Cassano e il club ligure. Le versioni sull’accaduto sono contrastanti, ma sembra che Garrone volesse che Cassano lo accompagnasse a Sestri Levante per ritirare un premio, ma il giocatore non ne volle sapere. I toni si alzarono fino agli insulti finali di Cassano nei confronti del presidente: “Fanculo! Vecchio di m…(insulti vari mentre rientra nello spogliatoio). Vaff…bocch…(altri insulti, dello stesso tenore, sono stati ascoltati da tifosi e giocatori della Samp).” (Gazzetta)

MILAN

11. Durante la conferenza stampa prima del match contro la Croazia valevole per la fase a gironi di Euro 2012, Cassano parlò così riguardo i gay in nazionale: “Gay in nazionale? Sono problemi loro. Ma spero di no… Me la cavo così, sennò sai gli attacchi da tutte le parti”. Polemiche in questo caso forse troppo eccessive…

INTER

12. Polemiche asprissime con Galliani dopo il suo passaggio all’Inter nello scambio con Pazzini e dopo che il Milan lo aveva aiutato nei suoi problemi cardiaci. “Mi ha preso in giro, promette ma poi non mantiene la parola. Faceva tanto fumo e poco arrosto”

13. Polemiche anche con l’allenatore della Juventus, Antonio Conte, quando nel novembre 2012 dichiarò che alla Juve ci fossero soltanto “soldatini”.

14. L’ultima cassanata lo scorso venerdì, quando Cassano e l’allenatore dell’Inter Stramaccioni sarebbero venuti alle mani.

Ora, non ci resta che vedere cosa ne sarà del futuro di Fantantonio… proseguirà con i nerazzurri (la squadra per cui tifava da bambino) o tornerà alla Sampdoria per terminare la carriera?

@Giacomo_Baresi

Milan e Inter: una rivalità lunga 104 anni. Rivediamo alcune delle partite più belle degli ultimi anni.

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Domenica si disputerà il 212esimo derby in partite ufficiali della città di Milano: una sfida sempre molto attesa dalle due squadre e soprattutto dalle tifoserie. Entrambe arrivano da preziosi successi in Europa, anche se il peso specifico della vittoria rossonera è decisamente maggiore. Inoltre il Milan può puntare sul grande ex Balotelli (che in Champions non è potuto essere in campo), sulla sua freschezza e sulla sua voglia di rivalsa. Per l’Inter invece in campionato c’è bisogno di un risultato positivo per ritornare a sperare nel terzo posto dopo la batosta di Firenze…

Il primo derby della Madonnina si giocò domenica 10 gennaio 1909 e vide la vittoria del Milan sui cugini per 3-2. Un anno dopo però i nerazzurri si vendicarono e rifilarono un pesante 5-0 agli avversari. I derby sono infatti sempre stati piuttosto equilibrati: 75 vittorie del Milan e 75 dell’Inter, con 61 pareggi.

Ripercorriamo quindi alcuni dei derby più spettacolari degli ultimi anni.

1. 11 maggio 2001 – Inter-Milan 0-6 (Comandini, Comandini, Giunti, Shevchenko, Schevchenko, Serginho)

Partiamo dal famosissimo 11 maggio 2001, quando il Milan asfaltò l’Inter con un 6-0 che è rimasto nella storia. Doppiette di Comandini e Shevchenko e gol di Giunti e Serginho per una partita incredibile dove i rossoneri andarono in vantaggio dopo soli 2′ e non lasciarono neppure le briciole agli odiati cugini.

2. 21 febbraio 2004 – Milan-Inter 3-2 (Adriano, C.Zanetti, Tomasson, Kaka, Seedorf)

Altra gioia per i tifosi rossoneri con una rimonta incredibile: l’Inter era avanti 2-0 nel primo tempo grazie ai gol di Adriano e Cristiano Zanetti, ma nella ripresa un black out dei nerazzurri permise al Milan di rientrare in partita con le reti di Tomasson e Kaka nel giro di due minuti. Nel finale un eurogol di Clarence Seedorf regalò i 3 punti ai rossoneri che a fine campionato avrebbero vinto lo Scudetto.

3. 29 agosto 2009 – Milan-Inter 0-4 (Thiago Motta, Milito, Maicon, Stankovic)

Passiamo ora alle vittorie dell’Inter. Questa fu davvero una prova di forza incredibile della squadra che a fine stagione avrebbe conquistato il famoso “Triplete”, contro un Milan costretto in 10 sul 2-0 per l’espulsione di Gattuso. L’Inter di Mourinho dominò la gara giocando un calcio spumeggiante segnando dei gol splendidi (soprattutto quelli di Thiago Motta e Maicon). Da ricordare l’esordio di Sneijder con la maglia nerazzurra.

4. 11 marzo 2007 – Inter-Milan 2-1 (Ronaldo, Cruz, Ibrahimovic)

Ronaldo giocava con la maglia del Milan e, fischiatissimo dai suoi ex tifosi, segnò il gol del vantaggio rossonero con uno splendido sinistro. Nel secondo tempo l’assedio nerazzurro: il neo entrato Cruz mise subito dentro il gol dell’1-1, sfiorando poi un incredibile gol di tacco, alto di pochissimo. Nel finale una zampata del solito Ibrahimovic regalò il successo finale dall’Inter che si vendicò così su Ronaldo!

@Giacomo_Baresi

Chi è stato il miglior numero 10 italiano degli ultimi anni? Baggio, Del Piero, Mancini o Totti?

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Chi è stato il miglior numero 10 italiano degli ultimi 20 anni? Baggio, Del Piero, Mancini o Totti?
In questi giorni impazzano sondaggi sul web e ne parlano le trasmissioni sportive, ma in nessuna circostanza si riesce ad arrivare ad una conclusione unanime.

url-6Cose di questo tipo penso siano piuttosto futili perché la soggettività di tale pensiero è fondamentale… i tifosi juventini voteranno ovviamente per Del Piero, così come tutti i romanisti voteranno per Totti. Io personalmente preferisco Baggio perché quando giocava aveva un’eleganza e un talento innato, essendo inoltre capitano del Brescia che seguivo quando ero adolescente. Mancini invece è forse un gradino sotto gli altri…

url-1Del Piero ha vinto tutto, ma dalla sua ha sempre avuto una squadra di livello eccezionale che lo supportasse. Totti è il terzo marcatore di sempre della storia della Serie A ad un solo gol da Nordahl, e verosimilmente il sorpasso avverrà prima della fine di questo campionato; tuttavia non è mai stato decisivo in Nazionale. La carriera di Baggio è stata invece segnata da gravi infortuni (anche quelle degli altri due, ma sempre di minore entità), ma il giocatore veneto ha vinto il pallone d’oro ed è spesso stato decisivo con la maglia azzurra, soprattutto ai Mondiali.

url-5Dunque, come già anticipato, a ognuno spetta la scelta tra calciatori che a mio parere sul campo si equivalgono. Attaccanti completi, idoli delle curve e patrimonio del calcio italiano.

url-4Ma se Baggio e Del Piero sono sempre stati esempi impeccabili sul campo di gioco, umili, onesti e leali, il motivo per cui Totti non potrà mai essere il migliore è sintetizzato qua sotto…

Lo sputo a Poulsen a Euro 2004

Lo sputo a Poulsen a Euro 2004

@Giacomo_Baresi

Gli eccessi degli allenatori italiani: da Delio Rossi a Trapattoni, passando da Mazzone e Malesani!

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A volte anche gli allenatori perdono la pazienza e si rendono protagonisti di gesti o sfoghi che rimangono nella storia del calcio… e in Italia di personaggi così ne abbiamo molti!

Giovanni Trapattoni ai tempi del Bayern Monaco

Giovanni Trapattoni ai tempi del Bayern Monaco

Delio Rossi è un allenatore che più volte è salito agli onori della cronaca a causa dei suoi eccessi, l’ultimo dei quali il dito medio in Sampdoria-Roma ( http://bit.ly/VdnyjA ).

Il 10 dicembre 2006, quando era alla guida della Lazio, vinse il derby proprio contro la Roma per 3-0 e prima della gara il tecnico romagnolo aveva promesso che in caso di vittoria si sarebbe tuffato nel fontanone del Gianicolo: detto, fatto!
Anche se la leggenda narra che alcuni tifosi giallorossi sapendo della cosa, si sarebbero recati subito dopo la partita proprio alla fontana per svuotare le proprie vesciche e fare un bello scherzato al rivale.

Il tuffo di Delio Rossi nella fontana del Gianicolo

Il tuffo di Delio Rossi nella fontana del Gianicolo

Il 2 maggio 2012 successe invece qualcosa di decisamente più grave: nella partita Fiorentina-Novara, poco dopo la mezz’ora i Viola (allenati appunto da Rossi) erano sotto di due gol. Al 32′ del primo tempo l’allenatore decise di sostituire il giovane serbo Adem Ljajic con Ruben Olivera; una netta bocciatura per il centrocampista che dopo aver rivolto un applauso ironico al proprio tecnico disse pure qualche parola di troppo. Una grave provocazione a cui Delio Rossi non ha saputo resistere: scagliatosi sul proprio giocatore, lo colpì più volte. Subito esonerato dalla Fiorentina, fu squalificato per 3 mesi dal Giudice Sportivo. Un gesto in questo caso assolutamente da condannare, anche se c’è chi difende l’allenatore dicendo che abbia “fatto bene” dando una lezione al giovane giocatore considerato viziato e svogliato.

La corsa di Carlo Mazzone sotto la curva dei tifosi atalantini nel derby Brescia-Atalanta del 30 settembre 2001 è rimasta nella storia del calcio. In vantaggio grazie al solito Baggio, le Rondinelle finirono però il primo tempo sotto per 3-1. Al 30′ della ripresa sempre Baggio riaprì i giochi e il tecnico romano, insultato per tutta partita dai supporter bergamaschi, non stava più nella pelle dalla rabbia. al 47′ il gol del pareggio: su una punizione verso il centro dell’area battuta, neanche a dirlo, dal Divin Codino, la palla non fu toccata da nessuno e si insaccò in rete. Tripletta per Roberto Baggio e tifosi del Brescia in visibilio per aver recuperato lo svantaggio, ma lo spettacolo era sotto la tribuna. Carletto Mazzone corse a suon di “Li mortacci vostra!” sotto lo spicchio riservato ai tifosi atalantini; i dirigenti bresciani cercarono in qualche modo di contenere il vulcanico allenatore che invece proseguì spedito sfogando tutta la sua rabbia. Espulso e squalificato, ma poco importa… quella corsa è rimasta negli annali!

Un altro fatto che fece sorridere è stato il calcio nel sedere rifilato da Silvio Baldini a Domenico Di Carlo il 26 agosto 2007. La partita era Parma-Catania, la prima di campionato, e l’arbitro Stefanini al 39′ del secondo tempo decise di espellere il tecnico del Catania Baldini, troppo agitato in panchina. L’allenatore degli etnei però si attardò rimanendo in campo troppo a lungo per dare indicazioni ai suoi giocatori facendo così innervosire il suo collega. Un vivace scambio di “opinioni” tra i due che gesticolando si sfiorano con le braccia; Di Carlo si allontana verso la propria panchina ma non ha fatto i conti definitivi con Silvio Baldini che gli rifila un calcione nel sedere prima di essere placcato dal quarto uomo…

Passando poi alla “vivace” conferenza stampa di Alberto Malesani ai tempi del Panathinaikos dopo la gara interna pareggiata contro l’Iraklis. L’imbufalito allenatore veneto si sfogò contro tifosi e giornalisti che criticavano in continuazione la squadra malgrado il suo continuo impegno e la sua dedizione al lavoro. Risultato? In due minuti e mezzo pronunciò per 19 volte la parola “cazzo” e una volta la parola “figa” (con tanto di traduzione sottotitolata in greco)… diventando immediatamente l’idolo della Gialappa’s!

Infine, come dimenticare lo sfogo di Giovanni Trapattoni nel 1998 quando era l’allenatore del Bayern Monaco contro il proprio giocatore Thomas Strunz? Il centrocampista tedesco accusò il Trap di essere troppo difensivista. La risposta del tecnico italiano fu piuttosto chiara, anche se, come ben sappiamo, avesse qualche problemino con la lingua tedesca…

@Giacomo_Baresi

Caso Delio Rossi-Burdisso: un disgustoso processo mediatico

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Il caso del dito medio di Delio Rossi all’indirizzo di Burdisso nella partita Sampdoria-Roma di domenica 10 febbraio 2013, terminata 3-1 per i blucerchiati, ha suscitato scalpore nel mondo del calcio. Uno scalpore a mio parere decisamente esagerato per un gesto considerato dai più come diseducativo; ho trovato davvero insopportabili le morali e le lezioni che ho sentito nelle trasmissioni sportive televisive dove giornalisti ed opinionisti condannavano all’unanimità il gesto. Delio Rossi ha in seguito ricevuto una multa da parte della società genovese che andrà devoluta interamente in beneficenza all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova, ma questa punizione inflitta dalla dirigenza sampdoriana sembra essere solamente “di facciata” per non suscitare ulteriori polemiche.

url-1Il Giudice Sportivo ha inoltre squalificato l’allenatore per due giornate (salterà Napoli e Chievo) che dal canto suo si è poi pubblicamente scusato per il suo eccesso sottolineando il fatto che lui reagisce solo se provocato. “Totti e De Rossi sanno quello che è successo…” è stato il commento a caldo dell’ex tecnico della Lazio e probabilmente c’era ancora più di qualche ruggine con i giallorossi. Stando alle parole dei testimoni, Burdisso avrebbe urlato a Rossi “Siediti testa di cazzo!”. Forse esagerato il dito medio dell’allenatore che avrebbe potuto sorvolare saggiamente sull’episodio e invece si è fatto prendere dalla foga del momento mandando a quel paese in maniera eclatante il difensore argentino: con decine di telecamere puntate sul campo di gioco era un gesto obiettivamente evitabile. Ma la cosa che mi fa imbestialire è il processo mediatico che si è creato e che Delio Rossi ha subito quando su tutti i campi di calcio, dalla Serie A alla Terza Categoria, alle categorie giovanili si sentono pesantissimi insulti e se ne dicono e se ne fanno di tutti i colori. Il tecnico della Samp dopo il caso Ljajic dello scorso anno alla Fiorentina è risultato quindi recidivo, ma non paragonerei assolutamente i due avvenimenti come è stato fatto: a differenza del primo, sul secondo si può sorvolare dato che non mi sembra un gesto proprio così eclatante. Assolutamente giusta la squalifica, ma ripeto, il processo mediatico subìto da giornalisti e opinionisti populisti che cercano in tutti i modi di dissociarsi da questo gesto considerato scandaloso e deplorevole è davvero vomitevole. Per non parlare delle parole di Daniele De Rossi a fine partita: “Delio Rossi è sempre sopra le righe. Ha quasi 60 anni e fa cose assurde. Tra l’altro, viene da precedenti non felicissimi. Non mi piace chi fa queste sceneggiate, e’ imbarazzante, chi si erge a paladino dalla giustizia e poi esce incitando la curva”.

Ma ci rendiamo conto da che pulpito viene la predica???

Da un giocatore che in quasi 10 anni di carriera ad alti livelli si è reso più volte protagonista di gesti indegni. Partendo dalla gomitata ad un giocatore statunitense in Italia-Usa al Mondiale di Germania 2006 (costatogli 4 turni di squalifica), alla gomitata in faccia ad un giocatore dello Shakthar nella Champions League 2011, fino all’ultimo pugno rifilato al capitano della Lazio Stefano Mauri nel derby dello scorso novembre (3 giornate di squalifica).

Delio Rossi il giorno della presentazione alla Sampdoria

Delio Rossi il giorno della presentazione alla Sampdoria

“Un allenatore deve riuscire a reggere la pressione psicologica, e Delio Rossi non lo sa fare.” Ho sentito spesso anche questa frase… Delio Rossi è un allenatore che mette anima e corpo nel suo lavoro, puntando molto sul gruppo, ed è una figura davvero carismatica: un vero e proprio leader che talvolta però incappa in qualche scivolone.

Ma il calcio è bello anche per la presenza di personaggi come lui…

@Giacomo_Baresi

Apard Weisz: dagli Scudetti con Inter e Bologna alla morte ad Auschwitz

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Stasera si giocherà il quarto di finale di Coppa Italia tra Inter e Bologna che deciderà la terza semifinalista che andrà ad aggiungersi a Lazio e Juventus e attenderà la vincente tra Fiorentina e Roma per giocarsi l’accesso alla finale. Ma Inter-Bologna non sarà una semplice partita, perché sarà il match nel quale verrà ricordato Arpad Weisz, nome probabilmente sconosciuto ai più. I giocatori entreranno in campo con una maglietta per dimostrare che le due squadre non lo hanno però dimenticato…

Árpád Weisz

Árpád Weisz

Ma chi era Apard Weisz?
Weisz nacque a Salt in Ungheria nel lontano 1896 ed era figlio di due ebrei ungheresi. Iniziò la sua carriera da calciatore giocando del Törekves in patria e nel Maccabi Brno in Cecoslovacchia prima di emigrare in Italia indossando tra il 1924 e il 1926 le casacche di Alessandria e Inter. Partecipò pure ai Giochi Olimpici di Parigi del 1924 con l’Ungheria. Una volta terminata la propria carriera da atleta nel 1926, divenne allenatore dell’Ambrosiana (l’Inter) e la portò alla vittoria del primo campionato a girone unico nel 1930. Fu colui che scoprì il talento di Giuseppe Meazza, uno dei più grandi calciatori italiani della storia. Passato al Bologna negli anni seguenti, condusse i felsinei al successo nel 1936 e nel 1937, vincendo anche il Torneo Internazionale dell’Esposizione Universale di Parigi contro il Chelsea.

La maglietta con cui entreranno in campo le due squadre

La maglietta con cui entreranno in campo le due squadre

Ma la carriera italiana di Weisz si interruppe clamorosamente nel 1938 quando a causa delle leggi razziali introdotte in quegli anni fu licenziato dal Bologna e fu costretto ad abbandonare l’Italia. Trovò asilo in Olanda, a Dordrecht, dove allenò con ottimi risultati la squadra locale. Ma l’occupazione dei Paesi Bassi da parte della Germania nazista fu un duro colpo per gli ebrei: Weisz e famiglia furono arrestati il 7 agosto 1942 e trasferiti in alcuni campi di lavoro. La moglie e i due figli furono subito uccisi nelle camere a gas, mentre lui trovò la morte ad Auschwitz il 31 gennaio del 1944.

La targa commemorativa allo Stadio Giuseppe Meazza

La targa commemorativa allo Stadio Giuseppe Meazza

Negli ultimi anni le due società in cui è stato protagonista, Inter e Bologna, hanno deciso di rendergli omaggio (forse con un po’ troppo ritardo) con delle targhe commemorative: una sotto la torre dello Stadio Renato Dall’Ara e una allo Stadio Giuseppe Meazza.

@Giacomo_Baresi

Gabriel Omar Batistuta: quel mix di potenza, tecnica e precisione che fece inchinare l’Europa

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Gabriel Omar Batistuta è stato indubbiamente uno dei centravanti più forti ed amati degli anni ’90 e dell’inizio degli anni 2000; attualmente è parte dello staff tecnico della nazionale argentina e del Colon di Santa Fè, ma recentemente è tornato sotto la luce dei riflettori per alcuni fatti extra calcistici. Forte di testa, potente e preciso di piede ma allo stesso tempo elegante, era uno degli attaccanti più pericolosi e completi nel panorama internazionale del tempo. Con 184 gol, è al decimo posto della classifica dei marcatori di tutti i tempi della Serie A.

Batigol, come era soprannominato, nacque ad Avellaneda nel 1969 e iniziò la sua carriera da professionista in Argentina con la maglia dei Newell’s Old Boys, dove giocò nel settore giovanile ed esordì in prima squadra nella stagione 1988/1989. L’anno seguente venne acquistato dal più blasonato River Plate dove in una stagione mise a segno 3 reti in 19 presenze. Ma la stagione della consacrazione definitiva per il bomber fu quella seguente, quando passò ai rivali del Boca Juniors (fu uno dei pochi che in carriera ha vestito le maglie di entrambe le squadre), realizzò 13 gol e si fece notare dai più grandi club europei. La più lesta fu la Fiorentina che nell’estate del 1991 si assicurò le prestazioni del giovane centravanti argentino. Intanto, pure a livello internazionale Batistuta stava iniziando a farsi valere: fu protagonista della vittoria della Copa America del 1991 (dove fu capocannoniere) e del 1993.

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Le prime due stagioni a Firenze furono abbastanza prolifiche per il possente centravanti che tra campionato e Coppa Italia mise a segno rispettivamente 14 e 19 gol. La retrocessione in Serie B dei gigliati non compromise la permanenza dell’attaccante in Toscana che contribuì con 21 reti alla promozione immediata nella massima serie. La stagione 1994/1995 fu quella della definitiva consacrazione per il Re Leone che grazie ai suoi 26 gol in campionato vinse il titolo di capocannoniere. Non solo: l’anno seguente la Fiorentina vinse la Coppa Italia e partecipò alla Coppa delle Coppe.

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

I Viola erano diventati ormai una splendida realtà nel campionato più bello del mondo e grazie al terzo posto della stagione 1998/1999 si qualificarono per la Champions League. Per capitan Batistuta era un sogno che si avverava quello di portare la sua Fiorentina sui palcoscenici più importanti d’Europa: dopo aver superato agevolmente il turno preliminare, il girone eliminatorio vide i Viola impegnati contro Barcellona, Arsenal e Aik Stoccolma. Grazie ad un pirotecnico 3-3 all’ultima giornata contro i blaugrana, Batigol e compagni ottennero il secondo posto nel girone e la qualificazione al turno successivo. Da ricordare in quella partita uno strepitoso gol in rovesciata da fuori area del centrocampista Mauro Bressan. Ma la vittoria più importante fu quella in casa dell’Arsenal a Wembley firmata proprio da Batisuta. Nel girone successivo però Manchester United e Valencia furono troppo forti per i toscani che dovettero cedere e vennero eliminati.

Per Batigol giunse il momento di dire la parola fine alla sua avventura in maglia viola e accettò l’offerta della Roma che intendeva rispondere a tono al successo della Lazio nel campionato 1999/2000. Grazie al tridente composto da Totti, Montella e Batistuta, i giallorossi nella primavera del 2001 vinsero il loro terzo Scudetto trascinati dai gol dei propri campioni. Fu l’ultima stagione giocata ad altissimo livello per Batistuta che segnò 20 reti in campionato e ottenne finalmente il successo più ambito: quello del campionato italiano. Le due stagioni seguenti furono molto difficili per l’attaccante che iniziava ad avere 33 anni. Nel gennaio del 2003 passò all’Inter, mentre nei due anni successivi si trasferì a svernare nell’Al-Arabi, in Qatar. Una carriera straordinaria quella di Batistuta, la cui unica pecca è stata a mio parere quella di non essere riuscito a sfondare con continuità a livello europeo, perchè per quel poco che ha fatto vedere è stato davvero incontenibile.

Batistuta con la maglia della Roma

Batistuta con la maglia della Roma

Qualche anno dopo (estate 2011) arrivarono dall’Argentina preoccupanti notizie sullo stato di salute del centravanti: le sue ginocchia sarebbero a pezzi e secondo alcuni non riuscirebbe a stare in piedi per più di mezz’ora. Una situazione allarmante causata dalle numerose infiltrazioni per recuperare dagli infortuni subiti in carriera. Il tutto però è stato in seguito smentito dal medico personale di Batistuta.

L’ultima notizia arrivata su Batigol invece è decisamente recente (dicembre 2012): dei truffatori si avvicinarono all’ex attaccante per farsi firmare un autografo che in realtà era una cambiale da circa 65 mila euro. Tuttavia sono stati presto scoperti e il pagamento è subito stato bloccato.

@Giacomo_Baresi

Portieri goleador: passando da Rampulla a Taibi e da Amelia a Ballotta!

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Un gol da parte di un portiere non è sicuramente cosa di tutti i giorni. In molti hanno “piedi buoni” (come dimenticare i sudamericani Rogerio Ceni e Chilavert, rispettivamente autori di 101 e 62 reti in carriera), ma un conto è per un estremo difensore segnare su calcio piazzato (rigore o punizione che sia), un altro è segnare su azione.

L’esultanza di Massimo Taibi dopo il gol all’Udinese

In Serie A è successo solo in due occasioni e gli eroi di giornata furono Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi. In Europa invece l’unico italiano a riuscirci è stato Marco Amelia. Una nota speciale infine sarà dedicata a Marco Ballotta che, dopo una carriera passata a difendere le porte di mezza Italia, è sceso a fare il centravanti tra i dilettanti. Una curiosità: gli unici due portieri ad avere segnato nel massimo campionato, sono entrambi siciliani.

Michelangelo Rampulla nella stagione 1991/1992 con la maglia della Cremonese

Michelangelo Rampulla fu il primo a riuscire nell’impresa: era il 23 febbraio del 1992 e militava nella Cremonese, squadra dal rendimento altalenante che in quegli anni continuava a passare dalla Serie A alla Serie B. Durante Atalanta-Cremonese, i padroni di casa erano avanti 1-0 grazie alla rete di Bianchezi, ma al 92′ non fecero i conti con l’estremo difensore ospite che sbucò in mezzo all’area trafiggendo di testa il collega avversario sugli sviluppi di un calcio di punizione. Tutto ciò non servi però alla sua squadra per evitare la retrocessione a fine stagione, ma Rampulla fu chiamato dalla Juventus, dove rimase per ben 10 anni.

Nove anni dopo invece la giornata di gloria fu tutta per Massimo Taibi. Dopo un disastroso inizio di stagione con la maglia del Manchester United (4 presenze e 11 gol subiti), venne acquistato dalla Reggina nel mercato di gennaio. Diventato capitano, un anno dopo fu autore del gol che permette alla sua squadra di pareggiare il vantaggio dell’Udinese. Era il 1° aprile 2001 quando con la forza della disperazione salì nell’area avversaria per provare il tutto per tutto. Dopo che un suo colpo di testa fu deviato in calcio d’angolo, al secondo tentativo Taibi segnò con un’incornata degna dei migliori bomber. Il Granillo era in delirio per il pareggio. Ma anche questa volta l’impresa non servì per evitare la retrocessione a fine stagione.

Marco Amelia fu invece il primo italiano a segnare in Europa. Il 2 novembre 2006 il Livorno era impegnato a Belgrado per una partita di Coppa Uefa; sempre il solito copione: squadra in svantaggio e portiere nell’area avversaria per provare disperatamente a cercare il pareggio. In questo caso la rete (sempre di testa) è stata meno “pulita” rispetto alle due precedenti a causa della deviazione del portiere avversario, ma ciò non toglie ovviamente che il gol è da assegnare ad Amelia.

Infine mi sento in dovere di citare il mitico Marco Ballotta. Classe ’64, ha giocato in Serie A fino all’età di 44 anni e ha pure vinto uno Scudetto con la Lazio nel 2000 e 3 volte la Coppa Italia. A livello internazionale nel suo palmarès possiamo trovare due Coppa delle Coppe e due Supercoppa Uefa. Lui non ha mai segnato nella massima serie, ma dopo il ritiro dal calcio professionistico si è accasato in una squadra di Prima Categoria: il Calcara Samoggia. Dopo aver iniziato la stagione ovviamente da portiere, si è reinventato centravanti. Risultato? 24 reti in 37 presenze, un vero e proprio bomber! Nell’estate del 2011 cambiò ancora squadra per approdare al San Cesareo. In quella circostanza giocò tutta la stagione tra i pali. Ma da vero e proprio jolly, per necessità, fu costretto a giocare una partita in attacco e ovviamente fu autore di un gol!

Marco Ballotta tra i pali con la maglia della Lazio

@Giacomo_Baresi

Destro, che ingenuità! Già ammonito, viene espulso per essersi tolto la maglietta dopo il suo primo gol con la maglia della Roma

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Dopo una grandissima annata a Siena, Mattia Destro è stato acquistato dalla Roma in estate. Un inizio di stagione difficile per il giovane attaccante marchigiano che ha faticato a trovare spazio e a incidere come lo scorso anno.

Mattia Destro con la maglia della Roma

In Roma-Palermo, Destro entra in campo al 73′ del secondo tempo sul risultato di 3-0.
La grande occasione per uscire dal momento difficile in cui è sprofondato dato che il Palermo è ormai allo sbaraglio. Al 77′ il giocatore commette un fallo a centrocampo e viene ammonito dall’arbitro. Un minuto dopo scatta sul filo del fuorigioco su assist di Lamela e segna il gol del 4-0. Il primo gol in campionato con la maglia della Roma che lo potrebbe sbloccare anche mentalmente.
Ma per esultare cosa fa?
Inizialmente si toglie quasi totalmente la maglietta, poi si accorge di essere già ammonito e se l’appoggia sulla testa. Il regolamento parla chiaro: se un giocatore si toglie la maglia o si copre la testa con la maglia dev’essere ammonito.
I giocatori della Roma cercano di coprire il compagno festeggiando in gruppo tutti assieme intanto che Destro si infila nuovamente la maglietta. Ma l’arbitro De Marco ha visto tutto e non può non ammonire per la seconda volta il giocatore e sventolargli in faccia il cartellino rosso.

L’arbitro ha messo in pratica in maniera perfetta il regolamento. Nel pomeriggio l’attaccante del Torino Sansone aveva segnato il gol del 1-1 a Napoli festeggiando coprendosi la testa con la maglia. Ammonito anche lui. Quindi non voglio assolutamente sentire che il direttore di gara è stato troppo fiscale come ho sentito in qualche trasmissione televisiva. L’arbitro ha messo semplicemente in pratica il regolamento. E’ il giocatore che non doveva esultare in quella maniera sapendo di essere già ammonito. Si era dimenticato? Peggio per lui, si becca il cartellino rosso…

Zeman non sarà sicuramente molto felice per l’accaduto, anche perché la prossima settimana per la Roma c’è il derby. Io se fossi un allenatore multerei tutti i giocatori che si fanno ammonire per l’esultanza, è una cosa che proprio non sopporto.

Per Destro questa sciocchezza non ci voleva assolutamente… il gol avrebbe potuto ridargli morale, invece l’espulsione l’ha ricacciato sotto terra. Mi spiace per lui, ma se l’è cercata…

@Giacomo_Baresi