Johnatan: da “nuovo Maicon” a “bidone” per l’Inter di Stramaccioni

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Il povero Johnatan, centrocampista/difensore esterno dell’Inter, sembra ormai essere diventato la barzelletta della Serie A. Dopo essere entrato nella storia per aver clamorosamente sbagliato un gol a porta vuota nella sfida di qualche mese fa al Friuli contro l’Udinese (il classico gol della serie “questo lo segnavo anch’io”), il brasiliano si è reso protagonista in negativo anche nella sfida contro la Sampdoria.
Presentato dal Brasile come “il nuovo Maicon”, sembra invece essere un vero e proprio “bidone”, quelli che fino a una decina di anni fa l’Inter acquistava a ripetizione e che hanno ricominciato a farsi vivi dalle parti di Appiano Gentile a partire dal dopo Mourinho.

Dopo 10′ dall’inizio della sfida e dopo qualche clamoroso e goffo scivolone, ha chiesto alla panchina di poter cambiare le scarpette, passando a quelle con 13 tacchetti. Una volta sostituite è andata addirittura peggio: caduto due volte nel pieno della propria area di rigore, ha addirittura servito un invitante pallone al centravanti sampdoriano Mauro Icardi, che per fortuna dell’Inter non è poi riuscito a concretizzare l’azione. Schernito e sbeffeggiato da tutto il web, è stato addirittura paragonato al famoso Johnny dell’anime giapponese “Johnny, è quasi magia”. Nelle pagelle del quotidiano “il Giornale”, il voto attribuitogli è addirittura di 3,5.

Sostituito nel secondo tempo da Silvestre, continuo a non capacitarmi come un giocatore di Serie A possa dopo soli 10′ chiedere alla panchina di cambiare le scarpe. I calciatori si scaldano per oltre mezz’ora sul terreno di gioco prima della partita e se fossi un allenatore sarei imbufalito nel vedere una scena del genere. Come ha suggerito Ilario Castagner durante il commento tecnico della sfida su Premium, si potrebbe perfino arrivare a dare delle multe, perchè è davvero paradossale come situazione…

url-13Insomma, Johnatan non sembra proprio essere all’altezza della Serie A; inquadrato poi dalle telecamere negli spogliatoi senza maglietta, ha esibito un fisico non proprio degno di un calciatore di alto livello…

Johnatan negli spogliatoi dopo la partita contro la Sampdoria

Johnatan negli spogliatoi dopo la partita contro la Sampdoria

@Giacomo_Baresi

Invasioni di campo. Calcio, tennis, rugby, atletica e Formula 1: nessuno sport ne è esente!

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Nel match del campionato svizzero di domenica scorsa tra Thun e Zurigo, per la cronaca terminato 4-0 per gli ospiti, un simpatico invasore ha deciso di creare scompiglio entrando ripetutamente in campo e sfuggendo a più riprese ai tentativi di “placcaggio” dei giocatori: una martora, un piccolo mammifero che è parente stretto della più nota faina. Dopo qualche minuto finalmente un giocatore dello Zurigo, Loris Benito, riesce nell’impresa di fermare l’animaletto con uno spettacolare tuffo, ma viene morso ed è costretto a ricorrere alle medicazioni del proprio medico; poi finalmente il portiere Davide Da Costa blocca definitivamente l’invasore e, grazie anche all’aiuto dei guanti, evita spiacevoli sorprese accompagnandolo fuori…

Tra gli invasori più famosi degli ultimi anni, non si può dimenticare Jimmy Jump, un catalano che si è reso protagonista di innumerevoli invasioni di campo di diversi sport: iniziando dalla finale di Euro 2004 tra Portogallo e Grecia, quando lanciò una bandiera del Barcellona a Luis Figo, al tempo centrocampista del Real Madrid. Spesso non inquadrato dalle telecamere, Jimmy Jump è l’incubo di ogni sportivo: in Spagna lo ricordano per un’invasione durante Real Madrid-Barcellona del 2005 e nella semifinale di Champions League 2005/2006 tra Villareal ed Arsenal.

url-1Pure il tennis non fu immune: fece infatti irruzione di campo nel corso della finale del Roland Garros del 2009 mentre si stavano sfidando Federer e Söderling, creando qualche minuto di scompiglio. Anche nel rugby se lo ricordano bene… e precisamente per la sua invasione durante la finale della Coppa del Mondo tra Sudafrica ed Inghilterra nel 2007, quando entrò in campo ad iniziò del secondo tempo. Un vero e proprio disturbatore insomma, che ha fatto del suo hobby una specie di lavoro perché in molti hanno chiesto di sponsorizzare qualcosa durante le sue invasioni… probabilmente gli servivano soldi per pagare le multe prese! Caratteristica inconfondibile: il cappellino rosso che spesso ha cercato di mettere in testa alle sue vittime!

In Italia invece tutti ricorderanno sicuramente “il Falco”, il pescarese Mario Ferri, che indossa ad ogni invasione la sua celebre maglia di Superman: il suo esordio in Sampdoria-Napoli del 2010, gara che regalò i preliminari di Champions League ai blucerchiati, quando entrò in campo nel bel mezzo della sfida del Ferraris con una maglietta che invocava la convocazione di Antonio Cassano in nazionale per i Mondiali in Sudafrica… ma Lippi non lo ascoltò! Altre invasioni che si ricordano sono quella nella semifinale del Mondiale 2010 tra Germania e Spagna e nella finale del Mondiale per Club dello stesso anno tra Inter e Mazembe.

Infine il più folle degli invasori è sicuramente l’irlandese Cornelius Horan, prete e fanatico religioso (con qualche problema psichiatrico): le sue invasioni più famose sono quella del 20 luglio 2003 durante il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone dove rischiò la vita entrando nel bel mezzo della pista. Fortunatamente le monoposto riuscirono a schivarlo. E soprattutto la meschina invasione durante la maratona olimpica di Atene 2004, vinta da Stefano Baldini, quando a pochi chilometri dalla fine della gara si avventò addosso al brasiliano Vanderlei de Lima che in quel momento era in testa. Aiutato da uno spettatore greco, de Lima riuscì a riprendere la corsa e concluse la gara al terzo posto.

@Giacomo_Baresi

Gli infortuni più drammatici: da Ronaldo a Eduardo, passando da Cissé e dallo sfortunato Lanzinger

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Le immagini del bruttissimo e violentissimo fallo di Valentian Eysseric, giocatore del Nizza, ai danni di Jeremy Clément, centrocampista del Saint Etienne, hanno fatto nelle scorse ore il giro del mondo. Un intervento decisamente sconsiderato che ha in pratica spezzato la caviglia destra del malcapitato che rischia di non poter più continuare a giocare a calcio. Per Eysseric, dopo l’espulsione diretta, sono previste ben 11 giornate di squalifica: il giocatore si è reso conto del suo folle gesto, ma ormai è troppo tardi… le sue scuse potrebbero non bastare.

Questo fallo mi ha riportato alla mente alcuni tra i più tragici e impressionanti infortuni che lo sport, nel suo lato negativo, mi ha mostrato in questi ultimi anni.

Il primo è il terribile fallo di Martin Taylor, difensore del Birmingham, nel match di Premier League del 2008 contro l’Arsenal del povero Eduardo (brasiliano di passaporto croato). Un intervento assassino (tra l’altro dopo pochissimi istanti dal fischio d’inizio) di Taylor che causò una frattura scomposta della tibia dell’attaccante dei Gunners. Immagini drammatiche, ma fortunatamente il giocatore è poi riuscito dopo qualche mese a tornare a giocare a pallone.

Birmingham City's Taylor tackles Arsenal's Eduardo Da Silva during their English Premier League soccer match at St Andrews in BirminghamLa vendetta di Roy Keane, storico capitano del Manchester United, nei confronti del norvegese Alf-Inge Håland, ex giocatore di Leeds e Manchester City. La rivalità tra i due non era di certo una novità: quando Håland giocava nel Leeds, nel 1997, con un intervento causò un grave infortunio al giocatore irlandese che si ruppe il legamento crociato. Håland invitò Keane a rialzarsi, facendo intendere che l’infortunio non sussistesse e Keane dal canto suo se ne ricordò bene: tre anni e mezzo dopo, durante un derby tra United e City, decise di vendicarsi con un terribile fallo intenzionale e di rara cattiveria sul difensore norvegese. Ginocchio spezzato e carriera finita.

Tutti gli appassionati di calcio avranno sicuramente ancora negli occhi le immagini del grave infortunio di Ronaldo quando vestiva la maglia dell’Inter; il giocatore, infortunatosi oltre sei mesi prima nel match contro il Lecce (lesione del tendine rotuleo), era pronto al rientro nella finale d’andata di Coppa Italia contro la Lazio il 12 aprile 2000. Dopo soli 6 minuti dal suo ingresso in campo, mentre affrontava con un doppio passo la difesa biancoceleste, il ginocchio cedette nuovamente e il tendine si ruppe definitivamente. Immagini drammatiche soprattutto per le urla di dolore del Fenomeno che con la maglia nerazzurra non riuscì più a togliersi alcuna soddisfazione.

Uno dei più sfortunati è stato sicuramente il centravanti francese Djibril Cissé, perché si è rotto per ben due volte in 2 anni e mezzo tibia e perone. Nell’ottobre 2004, quando giocava nel Liverpool, si fratturò le ossa della gamba sinistra dopo uno scontro con James McEveley, difensore dei Blackburn Rovers (6 mesi di stop). Nel maggio 2006 invece, indossando la maglia della nazionale francese in un’amichevole contro la Cina in preparazione al Mondiale, in uno scontro con il capitano cinese Zheng Zhi, si fratturò tibia e perone della gamba destra. La sua carriera fortunatamente però anche in questo caso riprese e ricordiamo Cissé come uno dei giocatori più originali del mondo del calcio…

cisse

Infine, uno degli infortuni più drammatici che ricordo arriva dal mondo dello sci e il protagonista è lo sfortunato austriaco Matthias Lanzinger. Il 2 marzo lo sciatore prese il via del supergigante di Kvitfel, Norvegia, e, dopo una caduta, lo sci non gli si staccò dallo scarpone. Il risultato fu che la sua gamba sinistra continuò a torcersi in maniera incredibile su sé stessa, causando una frattura multipla dettata dalle numerose distorsioni subite. Trasportato non senza qualche problema in elicottero all’ospedale di Oslo (l’atleta in seguito farà causa alla Fis per i ritardi dei soccorsi), dopo 3 giorni i medici furono costretti ad amputargli la gamba sinistra sotto il ginocchio perché la circolazione sanguigna non era stata ripristinata. Lanzinger iniziò in seguito una breve carriera da commentatore, prima di buttarsi nello sci per disabili e ora lo aspettiamo ai Giochi Paralimpici di Soci nel 2014…

@Giacomo_Baresi

Antonio Cassano: oltre 10 anni di “cassanate”!

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Le famose “cassanate” del fantasista barese Antonio Cassano iniziarono alla Roma, quando sulla panchina giallorossa c’era Fabio Capello che coniò proprio quel termine. Il rapporto con il tecnico friulano fu di amore-odio (un po’ come quello tra Mancini e Balotelli, per intenderci) perché l’allenatore vedeva nel talento di Bari vecchia un vero e proprio fuoriclasse che però non era supportato da un comportamento adeguato. Col tempo e con il passare degli anni, Cassano sembrò maturare anche grazie al matrimonio con Carolina Marcialis e alla nascita del suo primogenito, ma purtroppo, dopo un periodo che possiamo definire di stabilità alla Sampdoria, la rottura con Garrone e l’approdo a Milano ci hanno restituito un giocatore spesso nervoso e sopra le righe…

url-1Di seguito le principali cassanate, anche se tra screzi, litigi e sceneggiate, un solo post potrebbe non essere sufficiente…

BARI

1. Ancora ai tempi del Bari, Cassano fu beccato dalla polizia a circolare in automobile tra le strade del capoluogo pugliese con il solo foglio rosa e senza accompagnatore. In un’altra occasione fu invece fermato perché alla guida di un motorino senza casco.

2. In Under 21, nel marzo del 2001, dopo essere rimasto in panchina nella partita contro la Romania, ebbe un diverbio con l’allenatore Claudio Gentile e il giorno successivo lasciò il ritiro.

ROMA

3. Durante la trasferta di Champions League di Madrid, fu richiamato ufficialmente perché malgrado fosse vietato portare il cellulare a tavola, il suo squillò durante la cena facendo imbestialire Capello.

4. Il 23 febbraio 2003 a Udine venne squalificato per aver ripetutamente insultato l’arbitro Pieri.

5. Nella finale di Coppa Italia del 31 maggio 2003 contro il Milan, espulso dall’arbitro Rosetti, Cassano gli mostrò le corna.

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6. Nella stagione successiva (2003/2004), promise a Capello che in caso di gol nella sfida con la Juventus avrebbe rotto la bandierina del calcio d’angolo. Roma-Juventus 4-0 con doppietta di Cassano…

REAL MADRID

7. Passato al Real Madrid, Cassano ritrovò Capello che tuttavia non prese molto bene l’imitazione durante un pre partita da parte dell’attaccante barese (dicembre 2006) che segnò in pratica la fine della sua avventura spagnola.

SAMPDORIA

8. Approdato alla Sampdoria, il 16 dicembre 2007 era diffidato durante la gara contro la Fiorentina e, ammonito, fu costretto a saltare la tanto attesa sfida contro la sua ex squadra, la Roma. Dopo aver preso il giallo fece una vera e propria sceneggiata scoppiando addirittura in lacrime.

9. Il 2 marzo 2008, contro il Torino, Cassano perse nuovamente la testa quando fu espulso per proteste dall’arbitro Pierpaoli. Il giocatore si tolse la maglietta e minacciò ripetutamente il direttore di gara aspettandolo fuori dal tunnel degli spogliatoi. Cinque giornate di squalifica e multa salatissima.

10. Dopo oltre due anni di tranquillità e dopo aver portato la Sampdoria in Champions League, arrivò la lite col presidente Garrone che segnò praticamente la fine della storia d’amore tra Cassano e il club ligure. Le versioni sull’accaduto sono contrastanti, ma sembra che Garrone volesse che Cassano lo accompagnasse a Sestri Levante per ritirare un premio, ma il giocatore non ne volle sapere. I toni si alzarono fino agli insulti finali di Cassano nei confronti del presidente: “Fanculo! Vecchio di m…(insulti vari mentre rientra nello spogliatoio). Vaff…bocch…(altri insulti, dello stesso tenore, sono stati ascoltati da tifosi e giocatori della Samp).” (Gazzetta)

MILAN

11. Durante la conferenza stampa prima del match contro la Croazia valevole per la fase a gironi di Euro 2012, Cassano parlò così riguardo i gay in nazionale: “Gay in nazionale? Sono problemi loro. Ma spero di no… Me la cavo così, sennò sai gli attacchi da tutte le parti”. Polemiche in questo caso forse troppo eccessive…

INTER

12. Polemiche asprissime con Galliani dopo il suo passaggio all’Inter nello scambio con Pazzini e dopo che il Milan lo aveva aiutato nei suoi problemi cardiaci. “Mi ha preso in giro, promette ma poi non mantiene la parola. Faceva tanto fumo e poco arrosto”

13. Polemiche anche con l’allenatore della Juventus, Antonio Conte, quando nel novembre 2012 dichiarò che alla Juve ci fossero soltanto “soldatini”.

14. L’ultima cassanata lo scorso venerdì, quando Cassano e l’allenatore dell’Inter Stramaccioni sarebbero venuti alle mani.

Ora, non ci resta che vedere cosa ne sarà del futuro di Fantantonio… proseguirà con i nerazzurri (la squadra per cui tifava da bambino) o tornerà alla Sampdoria per terminare la carriera?

@Giacomo_Baresi

Milan e Inter: una rivalità lunga 104 anni. Rivediamo alcune delle partite più belle degli ultimi anni.

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Domenica si disputerà il 212esimo derby in partite ufficiali della città di Milano: una sfida sempre molto attesa dalle due squadre e soprattutto dalle tifoserie. Entrambe arrivano da preziosi successi in Europa, anche se il peso specifico della vittoria rossonera è decisamente maggiore. Inoltre il Milan può puntare sul grande ex Balotelli (che in Champions non è potuto essere in campo), sulla sua freschezza e sulla sua voglia di rivalsa. Per l’Inter invece in campionato c’è bisogno di un risultato positivo per ritornare a sperare nel terzo posto dopo la batosta di Firenze…

Il primo derby della Madonnina si giocò domenica 10 gennaio 1909 e vide la vittoria del Milan sui cugini per 3-2. Un anno dopo però i nerazzurri si vendicarono e rifilarono un pesante 5-0 agli avversari. I derby sono infatti sempre stati piuttosto equilibrati: 75 vittorie del Milan e 75 dell’Inter, con 61 pareggi.

Ripercorriamo quindi alcuni dei derby più spettacolari degli ultimi anni.

1. 11 maggio 2001 – Inter-Milan 0-6 (Comandini, Comandini, Giunti, Shevchenko, Schevchenko, Serginho)

Partiamo dal famosissimo 11 maggio 2001, quando il Milan asfaltò l’Inter con un 6-0 che è rimasto nella storia. Doppiette di Comandini e Shevchenko e gol di Giunti e Serginho per una partita incredibile dove i rossoneri andarono in vantaggio dopo soli 2′ e non lasciarono neppure le briciole agli odiati cugini.

2. 21 febbraio 2004 – Milan-Inter 3-2 (Adriano, C.Zanetti, Tomasson, Kaka, Seedorf)

Altra gioia per i tifosi rossoneri con una rimonta incredibile: l’Inter era avanti 2-0 nel primo tempo grazie ai gol di Adriano e Cristiano Zanetti, ma nella ripresa un black out dei nerazzurri permise al Milan di rientrare in partita con le reti di Tomasson e Kaka nel giro di due minuti. Nel finale un eurogol di Clarence Seedorf regalò i 3 punti ai rossoneri che a fine campionato avrebbero vinto lo Scudetto.

3. 29 agosto 2009 – Milan-Inter 0-4 (Thiago Motta, Milito, Maicon, Stankovic)

Passiamo ora alle vittorie dell’Inter. Questa fu davvero una prova di forza incredibile della squadra che a fine stagione avrebbe conquistato il famoso “Triplete”, contro un Milan costretto in 10 sul 2-0 per l’espulsione di Gattuso. L’Inter di Mourinho dominò la gara giocando un calcio spumeggiante segnando dei gol splendidi (soprattutto quelli di Thiago Motta e Maicon). Da ricordare l’esordio di Sneijder con la maglia nerazzurra.

4. 11 marzo 2007 – Inter-Milan 2-1 (Ronaldo, Cruz, Ibrahimovic)

Ronaldo giocava con la maglia del Milan e, fischiatissimo dai suoi ex tifosi, segnò il gol del vantaggio rossonero con uno splendido sinistro. Nel secondo tempo l’assedio nerazzurro: il neo entrato Cruz mise subito dentro il gol dell’1-1, sfiorando poi un incredibile gol di tacco, alto di pochissimo. Nel finale una zampata del solito Ibrahimovic regalò il successo finale dall’Inter che si vendicò così su Ronaldo!

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Chi è stato il miglior numero 10 italiano degli ultimi anni? Baggio, Del Piero, Mancini o Totti?

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Chi è stato il miglior numero 10 italiano degli ultimi 20 anni? Baggio, Del Piero, Mancini o Totti?
In questi giorni impazzano sondaggi sul web e ne parlano le trasmissioni sportive, ma in nessuna circostanza si riesce ad arrivare ad una conclusione unanime.

url-6Cose di questo tipo penso siano piuttosto futili perché la soggettività di tale pensiero è fondamentale… i tifosi juventini voteranno ovviamente per Del Piero, così come tutti i romanisti voteranno per Totti. Io personalmente preferisco Baggio perché quando giocava aveva un’eleganza e un talento innato, essendo inoltre capitano del Brescia che seguivo quando ero adolescente. Mancini invece è forse un gradino sotto gli altri…

url-1Del Piero ha vinto tutto, ma dalla sua ha sempre avuto una squadra di livello eccezionale che lo supportasse. Totti è il terzo marcatore di sempre della storia della Serie A ad un solo gol da Nordahl, e verosimilmente il sorpasso avverrà prima della fine di questo campionato; tuttavia non è mai stato decisivo in Nazionale. La carriera di Baggio è stata invece segnata da gravi infortuni (anche quelle degli altri due, ma sempre di minore entità), ma il giocatore veneto ha vinto il pallone d’oro ed è spesso stato decisivo con la maglia azzurra, soprattutto ai Mondiali.

url-5Dunque, come già anticipato, a ognuno spetta la scelta tra calciatori che a mio parere sul campo si equivalgono. Attaccanti completi, idoli delle curve e patrimonio del calcio italiano.

url-4Ma se Baggio e Del Piero sono sempre stati esempi impeccabili sul campo di gioco, umili, onesti e leali, il motivo per cui Totti non potrà mai essere il migliore è sintetizzato qua sotto…

Lo sputo a Poulsen a Euro 2004

Lo sputo a Poulsen a Euro 2004

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Gli eccessi degli allenatori italiani: da Delio Rossi a Trapattoni, passando da Mazzone e Malesani!

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A volte anche gli allenatori perdono la pazienza e si rendono protagonisti di gesti o sfoghi che rimangono nella storia del calcio… e in Italia di personaggi così ne abbiamo molti!

Giovanni Trapattoni ai tempi del Bayern Monaco

Giovanni Trapattoni ai tempi del Bayern Monaco

Delio Rossi è un allenatore che più volte è salito agli onori della cronaca a causa dei suoi eccessi, l’ultimo dei quali il dito medio in Sampdoria-Roma ( http://bit.ly/VdnyjA ).

Il 10 dicembre 2006, quando era alla guida della Lazio, vinse il derby proprio contro la Roma per 3-0 e prima della gara il tecnico romagnolo aveva promesso che in caso di vittoria si sarebbe tuffato nel fontanone del Gianicolo: detto, fatto!
Anche se la leggenda narra che alcuni tifosi giallorossi sapendo della cosa, si sarebbero recati subito dopo la partita proprio alla fontana per svuotare le proprie vesciche e fare un bello scherzato al rivale.

Il tuffo di Delio Rossi nella fontana del Gianicolo

Il tuffo di Delio Rossi nella fontana del Gianicolo

Il 2 maggio 2012 successe invece qualcosa di decisamente più grave: nella partita Fiorentina-Novara, poco dopo la mezz’ora i Viola (allenati appunto da Rossi) erano sotto di due gol. Al 32′ del primo tempo l’allenatore decise di sostituire il giovane serbo Adem Ljajic con Ruben Olivera; una netta bocciatura per il centrocampista che dopo aver rivolto un applauso ironico al proprio tecnico disse pure qualche parola di troppo. Una grave provocazione a cui Delio Rossi non ha saputo resistere: scagliatosi sul proprio giocatore, lo colpì più volte. Subito esonerato dalla Fiorentina, fu squalificato per 3 mesi dal Giudice Sportivo. Un gesto in questo caso assolutamente da condannare, anche se c’è chi difende l’allenatore dicendo che abbia “fatto bene” dando una lezione al giovane giocatore considerato viziato e svogliato.

La corsa di Carlo Mazzone sotto la curva dei tifosi atalantini nel derby Brescia-Atalanta del 30 settembre 2001 è rimasta nella storia del calcio. In vantaggio grazie al solito Baggio, le Rondinelle finirono però il primo tempo sotto per 3-1. Al 30′ della ripresa sempre Baggio riaprì i giochi e il tecnico romano, insultato per tutta partita dai supporter bergamaschi, non stava più nella pelle dalla rabbia. al 47′ il gol del pareggio: su una punizione verso il centro dell’area battuta, neanche a dirlo, dal Divin Codino, la palla non fu toccata da nessuno e si insaccò in rete. Tripletta per Roberto Baggio e tifosi del Brescia in visibilio per aver recuperato lo svantaggio, ma lo spettacolo era sotto la tribuna. Carletto Mazzone corse a suon di “Li mortacci vostra!” sotto lo spicchio riservato ai tifosi atalantini; i dirigenti bresciani cercarono in qualche modo di contenere il vulcanico allenatore che invece proseguì spedito sfogando tutta la sua rabbia. Espulso e squalificato, ma poco importa… quella corsa è rimasta negli annali!

Un altro fatto che fece sorridere è stato il calcio nel sedere rifilato da Silvio Baldini a Domenico Di Carlo il 26 agosto 2007. La partita era Parma-Catania, la prima di campionato, e l’arbitro Stefanini al 39′ del secondo tempo decise di espellere il tecnico del Catania Baldini, troppo agitato in panchina. L’allenatore degli etnei però si attardò rimanendo in campo troppo a lungo per dare indicazioni ai suoi giocatori facendo così innervosire il suo collega. Un vivace scambio di “opinioni” tra i due che gesticolando si sfiorano con le braccia; Di Carlo si allontana verso la propria panchina ma non ha fatto i conti definitivi con Silvio Baldini che gli rifila un calcione nel sedere prima di essere placcato dal quarto uomo…

Passando poi alla “vivace” conferenza stampa di Alberto Malesani ai tempi del Panathinaikos dopo la gara interna pareggiata contro l’Iraklis. L’imbufalito allenatore veneto si sfogò contro tifosi e giornalisti che criticavano in continuazione la squadra malgrado il suo continuo impegno e la sua dedizione al lavoro. Risultato? In due minuti e mezzo pronunciò per 19 volte la parola “cazzo” e una volta la parola “figa” (con tanto di traduzione sottotitolata in greco)… diventando immediatamente l’idolo della Gialappa’s!

Infine, come dimenticare lo sfogo di Giovanni Trapattoni nel 1998 quando era l’allenatore del Bayern Monaco contro il proprio giocatore Thomas Strunz? Il centrocampista tedesco accusò il Trap di essere troppo difensivista. La risposta del tecnico italiano fu piuttosto chiara, anche se, come ben sappiamo, avesse qualche problemino con la lingua tedesca…

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Caso Delio Rossi-Burdisso: un disgustoso processo mediatico

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Il caso del dito medio di Delio Rossi all’indirizzo di Burdisso nella partita Sampdoria-Roma di domenica 10 febbraio 2013, terminata 3-1 per i blucerchiati, ha suscitato scalpore nel mondo del calcio. Uno scalpore a mio parere decisamente esagerato per un gesto considerato dai più come diseducativo; ho trovato davvero insopportabili le morali e le lezioni che ho sentito nelle trasmissioni sportive televisive dove giornalisti ed opinionisti condannavano all’unanimità il gesto. Delio Rossi ha in seguito ricevuto una multa da parte della società genovese che andrà devoluta interamente in beneficenza all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova, ma questa punizione inflitta dalla dirigenza sampdoriana sembra essere solamente “di facciata” per non suscitare ulteriori polemiche.

url-1Il Giudice Sportivo ha inoltre squalificato l’allenatore per due giornate (salterà Napoli e Chievo) che dal canto suo si è poi pubblicamente scusato per il suo eccesso sottolineando il fatto che lui reagisce solo se provocato. “Totti e De Rossi sanno quello che è successo…” è stato il commento a caldo dell’ex tecnico della Lazio e probabilmente c’era ancora più di qualche ruggine con i giallorossi. Stando alle parole dei testimoni, Burdisso avrebbe urlato a Rossi “Siediti testa di cazzo!”. Forse esagerato il dito medio dell’allenatore che avrebbe potuto sorvolare saggiamente sull’episodio e invece si è fatto prendere dalla foga del momento mandando a quel paese in maniera eclatante il difensore argentino: con decine di telecamere puntate sul campo di gioco era un gesto obiettivamente evitabile. Ma la cosa che mi fa imbestialire è il processo mediatico che si è creato e che Delio Rossi ha subito quando su tutti i campi di calcio, dalla Serie A alla Terza Categoria, alle categorie giovanili si sentono pesantissimi insulti e se ne dicono e se ne fanno di tutti i colori. Il tecnico della Samp dopo il caso Ljajic dello scorso anno alla Fiorentina è risultato quindi recidivo, ma non paragonerei assolutamente i due avvenimenti come è stato fatto: a differenza del primo, sul secondo si può sorvolare dato che non mi sembra un gesto proprio così eclatante. Assolutamente giusta la squalifica, ma ripeto, il processo mediatico subìto da giornalisti e opinionisti populisti che cercano in tutti i modi di dissociarsi da questo gesto considerato scandaloso e deplorevole è davvero vomitevole. Per non parlare delle parole di Daniele De Rossi a fine partita: “Delio Rossi è sempre sopra le righe. Ha quasi 60 anni e fa cose assurde. Tra l’altro, viene da precedenti non felicissimi. Non mi piace chi fa queste sceneggiate, e’ imbarazzante, chi si erge a paladino dalla giustizia e poi esce incitando la curva”.

Ma ci rendiamo conto da che pulpito viene la predica???

Da un giocatore che in quasi 10 anni di carriera ad alti livelli si è reso più volte protagonista di gesti indegni. Partendo dalla gomitata ad un giocatore statunitense in Italia-Usa al Mondiale di Germania 2006 (costatogli 4 turni di squalifica), alla gomitata in faccia ad un giocatore dello Shakthar nella Champions League 2011, fino all’ultimo pugno rifilato al capitano della Lazio Stefano Mauri nel derby dello scorso novembre (3 giornate di squalifica).

Delio Rossi il giorno della presentazione alla Sampdoria

Delio Rossi il giorno della presentazione alla Sampdoria

“Un allenatore deve riuscire a reggere la pressione psicologica, e Delio Rossi non lo sa fare.” Ho sentito spesso anche questa frase… Delio Rossi è un allenatore che mette anima e corpo nel suo lavoro, puntando molto sul gruppo, ed è una figura davvero carismatica: un vero e proprio leader che talvolta però incappa in qualche scivolone.

Ma il calcio è bello anche per la presenza di personaggi come lui…

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Apard Weisz: dagli Scudetti con Inter e Bologna alla morte ad Auschwitz

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Stasera si giocherà il quarto di finale di Coppa Italia tra Inter e Bologna che deciderà la terza semifinalista che andrà ad aggiungersi a Lazio e Juventus e attenderà la vincente tra Fiorentina e Roma per giocarsi l’accesso alla finale. Ma Inter-Bologna non sarà una semplice partita, perché sarà il match nel quale verrà ricordato Arpad Weisz, nome probabilmente sconosciuto ai più. I giocatori entreranno in campo con una maglietta per dimostrare che le due squadre non lo hanno però dimenticato…

Árpád Weisz

Árpád Weisz

Ma chi era Apard Weisz?
Weisz nacque a Salt in Ungheria nel lontano 1896 ed era figlio di due ebrei ungheresi. Iniziò la sua carriera da calciatore giocando del Törekves in patria e nel Maccabi Brno in Cecoslovacchia prima di emigrare in Italia indossando tra il 1924 e il 1926 le casacche di Alessandria e Inter. Partecipò pure ai Giochi Olimpici di Parigi del 1924 con l’Ungheria. Una volta terminata la propria carriera da atleta nel 1926, divenne allenatore dell’Ambrosiana (l’Inter) e la portò alla vittoria del primo campionato a girone unico nel 1930. Fu colui che scoprì il talento di Giuseppe Meazza, uno dei più grandi calciatori italiani della storia. Passato al Bologna negli anni seguenti, condusse i felsinei al successo nel 1936 e nel 1937, vincendo anche il Torneo Internazionale dell’Esposizione Universale di Parigi contro il Chelsea.

La maglietta con cui entreranno in campo le due squadre

La maglietta con cui entreranno in campo le due squadre

Ma la carriera italiana di Weisz si interruppe clamorosamente nel 1938 quando a causa delle leggi razziali introdotte in quegli anni fu licenziato dal Bologna e fu costretto ad abbandonare l’Italia. Trovò asilo in Olanda, a Dordrecht, dove allenò con ottimi risultati la squadra locale. Ma l’occupazione dei Paesi Bassi da parte della Germania nazista fu un duro colpo per gli ebrei: Weisz e famiglia furono arrestati il 7 agosto 1942 e trasferiti in alcuni campi di lavoro. La moglie e i due figli furono subito uccisi nelle camere a gas, mentre lui trovò la morte ad Auschwitz il 31 gennaio del 1944.

La targa commemorativa allo Stadio Giuseppe Meazza

La targa commemorativa allo Stadio Giuseppe Meazza

Negli ultimi anni le due società in cui è stato protagonista, Inter e Bologna, hanno deciso di rendergli omaggio (forse con un po’ troppo ritardo) con delle targhe commemorative: una sotto la torre dello Stadio Renato Dall’Ara e una allo Stadio Giuseppe Meazza.

@Giacomo_Baresi

League Cup ed FA Cup: perchè l’appeal della Coppa Italia non è come quello delle coppe nazionali inglesi?

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Una cosa che mi ha sempre lasciato di stucco riguardo il calcio inglese è il fatto che gli stadi siano sempre pieni zeppi di tifosi. Ma non lo sono solamente durante le partite di Premier League, ma anche in quelle di Championship (la loro “Serie B”) e nelle categorie inferiori. In Italia, non c’è neppure bisogno di dirlo, solo nei big match quali derby o partite decisive i nostri fatiscenti stadi riescono a registrare il tutto esaurito. Ma in Inghilterra il tutto esaurito viene registrato non solo in campionato, ma anche durante le competizioni europee minori (Europa League) e soprattutto durante le partite di Coppa di Lega e di FA Cup. Infatti non esiste una sola coppa nazionale come avviene in Italia o in Spagna, ma ben due: le vincenti avranno un posto assicurato in Europa.

Lo stadio di Wembley

Lo stadio di Wembley

La Football League Cup vede protagoniste le 92 squadre della Lega inglese, ovvero le squadre che militano nelle prime quattro categorie: Premier League, Championship, League One e League Two. Un po’ come se da noi la Coppa Italia vedesse impegnate le squadre fino alla Seconda Divisione di Lega Pro. Il torneo inizia piuttosto presto per le piccole squadre (già in estate) per arrivare alla finale che solitamente si disputa a febbraio; gli avversari non sono mai da sottovalutare: ne sanno qualcosa l’Arsenal che due anni fa a Wembley perse contro il Birmingham (in seguito retrocesso) e il Liverpool che lo scorso anno dovette aspettare i calci di rigore per avere la meglio sul Cardiff (seconda divisione). La bellezza di questo torneo è l’imprevedibilità: tutti i turni eccetto le semifinali sono a partita unica, seguiti da eventuali supplementari e rigori. La stessa formula della Coppa Italia attuale dopo anni di inutili gare a turno doppio.

La Football League Cup (per motivi di sponsor ribattezzata Capital One Cup)

La Football League Cup (per motivi di sponsor ribattezzata Capital One Cup)

L’altro torneo, la cui vittoria per gli inglesi raggiunge quasi per importanza quella del campionato, è l’FA Cup. Si disputa dal 1872 ed è la manifestazione calcistica più longeva che viene tutt’ora giocata. E’ sostanzialmente la coppa nazionale, paragonabile come importanza teorica alla Coppa Italia. In questo caso l’imprevedibilità della competizione è ancora più accentuato rispetto alla Coppa di Lega poiché non esistono teste di serie: la bellezza di questa competizione sta nel fatto che vi partecipino tutte le squadre inglesi (o meglio, tutte le squadre hanno la facoltà di partecipare). Le piccole squadre iniziano a darsi battaglia in estate, mentre i professionisti scendono in campo in novembre e le grandi squadre ad inizio gennaio. La caratteristica principale dell’FA Cup è che se dopo 90′ le due squadre terminano la sfida in parità, dovrà essere giocato il cosiddetto “Replay”: qualche giorno dopo la partita si disputerà sul campo della squadra che ha giocato la prima partita in trasferta e in caso di ulteriore parità saranno i supplementari e i calci di rigore a decidere la contesa. La finale, in maggio sempre a Wembley, è un evento molto atteso da tutti gli inglesi; nel 2012 fu il Chelsea a trionfare. Chelsea che ha vinto ben 4 delle ultime 6 edizioni della FA Cup.

La FA Cup

La FA Cup

Dal primo all’ultimo turno, le partite delle competizioni nazionali inglesi sono molto sentite. L’opposto rispetto all’Italia ovviamente, dove al primo turno di Coppa Italia troviamo gli spalti deserti. Ma la cosa che dà molto fastidio è che la Coppa Italia sia snobbata in maniera eccessiva dalle squadre italiane che preferiscono in molti casi essere eliminate per non avere impegni ulteriori e potersi concentrare maggiormente sul campionato. In Inghilterra invece le coppe nazionali offrono un’importante vetrina sia per le piccole che per le medie squadre che spesso e volentieri riescono con delle vere e proprie imprese a infiltrarsi tra le grandi superando difficili turni contro squadre decisamente più quotate. Un altro punto fondamentale è che le partite in Inghilterra vengono giocate spesso e volentieri (soprattutto quelle di FA Cup) il sabato al posto delle consuete gare di campionato. Un appeal completamente diverso rispetto alla nostra coppa che trova turni invernali il martedì sera alle 18, dove un lavoratore difficilmente trova il tempo per andare allo stadio. Se provassimo anche noi a giocare durante le feste (come ha sperimentato la Serie B quest’anno giocando a Santo Stefano e il 30 dicembre), la gente probabilmente andrebbe più volentieri allo stadio, esentata dalle preoccupazioni lavorative. Così facendo si potrebbe fare in modo di poter giocare i turni di Coppa Italia durante il week-end e portare migliaia di persone a fare il tifo per la propria squadra pure agli ottavi di finale della competizione, completamente snobbati con questa formula.

Qualche dato sulle ultime partite di Coppa Italia del mese di dicembre (ottavi di finale): Milan-Reggina è stata vista da circa 3500 persone. Inter-Verona da circa 11000 (merito dei migliaia di veronesi accorsi in trasferta soprattutto per motivi non legati al calcio). Lazio-Siena meno di 5000. Parma-Catania circa 2500.

Le finali di FA Cup a Wembley sono viste da una media di 89000 spettatori.

Dagli inglesi abbiamo ancora molto da imparare…

@Giacomo_Baresi