Gabriel Omar Batistuta: quel mix di potenza, tecnica e precisione che fece inchinare l’Europa

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Gabriel Omar Batistuta è stato indubbiamente uno dei centravanti più forti ed amati degli anni ’90 e dell’inizio degli anni 2000; attualmente è parte dello staff tecnico della nazionale argentina e del Colon di Santa Fè, ma recentemente è tornato sotto la luce dei riflettori per alcuni fatti extra calcistici. Forte di testa, potente e preciso di piede ma allo stesso tempo elegante, era uno degli attaccanti più pericolosi e completi nel panorama internazionale del tempo. Con 184 gol, è al decimo posto della classifica dei marcatori di tutti i tempi della Serie A.

Batigol, come era soprannominato, nacque ad Avellaneda nel 1969 e iniziò la sua carriera da professionista in Argentina con la maglia dei Newell’s Old Boys, dove giocò nel settore giovanile ed esordì in prima squadra nella stagione 1988/1989. L’anno seguente venne acquistato dal più blasonato River Plate dove in una stagione mise a segno 3 reti in 19 presenze. Ma la stagione della consacrazione definitiva per il bomber fu quella seguente, quando passò ai rivali del Boca Juniors (fu uno dei pochi che in carriera ha vestito le maglie di entrambe le squadre), realizzò 13 gol e si fece notare dai più grandi club europei. La più lesta fu la Fiorentina che nell’estate del 1991 si assicurò le prestazioni del giovane centravanti argentino. Intanto, pure a livello internazionale Batistuta stava iniziando a farsi valere: fu protagonista della vittoria della Copa America del 1991 (dove fu capocannoniere) e del 1993.

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Le prime due stagioni a Firenze furono abbastanza prolifiche per il possente centravanti che tra campionato e Coppa Italia mise a segno rispettivamente 14 e 19 gol. La retrocessione in Serie B dei gigliati non compromise la permanenza dell’attaccante in Toscana che contribuì con 21 reti alla promozione immediata nella massima serie. La stagione 1994/1995 fu quella della definitiva consacrazione per il Re Leone che grazie ai suoi 26 gol in campionato vinse il titolo di capocannoniere. Non solo: l’anno seguente la Fiorentina vinse la Coppa Italia e partecipò alla Coppa delle Coppe.

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

I Viola erano diventati ormai una splendida realtà nel campionato più bello del mondo e grazie al terzo posto della stagione 1998/1999 si qualificarono per la Champions League. Per capitan Batistuta era un sogno che si avverava quello di portare la sua Fiorentina sui palcoscenici più importanti d’Europa: dopo aver superato agevolmente il turno preliminare, il girone eliminatorio vide i Viola impegnati contro Barcellona, Arsenal e Aik Stoccolma. Grazie ad un pirotecnico 3-3 all’ultima giornata contro i blaugrana, Batigol e compagni ottennero il secondo posto nel girone e la qualificazione al turno successivo. Da ricordare in quella partita uno strepitoso gol in rovesciata da fuori area del centrocampista Mauro Bressan. Ma la vittoria più importante fu quella in casa dell’Arsenal a Wembley firmata proprio da Batisuta. Nel girone successivo però Manchester United e Valencia furono troppo forti per i toscani che dovettero cedere e vennero eliminati.

Per Batigol giunse il momento di dire la parola fine alla sua avventura in maglia viola e accettò l’offerta della Roma che intendeva rispondere a tono al successo della Lazio nel campionato 1999/2000. Grazie al tridente composto da Totti, Montella e Batistuta, i giallorossi nella primavera del 2001 vinsero il loro terzo Scudetto trascinati dai gol dei propri campioni. Fu l’ultima stagione giocata ad altissimo livello per Batistuta che segnò 20 reti in campionato e ottenne finalmente il successo più ambito: quello del campionato italiano. Le due stagioni seguenti furono molto difficili per l’attaccante che iniziava ad avere 33 anni. Nel gennaio del 2003 passò all’Inter, mentre nei due anni successivi si trasferì a svernare nell’Al-Arabi, in Qatar. Una carriera straordinaria quella di Batistuta, la cui unica pecca è stata a mio parere quella di non essere riuscito a sfondare con continuità a livello europeo, perchè per quel poco che ha fatto vedere è stato davvero incontenibile.

Batistuta con la maglia della Roma

Batistuta con la maglia della Roma

Qualche anno dopo (estate 2011) arrivarono dall’Argentina preoccupanti notizie sullo stato di salute del centravanti: le sue ginocchia sarebbero a pezzi e secondo alcuni non riuscirebbe a stare in piedi per più di mezz’ora. Una situazione allarmante causata dalle numerose infiltrazioni per recuperare dagli infortuni subiti in carriera. Il tutto però è stato in seguito smentito dal medico personale di Batistuta.

L’ultima notizia arrivata su Batigol invece è decisamente recente (dicembre 2012): dei truffatori si avvicinarono all’ex attaccante per farsi firmare un autografo che in realtà era una cambiale da circa 65 mila euro. Tuttavia sono stati presto scoperti e il pagamento è subito stato bloccato.

@Giacomo_Baresi

Portieri goleador: passando da Rampulla a Taibi e da Amelia a Ballotta!

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Un gol da parte di un portiere non è sicuramente cosa di tutti i giorni. In molti hanno “piedi buoni” (come dimenticare i sudamericani Rogerio Ceni e Chilavert, rispettivamente autori di 101 e 62 reti in carriera), ma un conto è per un estremo difensore segnare su calcio piazzato (rigore o punizione che sia), un altro è segnare su azione.

L’esultanza di Massimo Taibi dopo il gol all’Udinese

In Serie A è successo solo in due occasioni e gli eroi di giornata furono Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi. In Europa invece l’unico italiano a riuscirci è stato Marco Amelia. Una nota speciale infine sarà dedicata a Marco Ballotta che, dopo una carriera passata a difendere le porte di mezza Italia, è sceso a fare il centravanti tra i dilettanti. Una curiosità: gli unici due portieri ad avere segnato nel massimo campionato, sono entrambi siciliani.

Michelangelo Rampulla nella stagione 1991/1992 con la maglia della Cremonese

Michelangelo Rampulla fu il primo a riuscire nell’impresa: era il 23 febbraio del 1992 e militava nella Cremonese, squadra dal rendimento altalenante che in quegli anni continuava a passare dalla Serie A alla Serie B. Durante Atalanta-Cremonese, i padroni di casa erano avanti 1-0 grazie alla rete di Bianchezi, ma al 92′ non fecero i conti con l’estremo difensore ospite che sbucò in mezzo all’area trafiggendo di testa il collega avversario sugli sviluppi di un calcio di punizione. Tutto ciò non servi però alla sua squadra per evitare la retrocessione a fine stagione, ma Rampulla fu chiamato dalla Juventus, dove rimase per ben 10 anni.

Nove anni dopo invece la giornata di gloria fu tutta per Massimo Taibi. Dopo un disastroso inizio di stagione con la maglia del Manchester United (4 presenze e 11 gol subiti), venne acquistato dalla Reggina nel mercato di gennaio. Diventato capitano, un anno dopo fu autore del gol che permette alla sua squadra di pareggiare il vantaggio dell’Udinese. Era il 1° aprile 2001 quando con la forza della disperazione salì nell’area avversaria per provare il tutto per tutto. Dopo che un suo colpo di testa fu deviato in calcio d’angolo, al secondo tentativo Taibi segnò con un’incornata degna dei migliori bomber. Il Granillo era in delirio per il pareggio. Ma anche questa volta l’impresa non servì per evitare la retrocessione a fine stagione.

Marco Amelia fu invece il primo italiano a segnare in Europa. Il 2 novembre 2006 il Livorno era impegnato a Belgrado per una partita di Coppa Uefa; sempre il solito copione: squadra in svantaggio e portiere nell’area avversaria per provare disperatamente a cercare il pareggio. In questo caso la rete (sempre di testa) è stata meno “pulita” rispetto alle due precedenti a causa della deviazione del portiere avversario, ma ciò non toglie ovviamente che il gol è da assegnare ad Amelia.

Infine mi sento in dovere di citare il mitico Marco Ballotta. Classe ’64, ha giocato in Serie A fino all’età di 44 anni e ha pure vinto uno Scudetto con la Lazio nel 2000 e 3 volte la Coppa Italia. A livello internazionale nel suo palmarès possiamo trovare due Coppa delle Coppe e due Supercoppa Uefa. Lui non ha mai segnato nella massima serie, ma dopo il ritiro dal calcio professionistico si è accasato in una squadra di Prima Categoria: il Calcara Samoggia. Dopo aver iniziato la stagione ovviamente da portiere, si è reinventato centravanti. Risultato? 24 reti in 37 presenze, un vero e proprio bomber! Nell’estate del 2011 cambiò ancora squadra per approdare al San Cesareo. In quella circostanza giocò tutta la stagione tra i pali. Ma da vero e proprio jolly, per necessità, fu costretto a giocare una partita in attacco e ovviamente fu autore di un gol!

Marco Ballotta tra i pali con la maglia della Lazio

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I gol più belli dell’8ª giornata di campionato

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Prima Posizione

Juventus-Napoli 2-0 (Pogba)

Splendido gol del giovane centrocampista bianconero che mette al sicuro il risultato con un preciso e spettacolare tiro al volo di sinistro dal limite dell’area. Coordinazione davvero eccellente!

Seconda Posizione

Lazio-Milan 3-2 (Antonio Candreva)

Altro gol da cineteca per il centrocampista della Lazio Antonio Candreva. Il tiro dalla distanza è il punto forte del giocatore che poco prima del riposo porta la sua squadra sul 2-0 con un tiro teso e potente che non lascia scampo ad Amelia.

Terza Posizione

Inter-Catania 2-0 (Rodrigo Palacio)

Torna al gol Rodrigo Palacio che sfrutta nel migliore dei modi il preciso assist del compagno Milito, addomestica il pallone con la spalla e al volo di sinistro fissa il risultato finale sul 2-0.


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La settimana nera del Bayer Leverkusen

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Correva l’anno 2002 e il Bayer Leverkusen era una delle squadre più forti d’Europa.

Il 2002 fu però un anno sfortunatissimo per le Aspirine, tanto che ricevettero il soprannome di Neverkusen: così come l’Inter di Mourinho nel 2010, arrivarono in finale nelle due principali competizioni (Champions League e Coppa di Germania), mentre in Bundesliga avevano a due giornate dal termine ben 5 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund. Ma al posto che centrare il Triplete come hanno fatto i nerazzurri, sono riusciti a perdere tutti e tre i titoli nel giro di una settimana!

Ramelow e Ballack

Una storia incredibile per il team allenato da Klaus Toppmöller. La squadra era davvero ben assortita: Butt in porta e davanti una linea difensiva di tutto rispetto formata da Zivkovic, Nowotny, Lucio e Placente. Il centrocampo faceva davvero paura ed era il punto forte: Ramelow, Schneider, Ze Roberto e Ballack, mentre l’attacco era guidato da Neuville, Kirsten, Bastürk e un giovane Berbatov.

Michael Ballack con la maglia del Bayer

L’11 maggio 2002 all’Olympiastadion di Berlino si giocò la finale di Coppa di Germania. Il Bayer, che in semifinale aveva superato ai supplementari il Colonia, affrontava lo Schalke 04 il quale invece aveva eliminato sempre all’extra time il Bayern Monaco. Dopo essere passata in vantaggio al 27′ con Berbatov, la squadra di Toppmüller nel secondo tempo riuscì ad andare sotto 4-1. Il gol nel finale di Kirsten non servì a nulla e lo Schalke conquistò quindi il trofeo battendo 4-2 i rivali.

Il 15 maggio fu il momento della storica finale di Champions League: all’Hampden Park di Glasgow si trovarono di fronte Bayer e Real Madrid. Raul aprì le danze, ma Lucio riuscì subito a pareggiare. Il famosissimo gol di Zidane al volo su assist di Roberto Carlos entrò nella storia e regalò alle Merengues la Coppa dei Campioni per la 9ª volta (e per il momento ultima).

Ma il dramma non si limitò alle due finali perse: mancava ancora la Bundesliga… Un autentico suicidio! A tre giornate dalla fine del campionato, il Bayer era in testa alla classifica con 5 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund. Solo un pazzo avrebbe scommesso sui gialloneri, allenati al tempo da Mathias Sammer. Ma Ballack e compagni furono in grado di perdere in casa contro il Werder Brema per 2-1 e a Norimberga 1-0. La vittoria all’ultima giornata contro l’Herta Berlino non servì a nulla, perché il Borussia viaggiò a punteggio pieno e vinse il Meisterschale con un punto di vantaggio sugli avversari.

Wulf Kirsten vede sfumare la Champions League

Un autentico dramma sportivo per una squadra che è rimasta nella storia non per i suoi successi, ma per le sue sconfitte nei momenti importanti. E se Ze Roberto e Lucio riuscirono ad addolcire quella tragica annata diventando campioni del mondo con il Brasile, per Ballack, Butt, Ramelow, Neuville e Schneider l’incubo continuò con la finale persa contro i verdeoro con la maglia della Germania

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Gol capolavoro di Andrija Zivkovic: triplo velo dei compagni e mancino dal limite in rete!

Qualificazioni ai Campionati Europei Under 17 2013: Moldavia-Serbia. Gli ospiti vincono agevolmente 4-0 e comandano i proprio raggruppamento con 3 successi in altrettante partite. Ma a balzare agli onori della cronaca è stato il gol di Andrija Zivkovic, giovane centrocampista appunto della nazionale serba: un gol di mancino dal limite dell’area che non ha lasciato scampo al portiere avversario.

Andrija Zivkovic (sulla destra) con la maglia bianca della nazionale giovanile serba

Nulla di strano fino a qui, ma il tutto era uno schema studiato in allenamento: tre suoi compagni di squadra sono andati incontro al pallone e ognuno ha lasciato scorrere il pallone con un “velo” per permettergli di arrivare al centrocampista, appostato al limite pronto a punire l’immobile difesa avversaria, completamente disorientata.

Il terzo velo e il pallone sta arrivando a Zivkovic

Io non sono sicuramente quello che predilige gli schemi sui calci piazzati, anzi penso che gran parte delle volte siano mal applicati e preferisco quindi un tiro “normale”, ma questa volta mi devo ricredere! Ripeto comunque che la difesa della Moldavia ha buona parte delle colpe, ma il gol rimane particolare e di pregevole fattura e non credo che in futuro altre squadre si faranno sorprendere in questo modo!

@Giacomo_Baresi