Invasioni di campo. Calcio, tennis, rugby, atletica e Formula 1: nessuno sport ne è esente!

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Nel match del campionato svizzero di domenica scorsa tra Thun e Zurigo, per la cronaca terminato 4-0 per gli ospiti, un simpatico invasore ha deciso di creare scompiglio entrando ripetutamente in campo e sfuggendo a più riprese ai tentativi di “placcaggio” dei giocatori: una martora, un piccolo mammifero che è parente stretto della più nota faina. Dopo qualche minuto finalmente un giocatore dello Zurigo, Loris Benito, riesce nell’impresa di fermare l’animaletto con uno spettacolare tuffo, ma viene morso ed è costretto a ricorrere alle medicazioni del proprio medico; poi finalmente il portiere Davide Da Costa blocca definitivamente l’invasore e, grazie anche all’aiuto dei guanti, evita spiacevoli sorprese accompagnandolo fuori…

Tra gli invasori più famosi degli ultimi anni, non si può dimenticare Jimmy Jump, un catalano che si è reso protagonista di innumerevoli invasioni di campo di diversi sport: iniziando dalla finale di Euro 2004 tra Portogallo e Grecia, quando lanciò una bandiera del Barcellona a Luis Figo, al tempo centrocampista del Real Madrid. Spesso non inquadrato dalle telecamere, Jimmy Jump è l’incubo di ogni sportivo: in Spagna lo ricordano per un’invasione durante Real Madrid-Barcellona del 2005 e nella semifinale di Champions League 2005/2006 tra Villareal ed Arsenal.

url-1Pure il tennis non fu immune: fece infatti irruzione di campo nel corso della finale del Roland Garros del 2009 mentre si stavano sfidando Federer e Söderling, creando qualche minuto di scompiglio. Anche nel rugby se lo ricordano bene… e precisamente per la sua invasione durante la finale della Coppa del Mondo tra Sudafrica ed Inghilterra nel 2007, quando entrò in campo ad iniziò del secondo tempo. Un vero e proprio disturbatore insomma, che ha fatto del suo hobby una specie di lavoro perché in molti hanno chiesto di sponsorizzare qualcosa durante le sue invasioni… probabilmente gli servivano soldi per pagare le multe prese! Caratteristica inconfondibile: il cappellino rosso che spesso ha cercato di mettere in testa alle sue vittime!

In Italia invece tutti ricorderanno sicuramente “il Falco”, il pescarese Mario Ferri, che indossa ad ogni invasione la sua celebre maglia di Superman: il suo esordio in Sampdoria-Napoli del 2010, gara che regalò i preliminari di Champions League ai blucerchiati, quando entrò in campo nel bel mezzo della sfida del Ferraris con una maglietta che invocava la convocazione di Antonio Cassano in nazionale per i Mondiali in Sudafrica… ma Lippi non lo ascoltò! Altre invasioni che si ricordano sono quella nella semifinale del Mondiale 2010 tra Germania e Spagna e nella finale del Mondiale per Club dello stesso anno tra Inter e Mazembe.

Infine il più folle degli invasori è sicuramente l’irlandese Cornelius Horan, prete e fanatico religioso (con qualche problema psichiatrico): le sue invasioni più famose sono quella del 20 luglio 2003 durante il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone dove rischiò la vita entrando nel bel mezzo della pista. Fortunatamente le monoposto riuscirono a schivarlo. E soprattutto la meschina invasione durante la maratona olimpica di Atene 2004, vinta da Stefano Baldini, quando a pochi chilometri dalla fine della gara si avventò addosso al brasiliano Vanderlei de Lima che in quel momento era in testa. Aiutato da uno spettatore greco, de Lima riuscì a riprendere la corsa e concluse la gara al terzo posto.

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Gabriel Omar Batistuta: quel mix di potenza, tecnica e precisione che fece inchinare l’Europa

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Gabriel Omar Batistuta è stato indubbiamente uno dei centravanti più forti ed amati degli anni ’90 e dell’inizio degli anni 2000; attualmente è parte dello staff tecnico della nazionale argentina e del Colon di Santa Fè, ma recentemente è tornato sotto la luce dei riflettori per alcuni fatti extra calcistici. Forte di testa, potente e preciso di piede ma allo stesso tempo elegante, era uno degli attaccanti più pericolosi e completi nel panorama internazionale del tempo. Con 184 gol, è al decimo posto della classifica dei marcatori di tutti i tempi della Serie A.

Batigol, come era soprannominato, nacque ad Avellaneda nel 1969 e iniziò la sua carriera da professionista in Argentina con la maglia dei Newell’s Old Boys, dove giocò nel settore giovanile ed esordì in prima squadra nella stagione 1988/1989. L’anno seguente venne acquistato dal più blasonato River Plate dove in una stagione mise a segno 3 reti in 19 presenze. Ma la stagione della consacrazione definitiva per il bomber fu quella seguente, quando passò ai rivali del Boca Juniors (fu uno dei pochi che in carriera ha vestito le maglie di entrambe le squadre), realizzò 13 gol e si fece notare dai più grandi club europei. La più lesta fu la Fiorentina che nell’estate del 1991 si assicurò le prestazioni del giovane centravanti argentino. Intanto, pure a livello internazionale Batistuta stava iniziando a farsi valere: fu protagonista della vittoria della Copa America del 1991 (dove fu capocannoniere) e del 1993.

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Le prime due stagioni a Firenze furono abbastanza prolifiche per il possente centravanti che tra campionato e Coppa Italia mise a segno rispettivamente 14 e 19 gol. La retrocessione in Serie B dei gigliati non compromise la permanenza dell’attaccante in Toscana che contribuì con 21 reti alla promozione immediata nella massima serie. La stagione 1994/1995 fu quella della definitiva consacrazione per il Re Leone che grazie ai suoi 26 gol in campionato vinse il titolo di capocannoniere. Non solo: l’anno seguente la Fiorentina vinse la Coppa Italia e partecipò alla Coppa delle Coppe.

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

I Viola erano diventati ormai una splendida realtà nel campionato più bello del mondo e grazie al terzo posto della stagione 1998/1999 si qualificarono per la Champions League. Per capitan Batistuta era un sogno che si avverava quello di portare la sua Fiorentina sui palcoscenici più importanti d’Europa: dopo aver superato agevolmente il turno preliminare, il girone eliminatorio vide i Viola impegnati contro Barcellona, Arsenal e Aik Stoccolma. Grazie ad un pirotecnico 3-3 all’ultima giornata contro i blaugrana, Batigol e compagni ottennero il secondo posto nel girone e la qualificazione al turno successivo. Da ricordare in quella partita uno strepitoso gol in rovesciata da fuori area del centrocampista Mauro Bressan. Ma la vittoria più importante fu quella in casa dell’Arsenal a Wembley firmata proprio da Batisuta. Nel girone successivo però Manchester United e Valencia furono troppo forti per i toscani che dovettero cedere e vennero eliminati.

Per Batigol giunse il momento di dire la parola fine alla sua avventura in maglia viola e accettò l’offerta della Roma che intendeva rispondere a tono al successo della Lazio nel campionato 1999/2000. Grazie al tridente composto da Totti, Montella e Batistuta, i giallorossi nella primavera del 2001 vinsero il loro terzo Scudetto trascinati dai gol dei propri campioni. Fu l’ultima stagione giocata ad altissimo livello per Batistuta che segnò 20 reti in campionato e ottenne finalmente il successo più ambito: quello del campionato italiano. Le due stagioni seguenti furono molto difficili per l’attaccante che iniziava ad avere 33 anni. Nel gennaio del 2003 passò all’Inter, mentre nei due anni successivi si trasferì a svernare nell’Al-Arabi, in Qatar. Una carriera straordinaria quella di Batistuta, la cui unica pecca è stata a mio parere quella di non essere riuscito a sfondare con continuità a livello europeo, perchè per quel poco che ha fatto vedere è stato davvero incontenibile.

Batistuta con la maglia della Roma

Batistuta con la maglia della Roma

Qualche anno dopo (estate 2011) arrivarono dall’Argentina preoccupanti notizie sullo stato di salute del centravanti: le sue ginocchia sarebbero a pezzi e secondo alcuni non riuscirebbe a stare in piedi per più di mezz’ora. Una situazione allarmante causata dalle numerose infiltrazioni per recuperare dagli infortuni subiti in carriera. Il tutto però è stato in seguito smentito dal medico personale di Batistuta.

L’ultima notizia arrivata su Batigol invece è decisamente recente (dicembre 2012): dei truffatori si avvicinarono all’ex attaccante per farsi firmare un autografo che in realtà era una cambiale da circa 65 mila euro. Tuttavia sono stati presto scoperti e il pagamento è subito stato bloccato.

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Portieri goleador: passando da Rampulla a Taibi e da Amelia a Ballotta!

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Un gol da parte di un portiere non è sicuramente cosa di tutti i giorni. In molti hanno “piedi buoni” (come dimenticare i sudamericani Rogerio Ceni e Chilavert, rispettivamente autori di 101 e 62 reti in carriera), ma un conto è per un estremo difensore segnare su calcio piazzato (rigore o punizione che sia), un altro è segnare su azione.

L’esultanza di Massimo Taibi dopo il gol all’Udinese

In Serie A è successo solo in due occasioni e gli eroi di giornata furono Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi. In Europa invece l’unico italiano a riuscirci è stato Marco Amelia. Una nota speciale infine sarà dedicata a Marco Ballotta che, dopo una carriera passata a difendere le porte di mezza Italia, è sceso a fare il centravanti tra i dilettanti. Una curiosità: gli unici due portieri ad avere segnato nel massimo campionato, sono entrambi siciliani.

Michelangelo Rampulla nella stagione 1991/1992 con la maglia della Cremonese

Michelangelo Rampulla fu il primo a riuscire nell’impresa: era il 23 febbraio del 1992 e militava nella Cremonese, squadra dal rendimento altalenante che in quegli anni continuava a passare dalla Serie A alla Serie B. Durante Atalanta-Cremonese, i padroni di casa erano avanti 1-0 grazie alla rete di Bianchezi, ma al 92′ non fecero i conti con l’estremo difensore ospite che sbucò in mezzo all’area trafiggendo di testa il collega avversario sugli sviluppi di un calcio di punizione. Tutto ciò non servi però alla sua squadra per evitare la retrocessione a fine stagione, ma Rampulla fu chiamato dalla Juventus, dove rimase per ben 10 anni.

Nove anni dopo invece la giornata di gloria fu tutta per Massimo Taibi. Dopo un disastroso inizio di stagione con la maglia del Manchester United (4 presenze e 11 gol subiti), venne acquistato dalla Reggina nel mercato di gennaio. Diventato capitano, un anno dopo fu autore del gol che permette alla sua squadra di pareggiare il vantaggio dell’Udinese. Era il 1° aprile 2001 quando con la forza della disperazione salì nell’area avversaria per provare il tutto per tutto. Dopo che un suo colpo di testa fu deviato in calcio d’angolo, al secondo tentativo Taibi segnò con un’incornata degna dei migliori bomber. Il Granillo era in delirio per il pareggio. Ma anche questa volta l’impresa non servì per evitare la retrocessione a fine stagione.

Marco Amelia fu invece il primo italiano a segnare in Europa. Il 2 novembre 2006 il Livorno era impegnato a Belgrado per una partita di Coppa Uefa; sempre il solito copione: squadra in svantaggio e portiere nell’area avversaria per provare disperatamente a cercare il pareggio. In questo caso la rete (sempre di testa) è stata meno “pulita” rispetto alle due precedenti a causa della deviazione del portiere avversario, ma ciò non toglie ovviamente che il gol è da assegnare ad Amelia.

Infine mi sento in dovere di citare il mitico Marco Ballotta. Classe ’64, ha giocato in Serie A fino all’età di 44 anni e ha pure vinto uno Scudetto con la Lazio nel 2000 e 3 volte la Coppa Italia. A livello internazionale nel suo palmarès possiamo trovare due Coppa delle Coppe e due Supercoppa Uefa. Lui non ha mai segnato nella massima serie, ma dopo il ritiro dal calcio professionistico si è accasato in una squadra di Prima Categoria: il Calcara Samoggia. Dopo aver iniziato la stagione ovviamente da portiere, si è reinventato centravanti. Risultato? 24 reti in 37 presenze, un vero e proprio bomber! Nell’estate del 2011 cambiò ancora squadra per approdare al San Cesareo. In quella circostanza giocò tutta la stagione tra i pali. Ma da vero e proprio jolly, per necessità, fu costretto a giocare una partita in attacco e ovviamente fu autore di un gol!

Marco Ballotta tra i pali con la maglia della Lazio

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Felipe Melo si riscopre portiere parando un rigore al 90′

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Felipe Melo non è sicuramente uno di quei giocatori che manca ai tifosi juventini. Nelle due stagioni trascorse all’ombra della Mole non ha mai convinto, ed ora gioca a Istanbul con la maglia del Galatasaray.

Felipe Melo con la maglia del Galatasaray

Sabato scorso, durante il match tra Elazigspor e Galatasaray, Melo e compagni sono in vantaggio per 1-0. I padroni di casa non sono tra i più ostici dato che occupano l’ultima posizione in classifica, ma al 90′ l’ex portiere della Lazio Fernando Muslera, atterra un attaccante avversario e l’arbitro concede all’Elazigspor il calcio di rigore e manda anzitempo sotto la doccia l’uruguaiano mostrandogli il cartellino rosso. L’allenatore Fatih Terim aveva già utilizzato le tre sostituzioni, così è Felipe Melo ad indossare i guantoni e a provare a neutralizzare il calcio di rigore. Il brasiliano non è stato scelto a caso: secondo i compagni, durante gli allenamenti ha sempre dimostrato agilità tra i pali, ma in un match ufficiale è tutto un altro discorso…

Il miracolo di Melo

L’attaccante avversario si appresta a calciare il penalty; Melo prova a intuire dove lo tirerà e ci riesce splendidamente perchè si tuffa sulla sua destra intercettando il pallone e salvando il risultato. Un autentico miracolo da parte del centrocampista che esulta come se avesse segnato un gol. Lo stile non è dei migliori, ma l’importante è sicuramente l’efficacia. Effettivamente il suo intervento è stato decisivo, dato che il Galatasaray ha mantenuto la vetta della classifica con 2 punti di vantaggio sul Fenerbache. Mentre l’Elazigspor, continua a rimanere in fondo alla graduatoria…

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La settimana nera del Bayer Leverkusen

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Correva l’anno 2002 e il Bayer Leverkusen era una delle squadre più forti d’Europa.

Il 2002 fu però un anno sfortunatissimo per le Aspirine, tanto che ricevettero il soprannome di Neverkusen: così come l’Inter di Mourinho nel 2010, arrivarono in finale nelle due principali competizioni (Champions League e Coppa di Germania), mentre in Bundesliga avevano a due giornate dal termine ben 5 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund. Ma al posto che centrare il Triplete come hanno fatto i nerazzurri, sono riusciti a perdere tutti e tre i titoli nel giro di una settimana!

Ramelow e Ballack

Una storia incredibile per il team allenato da Klaus Toppmöller. La squadra era davvero ben assortita: Butt in porta e davanti una linea difensiva di tutto rispetto formata da Zivkovic, Nowotny, Lucio e Placente. Il centrocampo faceva davvero paura ed era il punto forte: Ramelow, Schneider, Ze Roberto e Ballack, mentre l’attacco era guidato da Neuville, Kirsten, Bastürk e un giovane Berbatov.

Michael Ballack con la maglia del Bayer

L’11 maggio 2002 all’Olympiastadion di Berlino si giocò la finale di Coppa di Germania. Il Bayer, che in semifinale aveva superato ai supplementari il Colonia, affrontava lo Schalke 04 il quale invece aveva eliminato sempre all’extra time il Bayern Monaco. Dopo essere passata in vantaggio al 27′ con Berbatov, la squadra di Toppmüller nel secondo tempo riuscì ad andare sotto 4-1. Il gol nel finale di Kirsten non servì a nulla e lo Schalke conquistò quindi il trofeo battendo 4-2 i rivali.

Il 15 maggio fu il momento della storica finale di Champions League: all’Hampden Park di Glasgow si trovarono di fronte Bayer e Real Madrid. Raul aprì le danze, ma Lucio riuscì subito a pareggiare. Il famosissimo gol di Zidane al volo su assist di Roberto Carlos entrò nella storia e regalò alle Merengues la Coppa dei Campioni per la 9ª volta (e per il momento ultima).

Ma il dramma non si limitò alle due finali perse: mancava ancora la Bundesliga… Un autentico suicidio! A tre giornate dalla fine del campionato, il Bayer era in testa alla classifica con 5 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund. Solo un pazzo avrebbe scommesso sui gialloneri, allenati al tempo da Mathias Sammer. Ma Ballack e compagni furono in grado di perdere in casa contro il Werder Brema per 2-1 e a Norimberga 1-0. La vittoria all’ultima giornata contro l’Herta Berlino non servì a nulla, perché il Borussia viaggiò a punteggio pieno e vinse il Meisterschale con un punto di vantaggio sugli avversari.

Wulf Kirsten vede sfumare la Champions League

Un autentico dramma sportivo per una squadra che è rimasta nella storia non per i suoi successi, ma per le sue sconfitte nei momenti importanti. E se Ze Roberto e Lucio riuscirono ad addolcire quella tragica annata diventando campioni del mondo con il Brasile, per Ballack, Butt, Ramelow, Neuville e Schneider l’incubo continuò con la finale persa contro i verdeoro con la maglia della Germania

@Giacomo_Baresi

Terribile infortunio a Carles Puyol: braccio spezzato!

Bruttissimo infortunio per il capitano del Barcellona Carles Puyol.

Al 76′ della gara vinta dai blaugrana per 2-0 in casa del Benfica, il giocatore catalano salta in maniera scomposta nell’area avversaria e nella ricaduta il braccio sinistro gli rimane sotto il corpo spezzandosi. Le immagini non sono adatte ai deboli di stomaco.

Auguro a Puyol un pronto recupero, anche se i tempi non saranno sicuramente brevi.

@Giacomo_Baresi

Spalti semi vuoti, tifoseria capricciosa e atteggiamento superficiale: ecco cosa non ha funzionato nella Juventus europea

Guardando la partita di Champions League tra Juventus e Shakthar Donetsk, sono state parecchie le cose che non mi hanno convinto. C’è molto da riflettere sul fatto che la più forte squadra italiana del momento faccia fatica e rischi di capitolare contro la seppur buona squadra ucraina. La Juve ha comunque evitato la sconfitta ed ora dovrà fare punteggio pieno contro i piccoli danesi del Nordsjælland per evitare spiacevoli sorprese e giocarsi la qualificazione negli ultimi due turni.

1. Seggiolini vuoti
“Ci meritiamo più tifosi” ha dichiarato Marotta qualche ora fa… è ha pienamente ragione! La prima cosa che mi è balzata all’occhio guardando la partita sono stati i seggiolini vuoti. La Juventus avrà lo stadio più bello e nuovo d’Italia, ma non è la prima volta che lo vedo mezzo vuoto. In campionato il motivo è quello degli abbonati: chi ha l’abbonamento e non riesce ad andare a vedere la partita o a cederlo ad un’altra persona lascia un posto vuoto. Un seggiolino bianco che guardando la televisione si nota subito. In campionato ci può stare, soprattutto contro le squadre di medio-bassa classifica non pretendo il “tutto esaurito”, ma dopo tre anni lontani dalla Champions League, mi aspettavo un impatto totalmente diverso da parte del pubblico e dello stadio, alla sua “prima” internazionale. Stadio bello, bellissimo… ma vediamo di riempirlo!

L’interno dello Juventus Stadium

2. Lo sciopero del tifo
Uno sciopero iniziato sabato durante la partita con la Roma perché ai tifosi non è stato permesso di fare la coreografia o comunque di portare delle grosse bandiere in curva. Non riesco ancora a capacitarmi di come possa esistere uno sciopero del tifo… se una persona va allo stadio, va per incitare la propria squadra, non di certo per scioperare. Una volta ricordo che di essere andato a vedere Brescia-Piacenza in curva e anche in quell’occasione c’era lo sciopero degli ultras: fu una noia mortale. Il silenzio totale che a tratti si è sentito è stato quasi imbarazzante, si potevano benissimo distinguere le urla dei singoli tifosi in tribuna! Sintomo evidente che le due curve non hanno fatto il proprio dovere… per cui tifosi juventini, visto che avete uno stadio “all’inglese”, vedete almeno di provare ad usarlo come una vera tifoseria inglese. Non è facendo i capricci e non sostenendo la propria squadra che si risolve il problema, anche perché la categoria “ultras” non è sicuramente tra le prime ad essere ascoltate.

La tifoseria della Juventus

3. L’atteggiamento della Juventus
Probabilmente la Juve pensava di giocare contro il Pescara (con tutto il rispetto per il Pescara). Ho visto lo stesso atteggiamento che spesso la squadra ha quando gioca le facili partite interne contro le “piccole” del nostro campionato. Lo Shakhtar è una signora squadra, e non sono di certo io il primo a dirlo… guai a sottovalutarla perchè quella vecchia volpe di Lucescu ha preparato la partita al meglio! Invece ho visto la Juve giocare con presunzione e sufficienza, cosa che non mi era mai capitato di vedere. Gli ucraini hanno meritato il pareggio e addirittura sfiorato la vittoria, ma non pensavo proprio che la squadra di Conte ci mettesse così poca cattiveria. Mi è sembrato di vedere il prolungamento del secondo tempo contro la Roma, ma in quel caso il risultato era già al sicuro e si doveva solo amministrare il vantaggio. Può aver sicuramente influito sulla prestazione anche la stanchezza, dato che è da tre settimane che si gioca ogni quattro giorni, ma siamo solo a ottobre e i giocatori dovrebbero essere ancora piuttosto freschi. Conoscendo Conte, penso che avrà già fatto una bella lavata di capo ai suoi, perché se si gioca con questa superficialità anche contro il Nordsjælland, si rischiano brutte figure… Sia chiaro, anche alla Juve può capitare una giornata storta, ma se Pirlo, Marchisio e Vidal fanno fatica a centrocampo, automaticamente tutta la squadra ne subisce le conseguenze. Davanti purtroppo di fenomeni che ti risolvono la partita da soli non ce ne sono, soprattutto se Vucinic è così spento…

Arturo Vidal e Andrea Pirlo

@Giacomo_Baresi

Champions League: “Top&Flop” della prima giornata

Top

1. Real Madrid-Manchester City.
Partita emozionante a dir poco. 2-1 Citizens all’84’, 3-2 Merengues al triplice fischio finale. Vittoria di carattere e personalità per gli uomini di Mourinho, in crisi di risultati in Campionato (tanto da essere a -8 dal Barca capolista) ma che in Champions hanno saputo ritrovare gioco, convinzione e la voglia di ribaltare il risultato.

Il Real ha fatto la partita, schiacciando il City nella propria metà campo per tutto il primo tempo e pagando a caro prezzo l’unica distrazione difensiva che ha permesso a Dzeko di portare in vantaggio la formazione di Mancini. Da quel momento il match è stato un susseguirsi di emozioni, con i Blancos sempre col pallino del gioco e i Campioni d’Inghilterra pronti a colpire in contropiede.

Vince la squadra più forte e l’esultanza di Mou è il simbolo di quanto questa vittoria sia fondamentale in chiave futura per la squadra Campione di Spagna.

Citazione per Yaya Tourè e Nastasic. Il primo anima-mente-corpo dei City. Fondamentale in entrambe le fasi, tatticamente intelligente, fisicamente mostruoso. Da top3 nel ruolo insomma. Il secondo, classe ’93, è il futuro.

2. Paris Saint Germain.
7 anni dopo l’ultima volta, il PSG torna in Champions League, e lo fa da protagonista assoluto. Il 4-1 alla Dinamo Kiev è solo la punta dell’iceberg: la squadra di Ancelotti dimostra appieno quali sono le proprie qualità e quale potenziale abbia a disposizione.

Thiago Silvia ha preso possesso della linea difensiva, Ibra l’attacco, ben coadiuvato dagli inserimenti con o senza palla di Pastore, Menez o Lavezzi; mentre Verratti in mezzo al campo sta dimostrando di valere fin da subito palcoscenici importanti: impressionante la maturità, la personalità e la qualità mostrata fin qui dall’ex giocatore del Pescara, che molti paragonano a Pirlo mentre per altri ha molto di Xavi. Predestinato a prescindere insomma.

La strada è ancora molto lunga per poter solo pensare di essere da prime 4, ma questo PSG ha margini importanti.

3. Juventus.
Uno-due in 60”, in casa dei Campioni d’Europa, che avrebbe psicologicamente ucciso la maggior parte delle squadre europee. Invece i bianconeri danno una dimostrazione di carattere, gioco e personalità andando ad pareggiare a Stamford Bridge dopo una partita giocata ad armi pari, arrivando addirittura a sfiorare il colpaccio con Quagliarella.

Prestazione così così di Pirlo, che non può pensare di giocare allo stesso livello dell’anno scorso disputando 3 partite a settimana, mentre Asamoah e Giovinco sono apparsi entrambi spaesati. Nonostante questo la squadra non ha concesso campo al Chelsea e si è giocata a viso aperto la partita.

Citazione per Vidal e Marchisio da una parte e per Oscar dall’altra, autore del goal della giornata.

Flop

1. Zenit San Pietroburgo.
Sono bastati l’eterna promessa Joaquin, l’ex bambino prodigio Saviola e soprattutto il 20enne Isco a distruggere il milionario Zenit, quello degli 80 milioni per Hulk e Witsel.

Russi sterili in attacco e troppo passivi in fase di non possesso.

L’aspetto che deve più preoccupare Spalletti è la carenza di ricambi nel reparto difensivo che, out 2 titolari (tra cui Criscito), ha concesso troppo movimento senza palla agli uomini di Pellegrini, facendosi prendere d’infilata a difesa schierata troppe volte ed è stato solo grazie al portiere russo Malafeev che il passivo non è stato maggiore.

Luciano Spalletti

2. Milan.
Ci si aspettava una risposta dopo le delusioni del Campionato. E tale risposta non è arrivata. Primo tempo scialbo, con rossoneri senza idee e forse a disagio con il modulo deciso da Allegri con Pazzini unica punta e due trequartisti a supporto. Molto meglio il secondo tempo con l’ingresso di El Shaaraway che è sembrato l’unico in grado di creare superiorità numerica saltando l’uomo con continuità.

Pareggio interno che pesa perché l’Anderlecht è la squadra sulla carta meno forte del girone e questi 2 punti mancati potrebbero essere fondamentali, considerato il risultato del Malage e le assenze del San Pietroburgo.

3. Braga&Lille.
Entrambe avevano l’impegno in casa, entrambe contro squadre di quarta fascia in ballo fin dal secondo turno delle qualificazioni. Entrambe sconfitte senza appello. Entrambe ora, visto il calendario e i gironi, con le spalle al muro in chiave Europa League.

@MarcoFacchetti

La strepitosa esultanza di Josè Mourinho!

Real Madrid-Manchester City
84′ e Kolarov con un’insidiosa punizione, porta il club inglese in vantaggio per 2-1 al Bernabeu.
Un momento difficilissimo per gli spagnoli che si trovano già a -8 nella Liga dalla capolista Barcellona dopo solo quattro giornate e sono turbati dalle continue voci della stampa sulla presunta infelicità di Cristiano Ronaldo.

In cinque minuti la situazione viene però ribaltata dalle Merengues grazie ai gol di Benzema e CR7.
Risultato finale: 3-2 per il Real Madrid.
Josè Mourinho esplode in questa fantastica esultanza!

@Giacomo_Baresi