Il giorno terribile di Ronaldo

Seguimi anche su Facebook: https://www.facebook.com/giacomobaresicom

Parigi, 12 luglio 1998. Settanta minuti prima dell’inizio della finale dei Mondiali nella sala stampa dello Stade de France arriva la lista dei titolari compilata dal commissario tecnico della Seleção, Mario Zagallo. Subito si scatena un incredibile trambusto. John Motson, commentatore della BBC, dirà poi di non aver mai visto in tutta la sua carriera una scena simile. La ragione? Nell’elenco dei titolari brasiliani è presente Edmundo al posto di Ronaldo, la stella della squadra e probabilmente il giocatore più forte del mondo in quel momento.

Un passo indietro. Nel primo pomeriggio della stessa giornata, Ronaldo sta riposando in una stanza dell’Hotel Romaine a Lesigny, sede del ritiro della selezione brasiliana, ma improvvisamente la situazione precipita. «Ero sul letto, stavo parlando con Roberto Carlos. Poi lui si è girato e ha cercato di dormire. All’improvviso non ho capito più niente. Sudavo, non riuscivo a controllare i miei movimenti. Roberto Carlos ha sentito i miei lamenti e si è precipitato dal dottore. L’attacco è durato trenta secondi, al massimo quaranta.» Questa le parole di Ronaldo il giorno dopo.

Roberto Carlos, suo compagno di stanza, ha ricordato quel momento in una recente intervista alla Gazzetta dello Sport: «Sono stato il primo a vedere la crisi di Ronaldo, sul letto dell’hotel prima della finale. Per me era un attacco epilettico. Ho ancora paura: tremava, era rigido, tutto bloccato.»

Anche il direttore dell’Hotel Romaine, Paul Chavalier racconterà poi la sua versione: «Ero nel mio ufficio e ad un certo punto ho visto correre le guardie verso la camera di Ronaldo. Io sono rimasto al mio posto, ma dalla finestra vedevo tanta gente nella stanza ed ho sentito gridare più volte “è morto, è morto, è morto”. C’è stato un parapiglia pazzesco, le urla hanno svegliato tutti i giocatori che stavano facendo la siesta.»

La cosa abbastanza sorprendente è che Zagallo, l’allenatore, in quel momento stava riposando nella sua stanza, a pochi passi da quella di Ronaldo, e non si è reso conto di nulla. Nessuno ha pensato di avvisarlo di quello che stava succedendo. Addirittura Ronaldo viene trasportato d’urgenza all’ospedale di Les Liles senza che il suo allenatore ne sia al corrente: «Alle 17, vale a dire due ore e mezzo dopo, sento bussare alla porta. Il dottore, Lidio Toledo, mi racconta tutto, mi dice che il ragazzo si è sentito male, mi dice che difficilmente sarà disponibile per la finale. Un momento assurdo. Guardo Toledo e gli chiedo perché non mi abbiano avvisato prima. Pensavamo che stessi riposando, è stata la risposta.»

La situazione a poche ore dal fischio d’inizio della finale più importante a livello sportivo (e commerciale) è molto difficile in casa brasiliana. Eppure fino a quel momento le cose erano andate alla perfezione: la Seleção era riuscita a strappare il biglietto per la finalissima superando in semifinale l’Olanda ai rigori. Ronaldo aveva segnato quattro gol nella competizione ed era la stella più luminosa di un Brasile ricco di talento, basti nominare i vari Rivaldo, Dunga, Cesar Sampaio e Cafu. L’attaccante dell’Inter inoltre era il detentore dell’ultimo Pallone d’oro e degli ultimi due titoli di Fifa World Player, nonché volto di sponsor prestigiosi, primo tra tutti la Nike.

– La pubblicità della Nike diffusa durante i Mondiali del 1998, con protagonista Ronaldo.

L’avversario, la Francia, era arrivato in finale un po’ a sorpresa, non avendo mai vinto prima il torneo, anche se nelle partite della competizione giocata in casa fino a quel momento aveva sempre vinto, sconfiggendo anche l’Italia nei quarti di finale, grazie al rigore sbagliato da Di Biagio. L’elemento di novità dei Bleus era dato anche dal forte carattere multiculturale incarnato dai giocatori francesi, in molti con chiare origini non proprio transalpine. Tra questi si possono infatti ricordare Liliam Thuram e Thierry Henry (Caraibi), Christian Karembeu (Nuova Caledonia), Patrick Vieira (Senegal), Marcel Desailly (Ghana), Youri Djorkaeff (Armenia), oltre al futuro Pallone d’Oro Zinedine Zidane, figlio di genitori algerini. Proprio questo fatto aveva scatenato verso le scelte del tecnico Aime Jacquet numerose critiche (principalmente dall’esponenente politico di destra Jean-Marie Le Pen), poi messe a tacere dalle continue vittorie ottenute, che avevano garantito la possibilità di vincere la prima coppa del mondo nella storia francese.

Visto il collasso che l’aveva fortemente debilitato, era ormai chiaro che il Fenomeno non avrebbe potuto giocare la finale. Eppure, a mezz’ora dall’inizio della finale, in sala stampa arrivò una nuova lista dei titolari brasiliani, e questa volta il numero 9 era presente.

Ancora oggi, a distanza di quasi sedici anni, non si capisce il motivo di una tale scelta, né sono state accertate le ragioni mediche della crisi improvvisa di Ronaldo.

Roberto Carlos ha sempre dichiarato che secondo lui il suo compagno ha avuto un crollo a causa delle eccessive pressioni. “Aveva paura di quello che lo aspettava. La pressione aveva avuto la meglio e non riusciva a smettere di piangere. Aveva solo 21 anni ed era già il miglior giocatore del mondo, circondato da contratti e pressioni. Alla fine qualcosa doveva succedere, e accadde proprio il giorno della finale.”

I test condotti sia immediatamente dopo la crisi, all’ospedale di Les Liles, sia nelle settimane successive, non individuarono mai la causa di tale crollo (al di là del generico stress), lasciando quindi spazio a teorie alternative. In molti diedero la colpa ad una misteriosa iniezione a cui fu sottoposto Ronaldo per alleviare un’infiammazione al ginocchio, che gli avrebbe procurato una reazione allergica. Altri parlarono di fantomatici problemi personali non meglio specificati o addirittura di abuso di droghe.

In ogni caso, Ronaldo non era certo nelle migliori condizioni per giocare, come infatti aveva capito lo stesso allenatore Zagallo, tanto da non averlo incluso nella prima lista dei titolari.

Resta quindi un mistero il motivo di un così radicale cambio di rotta in poche decine di minuti. La versione ufficiale, ribadita da tutte le persone nell’ambiente della Seleção, è che la decisione finale di giocare fu presa dallo stesso giocatore. Lo stesso Ronaldo dichiarò poi: “Mi assumo ogni responsabilità. Sono sceso in campo perché mi sentivo bene: sono stato io a dire a Zagallo che sarebbe stato ingiusto tenermi fuori. Lui mi ha ascoltato, non mi ha negato questa possibilità”.

Sono in molti però a ritenere che la realtà sia un’altra, basandosi anche sul fatto che diversi giocatori brasiliani – tra cui Edmundo e Leonardo – fecero poi dichiarazione ambigue riguardo a “ciò che accadde davvero”. In Brasile, dopo i Mondiali, oltre ai molti attacchi rivolti verso lo staff medico, si svolse un’inchiesta per accertare se vi fosse qualche fondamento nell’ipotesi che Ronaldo fu obbligato a giocare dalla CBF, la federazione brasiliana, per un accordo stipulato con la Nike. La multinazionale americana due anni prima aveva infatti siglato un contratto di sponsorizzazione del valore di 160 milioni di dollari con la federazione, ed in molti sostennero che la presenza di Ronaldo tra i titolari era prevista proprio da tale accorso. L’inchiesta tuttavia non giunse a conclusioni in tal senso.

In ogni caso Ronaldo giocò quella finale, anche se scese in campo come l’ombra di se stesso. L’attaccante infatti giocò una partita anonima, trascinandosi per il campo e riuscendo a tirare in porta soltanto una volta. Anche i suoi compagni giocarono in modo molto approssimativo, probabilmente a causa dello shock patito nelle ore precedenti. La Francia dominò la sfida e conquistò la coppa del mondo vincendo 3 a 0, con due gol di testa di Zidane, che nello stesso anno conquistò anche tutti i titoli individuali.

Ronaldo, visibilmente debilitato, scende la scaletta dell’aereo che l’ha riportato in Brasile dopo la finale persa

Ronaldo attraversò un periodo difficile dopo il Mondiale, visto che tutto il mondo cercava spiegazioni. Più volte dovette rilasciare dichiarazioni per chiedere di essere lasciato in pace, sostenendo di non riuscire più a vivere in tale situazione.

Nonostante due gravi infortuni che segnarono la sua carriera, il Fenomeno tuttavia riuscì a riprendersi e conquistò il successivo Mondiale nel 2002, diventando il miglior marcatore di sempre nella competizione e vincendo il suo secondo Pallone d’oro nello stesso anno.

@il_duso

Invasioni di campo. Calcio, tennis, rugby, atletica e Formula 1: nessuno sport ne è esente!

Seguimi anche su Facebook: https://www.facebook.com/giacomobaresicom

Nel match del campionato svizzero di domenica scorsa tra Thun e Zurigo, per la cronaca terminato 4-0 per gli ospiti, un simpatico invasore ha deciso di creare scompiglio entrando ripetutamente in campo e sfuggendo a più riprese ai tentativi di “placcaggio” dei giocatori: una martora, un piccolo mammifero che è parente stretto della più nota faina. Dopo qualche minuto finalmente un giocatore dello Zurigo, Loris Benito, riesce nell’impresa di fermare l’animaletto con uno spettacolare tuffo, ma viene morso ed è costretto a ricorrere alle medicazioni del proprio medico; poi finalmente il portiere Davide Da Costa blocca definitivamente l’invasore e, grazie anche all’aiuto dei guanti, evita spiacevoli sorprese accompagnandolo fuori…

Tra gli invasori più famosi degli ultimi anni, non si può dimenticare Jimmy Jump, un catalano che si è reso protagonista di innumerevoli invasioni di campo di diversi sport: iniziando dalla finale di Euro 2004 tra Portogallo e Grecia, quando lanciò una bandiera del Barcellona a Luis Figo, al tempo centrocampista del Real Madrid. Spesso non inquadrato dalle telecamere, Jimmy Jump è l’incubo di ogni sportivo: in Spagna lo ricordano per un’invasione durante Real Madrid-Barcellona del 2005 e nella semifinale di Champions League 2005/2006 tra Villareal ed Arsenal.

url-1Pure il tennis non fu immune: fece infatti irruzione di campo nel corso della finale del Roland Garros del 2009 mentre si stavano sfidando Federer e Söderling, creando qualche minuto di scompiglio. Anche nel rugby se lo ricordano bene… e precisamente per la sua invasione durante la finale della Coppa del Mondo tra Sudafrica ed Inghilterra nel 2007, quando entrò in campo ad iniziò del secondo tempo. Un vero e proprio disturbatore insomma, che ha fatto del suo hobby una specie di lavoro perché in molti hanno chiesto di sponsorizzare qualcosa durante le sue invasioni… probabilmente gli servivano soldi per pagare le multe prese! Caratteristica inconfondibile: il cappellino rosso che spesso ha cercato di mettere in testa alle sue vittime!

In Italia invece tutti ricorderanno sicuramente “il Falco”, il pescarese Mario Ferri, che indossa ad ogni invasione la sua celebre maglia di Superman: il suo esordio in Sampdoria-Napoli del 2010, gara che regalò i preliminari di Champions League ai blucerchiati, quando entrò in campo nel bel mezzo della sfida del Ferraris con una maglietta che invocava la convocazione di Antonio Cassano in nazionale per i Mondiali in Sudafrica… ma Lippi non lo ascoltò! Altre invasioni che si ricordano sono quella nella semifinale del Mondiale 2010 tra Germania e Spagna e nella finale del Mondiale per Club dello stesso anno tra Inter e Mazembe.

Infine il più folle degli invasori è sicuramente l’irlandese Cornelius Horan, prete e fanatico religioso (con qualche problema psichiatrico): le sue invasioni più famose sono quella del 20 luglio 2003 durante il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone dove rischiò la vita entrando nel bel mezzo della pista. Fortunatamente le monoposto riuscirono a schivarlo. E soprattutto la meschina invasione durante la maratona olimpica di Atene 2004, vinta da Stefano Baldini, quando a pochi chilometri dalla fine della gara si avventò addosso al brasiliano Vanderlei de Lima che in quel momento era in testa. Aiutato da uno spettatore greco, de Lima riuscì a riprendere la corsa e concluse la gara al terzo posto.

@Giacomo_Baresi