Il giorno terribile di Ronaldo

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Parigi, 12 luglio 1998. Settanta minuti prima dell’inizio della finale dei Mondiali nella sala stampa dello Stade de France arriva la lista dei titolari compilata dal commissario tecnico della Seleção, Mario Zagallo. Subito si scatena un incredibile trambusto. John Motson, commentatore della BBC, dirà poi di non aver mai visto in tutta la sua carriera una scena simile. La ragione? Nell’elenco dei titolari brasiliani è presente Edmundo al posto di Ronaldo, la stella della squadra e probabilmente il giocatore più forte del mondo in quel momento.

Un passo indietro. Nel primo pomeriggio della stessa giornata, Ronaldo sta riposando in una stanza dell’Hotel Romaine a Lesigny, sede del ritiro della selezione brasiliana, ma improvvisamente la situazione precipita. «Ero sul letto, stavo parlando con Roberto Carlos. Poi lui si è girato e ha cercato di dormire. All’improvviso non ho capito più niente. Sudavo, non riuscivo a controllare i miei movimenti. Roberto Carlos ha sentito i miei lamenti e si è precipitato dal dottore. L’attacco è durato trenta secondi, al massimo quaranta.» Questa le parole di Ronaldo il giorno dopo.

Roberto Carlos, suo compagno di stanza, ha ricordato quel momento in una recente intervista alla Gazzetta dello Sport: «Sono stato il primo a vedere la crisi di Ronaldo, sul letto dell’hotel prima della finale. Per me era un attacco epilettico. Ho ancora paura: tremava, era rigido, tutto bloccato.»

Anche il direttore dell’Hotel Romaine, Paul Chavalier racconterà poi la sua versione: «Ero nel mio ufficio e ad un certo punto ho visto correre le guardie verso la camera di Ronaldo. Io sono rimasto al mio posto, ma dalla finestra vedevo tanta gente nella stanza ed ho sentito gridare più volte “è morto, è morto, è morto”. C’è stato un parapiglia pazzesco, le urla hanno svegliato tutti i giocatori che stavano facendo la siesta.»

La cosa abbastanza sorprendente è che Zagallo, l’allenatore, in quel momento stava riposando nella sua stanza, a pochi passi da quella di Ronaldo, e non si è reso conto di nulla. Nessuno ha pensato di avvisarlo di quello che stava succedendo. Addirittura Ronaldo viene trasportato d’urgenza all’ospedale di Les Liles senza che il suo allenatore ne sia al corrente: «Alle 17, vale a dire due ore e mezzo dopo, sento bussare alla porta. Il dottore, Lidio Toledo, mi racconta tutto, mi dice che il ragazzo si è sentito male, mi dice che difficilmente sarà disponibile per la finale. Un momento assurdo. Guardo Toledo e gli chiedo perché non mi abbiano avvisato prima. Pensavamo che stessi riposando, è stata la risposta.»

La situazione a poche ore dal fischio d’inizio della finale più importante a livello sportivo (e commerciale) è molto difficile in casa brasiliana. Eppure fino a quel momento le cose erano andate alla perfezione: la Seleção era riuscita a strappare il biglietto per la finalissima superando in semifinale l’Olanda ai rigori. Ronaldo aveva segnato quattro gol nella competizione ed era la stella più luminosa di un Brasile ricco di talento, basti nominare i vari Rivaldo, Dunga, Cesar Sampaio e Cafu. L’attaccante dell’Inter inoltre era il detentore dell’ultimo Pallone d’oro e degli ultimi due titoli di Fifa World Player, nonché volto di sponsor prestigiosi, primo tra tutti la Nike.

– La pubblicità della Nike diffusa durante i Mondiali del 1998, con protagonista Ronaldo.

L’avversario, la Francia, era arrivato in finale un po’ a sorpresa, non avendo mai vinto prima il torneo, anche se nelle partite della competizione giocata in casa fino a quel momento aveva sempre vinto, sconfiggendo anche l’Italia nei quarti di finale, grazie al rigore sbagliato da Di Biagio. L’elemento di novità dei Bleus era dato anche dal forte carattere multiculturale incarnato dai giocatori francesi, in molti con chiare origini non proprio transalpine. Tra questi si possono infatti ricordare Liliam Thuram e Thierry Henry (Caraibi), Christian Karembeu (Nuova Caledonia), Patrick Vieira (Senegal), Marcel Desailly (Ghana), Youri Djorkaeff (Armenia), oltre al futuro Pallone d’Oro Zinedine Zidane, figlio di genitori algerini. Proprio questo fatto aveva scatenato verso le scelte del tecnico Aime Jacquet numerose critiche (principalmente dall’esponenente politico di destra Jean-Marie Le Pen), poi messe a tacere dalle continue vittorie ottenute, che avevano garantito la possibilità di vincere la prima coppa del mondo nella storia francese.

Visto il collasso che l’aveva fortemente debilitato, era ormai chiaro che il Fenomeno non avrebbe potuto giocare la finale. Eppure, a mezz’ora dall’inizio della finale, in sala stampa arrivò una nuova lista dei titolari brasiliani, e questa volta il numero 9 era presente.

Ancora oggi, a distanza di quasi sedici anni, non si capisce il motivo di una tale scelta, né sono state accertate le ragioni mediche della crisi improvvisa di Ronaldo.

Roberto Carlos ha sempre dichiarato che secondo lui il suo compagno ha avuto un crollo a causa delle eccessive pressioni. “Aveva paura di quello che lo aspettava. La pressione aveva avuto la meglio e non riusciva a smettere di piangere. Aveva solo 21 anni ed era già il miglior giocatore del mondo, circondato da contratti e pressioni. Alla fine qualcosa doveva succedere, e accadde proprio il giorno della finale.”

I test condotti sia immediatamente dopo la crisi, all’ospedale di Les Liles, sia nelle settimane successive, non individuarono mai la causa di tale crollo (al di là del generico stress), lasciando quindi spazio a teorie alternative. In molti diedero la colpa ad una misteriosa iniezione a cui fu sottoposto Ronaldo per alleviare un’infiammazione al ginocchio, che gli avrebbe procurato una reazione allergica. Altri parlarono di fantomatici problemi personali non meglio specificati o addirittura di abuso di droghe.

In ogni caso, Ronaldo non era certo nelle migliori condizioni per giocare, come infatti aveva capito lo stesso allenatore Zagallo, tanto da non averlo incluso nella prima lista dei titolari.

Resta quindi un mistero il motivo di un così radicale cambio di rotta in poche decine di minuti. La versione ufficiale, ribadita da tutte le persone nell’ambiente della Seleção, è che la decisione finale di giocare fu presa dallo stesso giocatore. Lo stesso Ronaldo dichiarò poi: “Mi assumo ogni responsabilità. Sono sceso in campo perché mi sentivo bene: sono stato io a dire a Zagallo che sarebbe stato ingiusto tenermi fuori. Lui mi ha ascoltato, non mi ha negato questa possibilità”.

Sono in molti però a ritenere che la realtà sia un’altra, basandosi anche sul fatto che diversi giocatori brasiliani – tra cui Edmundo e Leonardo – fecero poi dichiarazione ambigue riguardo a “ciò che accadde davvero”. In Brasile, dopo i Mondiali, oltre ai molti attacchi rivolti verso lo staff medico, si svolse un’inchiesta per accertare se vi fosse qualche fondamento nell’ipotesi che Ronaldo fu obbligato a giocare dalla CBF, la federazione brasiliana, per un accordo stipulato con la Nike. La multinazionale americana due anni prima aveva infatti siglato un contratto di sponsorizzazione del valore di 160 milioni di dollari con la federazione, ed in molti sostennero che la presenza di Ronaldo tra i titolari era prevista proprio da tale accorso. L’inchiesta tuttavia non giunse a conclusioni in tal senso.

In ogni caso Ronaldo giocò quella finale, anche se scese in campo come l’ombra di se stesso. L’attaccante infatti giocò una partita anonima, trascinandosi per il campo e riuscendo a tirare in porta soltanto una volta. Anche i suoi compagni giocarono in modo molto approssimativo, probabilmente a causa dello shock patito nelle ore precedenti. La Francia dominò la sfida e conquistò la coppa del mondo vincendo 3 a 0, con due gol di testa di Zidane, che nello stesso anno conquistò anche tutti i titoli individuali.

Ronaldo, visibilmente debilitato, scende la scaletta dell’aereo che l’ha riportato in Brasile dopo la finale persa

Ronaldo attraversò un periodo difficile dopo il Mondiale, visto che tutto il mondo cercava spiegazioni. Più volte dovette rilasciare dichiarazioni per chiedere di essere lasciato in pace, sostenendo di non riuscire più a vivere in tale situazione.

Nonostante due gravi infortuni che segnarono la sua carriera, il Fenomeno tuttavia riuscì a riprendersi e conquistò il successivo Mondiale nel 2002, diventando il miglior marcatore di sempre nella competizione e vincendo il suo secondo Pallone d’oro nello stesso anno.

@il_duso

Invasioni di campo. Calcio, tennis, rugby, atletica e Formula 1: nessuno sport ne è esente!

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Nel match del campionato svizzero di domenica scorsa tra Thun e Zurigo, per la cronaca terminato 4-0 per gli ospiti, un simpatico invasore ha deciso di creare scompiglio entrando ripetutamente in campo e sfuggendo a più riprese ai tentativi di “placcaggio” dei giocatori: una martora, un piccolo mammifero che è parente stretto della più nota faina. Dopo qualche minuto finalmente un giocatore dello Zurigo, Loris Benito, riesce nell’impresa di fermare l’animaletto con uno spettacolare tuffo, ma viene morso ed è costretto a ricorrere alle medicazioni del proprio medico; poi finalmente il portiere Davide Da Costa blocca definitivamente l’invasore e, grazie anche all’aiuto dei guanti, evita spiacevoli sorprese accompagnandolo fuori…

Tra gli invasori più famosi degli ultimi anni, non si può dimenticare Jimmy Jump, un catalano che si è reso protagonista di innumerevoli invasioni di campo di diversi sport: iniziando dalla finale di Euro 2004 tra Portogallo e Grecia, quando lanciò una bandiera del Barcellona a Luis Figo, al tempo centrocampista del Real Madrid. Spesso non inquadrato dalle telecamere, Jimmy Jump è l’incubo di ogni sportivo: in Spagna lo ricordano per un’invasione durante Real Madrid-Barcellona del 2005 e nella semifinale di Champions League 2005/2006 tra Villareal ed Arsenal.

url-1Pure il tennis non fu immune: fece infatti irruzione di campo nel corso della finale del Roland Garros del 2009 mentre si stavano sfidando Federer e Söderling, creando qualche minuto di scompiglio. Anche nel rugby se lo ricordano bene… e precisamente per la sua invasione durante la finale della Coppa del Mondo tra Sudafrica ed Inghilterra nel 2007, quando entrò in campo ad iniziò del secondo tempo. Un vero e proprio disturbatore insomma, che ha fatto del suo hobby una specie di lavoro perché in molti hanno chiesto di sponsorizzare qualcosa durante le sue invasioni… probabilmente gli servivano soldi per pagare le multe prese! Caratteristica inconfondibile: il cappellino rosso che spesso ha cercato di mettere in testa alle sue vittime!

In Italia invece tutti ricorderanno sicuramente “il Falco”, il pescarese Mario Ferri, che indossa ad ogni invasione la sua celebre maglia di Superman: il suo esordio in Sampdoria-Napoli del 2010, gara che regalò i preliminari di Champions League ai blucerchiati, quando entrò in campo nel bel mezzo della sfida del Ferraris con una maglietta che invocava la convocazione di Antonio Cassano in nazionale per i Mondiali in Sudafrica… ma Lippi non lo ascoltò! Altre invasioni che si ricordano sono quella nella semifinale del Mondiale 2010 tra Germania e Spagna e nella finale del Mondiale per Club dello stesso anno tra Inter e Mazembe.

Infine il più folle degli invasori è sicuramente l’irlandese Cornelius Horan, prete e fanatico religioso (con qualche problema psichiatrico): le sue invasioni più famose sono quella del 20 luglio 2003 durante il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone dove rischiò la vita entrando nel bel mezzo della pista. Fortunatamente le monoposto riuscirono a schivarlo. E soprattutto la meschina invasione durante la maratona olimpica di Atene 2004, vinta da Stefano Baldini, quando a pochi chilometri dalla fine della gara si avventò addosso al brasiliano Vanderlei de Lima che in quel momento era in testa. Aiutato da uno spettatore greco, de Lima riuscì a riprendere la corsa e concluse la gara al terzo posto.

@Giacomo_Baresi

Gli infortuni più drammatici: da Ronaldo a Eduardo, passando da Cissé e dallo sfortunato Lanzinger

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Le immagini del bruttissimo e violentissimo fallo di Valentian Eysseric, giocatore del Nizza, ai danni di Jeremy Clément, centrocampista del Saint Etienne, hanno fatto nelle scorse ore il giro del mondo. Un intervento decisamente sconsiderato che ha in pratica spezzato la caviglia destra del malcapitato che rischia di non poter più continuare a giocare a calcio. Per Eysseric, dopo l’espulsione diretta, sono previste ben 11 giornate di squalifica: il giocatore si è reso conto del suo folle gesto, ma ormai è troppo tardi… le sue scuse potrebbero non bastare.

Questo fallo mi ha riportato alla mente alcuni tra i più tragici e impressionanti infortuni che lo sport, nel suo lato negativo, mi ha mostrato in questi ultimi anni.

Il primo è il terribile fallo di Martin Taylor, difensore del Birmingham, nel match di Premier League del 2008 contro l’Arsenal del povero Eduardo (brasiliano di passaporto croato). Un intervento assassino (tra l’altro dopo pochissimi istanti dal fischio d’inizio) di Taylor che causò una frattura scomposta della tibia dell’attaccante dei Gunners. Immagini drammatiche, ma fortunatamente il giocatore è poi riuscito dopo qualche mese a tornare a giocare a pallone.

Birmingham City's Taylor tackles Arsenal's Eduardo Da Silva during their English Premier League soccer match at St Andrews in BirminghamLa vendetta di Roy Keane, storico capitano del Manchester United, nei confronti del norvegese Alf-Inge Håland, ex giocatore di Leeds e Manchester City. La rivalità tra i due non era di certo una novità: quando Håland giocava nel Leeds, nel 1997, con un intervento causò un grave infortunio al giocatore irlandese che si ruppe il legamento crociato. Håland invitò Keane a rialzarsi, facendo intendere che l’infortunio non sussistesse e Keane dal canto suo se ne ricordò bene: tre anni e mezzo dopo, durante un derby tra United e City, decise di vendicarsi con un terribile fallo intenzionale e di rara cattiveria sul difensore norvegese. Ginocchio spezzato e carriera finita.

Tutti gli appassionati di calcio avranno sicuramente ancora negli occhi le immagini del grave infortunio di Ronaldo quando vestiva la maglia dell’Inter; il giocatore, infortunatosi oltre sei mesi prima nel match contro il Lecce (lesione del tendine rotuleo), era pronto al rientro nella finale d’andata di Coppa Italia contro la Lazio il 12 aprile 2000. Dopo soli 6 minuti dal suo ingresso in campo, mentre affrontava con un doppio passo la difesa biancoceleste, il ginocchio cedette nuovamente e il tendine si ruppe definitivamente. Immagini drammatiche soprattutto per le urla di dolore del Fenomeno che con la maglia nerazzurra non riuscì più a togliersi alcuna soddisfazione.

Uno dei più sfortunati è stato sicuramente il centravanti francese Djibril Cissé, perché si è rotto per ben due volte in 2 anni e mezzo tibia e perone. Nell’ottobre 2004, quando giocava nel Liverpool, si fratturò le ossa della gamba sinistra dopo uno scontro con James McEveley, difensore dei Blackburn Rovers (6 mesi di stop). Nel maggio 2006 invece, indossando la maglia della nazionale francese in un’amichevole contro la Cina in preparazione al Mondiale, in uno scontro con il capitano cinese Zheng Zhi, si fratturò tibia e perone della gamba destra. La sua carriera fortunatamente però anche in questo caso riprese e ricordiamo Cissé come uno dei giocatori più originali del mondo del calcio…

cisse

Infine, uno degli infortuni più drammatici che ricordo arriva dal mondo dello sci e il protagonista è lo sfortunato austriaco Matthias Lanzinger. Il 2 marzo lo sciatore prese il via del supergigante di Kvitfel, Norvegia, e, dopo una caduta, lo sci non gli si staccò dallo scarpone. Il risultato fu che la sua gamba sinistra continuò a torcersi in maniera incredibile su sé stessa, causando una frattura multipla dettata dalle numerose distorsioni subite. Trasportato non senza qualche problema in elicottero all’ospedale di Oslo (l’atleta in seguito farà causa alla Fis per i ritardi dei soccorsi), dopo 3 giorni i medici furono costretti ad amputargli la gamba sinistra sotto il ginocchio perché la circolazione sanguigna non era stata ripristinata. Lanzinger iniziò in seguito una breve carriera da commentatore, prima di buttarsi nello sci per disabili e ora lo aspettiamo ai Giochi Paralimpici di Soci nel 2014…

@Giacomo_Baresi

Antonio Cassano: oltre 10 anni di “cassanate”!

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Le famose “cassanate” del fantasista barese Antonio Cassano iniziarono alla Roma, quando sulla panchina giallorossa c’era Fabio Capello che coniò proprio quel termine. Il rapporto con il tecnico friulano fu di amore-odio (un po’ come quello tra Mancini e Balotelli, per intenderci) perché l’allenatore vedeva nel talento di Bari vecchia un vero e proprio fuoriclasse che però non era supportato da un comportamento adeguato. Col tempo e con il passare degli anni, Cassano sembrò maturare anche grazie al matrimonio con Carolina Marcialis e alla nascita del suo primogenito, ma purtroppo, dopo un periodo che possiamo definire di stabilità alla Sampdoria, la rottura con Garrone e l’approdo a Milano ci hanno restituito un giocatore spesso nervoso e sopra le righe…

url-1Di seguito le principali cassanate, anche se tra screzi, litigi e sceneggiate, un solo post potrebbe non essere sufficiente…

BARI

1. Ancora ai tempi del Bari, Cassano fu beccato dalla polizia a circolare in automobile tra le strade del capoluogo pugliese con il solo foglio rosa e senza accompagnatore. In un’altra occasione fu invece fermato perché alla guida di un motorino senza casco.

2. In Under 21, nel marzo del 2001, dopo essere rimasto in panchina nella partita contro la Romania, ebbe un diverbio con l’allenatore Claudio Gentile e il giorno successivo lasciò il ritiro.

ROMA

3. Durante la trasferta di Champions League di Madrid, fu richiamato ufficialmente perché malgrado fosse vietato portare il cellulare a tavola, il suo squillò durante la cena facendo imbestialire Capello.

4. Il 23 febbraio 2003 a Udine venne squalificato per aver ripetutamente insultato l’arbitro Pieri.

5. Nella finale di Coppa Italia del 31 maggio 2003 contro il Milan, espulso dall’arbitro Rosetti, Cassano gli mostrò le corna.

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6. Nella stagione successiva (2003/2004), promise a Capello che in caso di gol nella sfida con la Juventus avrebbe rotto la bandierina del calcio d’angolo. Roma-Juventus 4-0 con doppietta di Cassano…

REAL MADRID

7. Passato al Real Madrid, Cassano ritrovò Capello che tuttavia non prese molto bene l’imitazione durante un pre partita da parte dell’attaccante barese (dicembre 2006) che segnò in pratica la fine della sua avventura spagnola.

SAMPDORIA

8. Approdato alla Sampdoria, il 16 dicembre 2007 era diffidato durante la gara contro la Fiorentina e, ammonito, fu costretto a saltare la tanto attesa sfida contro la sua ex squadra, la Roma. Dopo aver preso il giallo fece una vera e propria sceneggiata scoppiando addirittura in lacrime.

9. Il 2 marzo 2008, contro il Torino, Cassano perse nuovamente la testa quando fu espulso per proteste dall’arbitro Pierpaoli. Il giocatore si tolse la maglietta e minacciò ripetutamente il direttore di gara aspettandolo fuori dal tunnel degli spogliatoi. Cinque giornate di squalifica e multa salatissima.

10. Dopo oltre due anni di tranquillità e dopo aver portato la Sampdoria in Champions League, arrivò la lite col presidente Garrone che segnò praticamente la fine della storia d’amore tra Cassano e il club ligure. Le versioni sull’accaduto sono contrastanti, ma sembra che Garrone volesse che Cassano lo accompagnasse a Sestri Levante per ritirare un premio, ma il giocatore non ne volle sapere. I toni si alzarono fino agli insulti finali di Cassano nei confronti del presidente: “Fanculo! Vecchio di m…(insulti vari mentre rientra nello spogliatoio). Vaff…bocch…(altri insulti, dello stesso tenore, sono stati ascoltati da tifosi e giocatori della Samp).” (Gazzetta)

MILAN

11. Durante la conferenza stampa prima del match contro la Croazia valevole per la fase a gironi di Euro 2012, Cassano parlò così riguardo i gay in nazionale: “Gay in nazionale? Sono problemi loro. Ma spero di no… Me la cavo così, sennò sai gli attacchi da tutte le parti”. Polemiche in questo caso forse troppo eccessive…

INTER

12. Polemiche asprissime con Galliani dopo il suo passaggio all’Inter nello scambio con Pazzini e dopo che il Milan lo aveva aiutato nei suoi problemi cardiaci. “Mi ha preso in giro, promette ma poi non mantiene la parola. Faceva tanto fumo e poco arrosto”

13. Polemiche anche con l’allenatore della Juventus, Antonio Conte, quando nel novembre 2012 dichiarò che alla Juve ci fossero soltanto “soldatini”.

14. L’ultima cassanata lo scorso venerdì, quando Cassano e l’allenatore dell’Inter Stramaccioni sarebbero venuti alle mani.

Ora, non ci resta che vedere cosa ne sarà del futuro di Fantantonio… proseguirà con i nerazzurri (la squadra per cui tifava da bambino) o tornerà alla Sampdoria per terminare la carriera?

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Chi è stato il miglior numero 10 italiano degli ultimi anni? Baggio, Del Piero, Mancini o Totti?

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Chi è stato il miglior numero 10 italiano degli ultimi 20 anni? Baggio, Del Piero, Mancini o Totti?
In questi giorni impazzano sondaggi sul web e ne parlano le trasmissioni sportive, ma in nessuna circostanza si riesce ad arrivare ad una conclusione unanime.

url-6Cose di questo tipo penso siano piuttosto futili perché la soggettività di tale pensiero è fondamentale… i tifosi juventini voteranno ovviamente per Del Piero, così come tutti i romanisti voteranno per Totti. Io personalmente preferisco Baggio perché quando giocava aveva un’eleganza e un talento innato, essendo inoltre capitano del Brescia che seguivo quando ero adolescente. Mancini invece è forse un gradino sotto gli altri…

url-1Del Piero ha vinto tutto, ma dalla sua ha sempre avuto una squadra di livello eccezionale che lo supportasse. Totti è il terzo marcatore di sempre della storia della Serie A ad un solo gol da Nordahl, e verosimilmente il sorpasso avverrà prima della fine di questo campionato; tuttavia non è mai stato decisivo in Nazionale. La carriera di Baggio è stata invece segnata da gravi infortuni (anche quelle degli altri due, ma sempre di minore entità), ma il giocatore veneto ha vinto il pallone d’oro ed è spesso stato decisivo con la maglia azzurra, soprattutto ai Mondiali.

url-5Dunque, come già anticipato, a ognuno spetta la scelta tra calciatori che a mio parere sul campo si equivalgono. Attaccanti completi, idoli delle curve e patrimonio del calcio italiano.

url-4Ma se Baggio e Del Piero sono sempre stati esempi impeccabili sul campo di gioco, umili, onesti e leali, il motivo per cui Totti non potrà mai essere il migliore è sintetizzato qua sotto…

Lo sputo a Poulsen a Euro 2004

Lo sputo a Poulsen a Euro 2004

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Coppa d’Africa 2013: l’edizione delle sorprese snobbata dai media europei!

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Mentre nel Mali imperversa la terribile guerra delle ultime settimane, la nazionale di calcio è impegnata nell’edizione 2013 della Coppa d’Africa, e quella che si sta disputando in Sud Africa sembra proprio essere l’edizione delle sorprese. Dopo la sorprendente vittoria dello Zambia nel 2012 (da quest’anno si è passati a disputare la Coppa negli anni dispari) molte nazionali si sono messe in mostra annichilendo squadre sulla carta molto più quotate. Tuttavia a livello mediatico in Europa la competizione purtroppo non passa affatto in primo piano malgrado l’intensità e l’agonismo delle partite condite dallo spettacolo sugli spalti.

Il successo dello scorso anno dello Zambia

Il successo dello scorso anno dello Zambia

Nel Gruppo A, vinto dai padroni di casa del Sud Africa, la matricola Capo Verde (alla prima partecipazione) è riuscita nell’impresa di eliminare Marocco e Angola. Nel Gruppo B invece Niger e Congo hanno dovuto lasciar strada a Ghana e Mali, mentre nel Gruppo C, vinto incredibilmente dal Burkina Faso, si annota l’eliminazione dei campioni in carica dello Zambia, giunti terzi alle spalle anche della Nigeria. Burkina Faso che non aveva mai superato il girone eliminatorio se non nell’edizione di casa ospitata nel 1998. Infine il Gruppo D, quello sulla carta più tosto, ha visto il primo posto della Costa d’Avorio e il secondo del Togo, con le conseguenti eliminazioni di Tunisia e Algeria.

Burkina Faso e Capo Verde sono così approdate ai quarti di finale senza il favore del pronostico, così come il Mali che, malgrado il terzo posto dello scorso anno, ha dovuto fare recentemente i conti con una situazione nazionale tutt’altro che stabile.

Lo spettacolo è sempre sugli spalti: alcuni sostenitori di Capo Verde

Lo spettacolo è sempre sugli spalti: alcuni sostenitori di Capo Verde

La favola di Capo Verde si è però interrotta ai quarti di finale con una netta sconfitta contro la corazzata Ghana. Una sconfitta in cui la squadra ha però venduto cara la pelle, dato che nel il 2-0 con cui è finito il match è maturato tutto nel secondo tempo grazie ad un calcio di rigore e a un gol in pieno recupero. La prima sorpresa è stato il successo del Mali che ha eliminato i padroni di casa del Sud Africa ai calci di rigore; la gara disputata a Durban era terminata 1-1 dopo i tempi supplementari e si è dovuti dunque procedere con l’esecuzione dei penalty: 3 su 3 per il Mali, mentre gli errori di Furman (unico calciatore bianco del Sud Africa), Mahlangu e Majoro dopo il gol di Tshabalala (famoso per il primo gol segnato al Mondiale sudafricano contro il Messico) hanno regalato il successo a Keita (che aveva segnato nei tempi regolamentari) e compagni. Eroe di giornata il portiere Diakitè, autore di due parate decisive.

I giocatori del Mali dopo il terzo calcio di rigore sbagliato dal Sud Africa

I giocatori del Mali dopo il terzo calcio di rigore sbagliato dal Sud Africa

Un’altra sorpresa è stata l’eliminazione della favorita numero uno per il successo finale: la Costa d’Avorio. La nazionale capitanata da Drogba è stata battuta 2-1 dalla Nigeria grazie alla rete decisiva di Mba. Infine il Burkina Faso ha battuto 1-0 nell’ultimo quarto di finale il Togo di Adebayor grazie al gol siglato al 105′ da Pitroipa, dopo che i tempi regolamentari erano terminati sul punteggio di 0-0.

Festeggiamenti del Burkina Faso dopo il gol ai supplementari

Festeggiamenti del Burkina Faso dopo il gol ai supplementari

Insomma, la Coppa d’Africa riesce sempre a regalare sorprese ed emozioni malgrado sia decisamente snobbata in Europa. Nei quattro quarti di finale giocati, solo in uno ha vinto la squadra favorita, ovvero il Ghana contro Capo Verde. Il 6 febbraio si disputeranno le semifinali: il Mali se la vedrà con la Nigeria, mentre il Burkina Faso tenterà l’ennesima impresa contro la squadra favorita  per la vittoria finale, il Ghana. La finale a Johannesburg domenica 10 febbraio, sperando sempre in colpi di scena e sorprese!

@Giacomo_Baresi

Gabriel Omar Batistuta: quel mix di potenza, tecnica e precisione che fece inchinare l’Europa

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Gabriel Omar Batistuta è stato indubbiamente uno dei centravanti più forti ed amati degli anni ’90 e dell’inizio degli anni 2000; attualmente è parte dello staff tecnico della nazionale argentina e del Colon di Santa Fè, ma recentemente è tornato sotto la luce dei riflettori per alcuni fatti extra calcistici. Forte di testa, potente e preciso di piede ma allo stesso tempo elegante, era uno degli attaccanti più pericolosi e completi nel panorama internazionale del tempo. Con 184 gol, è al decimo posto della classifica dei marcatori di tutti i tempi della Serie A.

Batigol, come era soprannominato, nacque ad Avellaneda nel 1969 e iniziò la sua carriera da professionista in Argentina con la maglia dei Newell’s Old Boys, dove giocò nel settore giovanile ed esordì in prima squadra nella stagione 1988/1989. L’anno seguente venne acquistato dal più blasonato River Plate dove in una stagione mise a segno 3 reti in 19 presenze. Ma la stagione della consacrazione definitiva per il bomber fu quella seguente, quando passò ai rivali del Boca Juniors (fu uno dei pochi che in carriera ha vestito le maglie di entrambe le squadre), realizzò 13 gol e si fece notare dai più grandi club europei. La più lesta fu la Fiorentina che nell’estate del 1991 si assicurò le prestazioni del giovane centravanti argentino. Intanto, pure a livello internazionale Batistuta stava iniziando a farsi valere: fu protagonista della vittoria della Copa America del 1991 (dove fu capocannoniere) e del 1993.

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Un giovane Batistuta appena arrivato alla Fiorentina

Le prime due stagioni a Firenze furono abbastanza prolifiche per il possente centravanti che tra campionato e Coppa Italia mise a segno rispettivamente 14 e 19 gol. La retrocessione in Serie B dei gigliati non compromise la permanenza dell’attaccante in Toscana che contribuì con 21 reti alla promozione immediata nella massima serie. La stagione 1994/1995 fu quella della definitiva consacrazione per il Re Leone che grazie ai suoi 26 gol in campionato vinse il titolo di capocannoniere. Non solo: l’anno seguente la Fiorentina vinse la Coppa Italia e partecipò alla Coppa delle Coppe.

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

Il mitra, la tipica esultanza di Batistuta

I Viola erano diventati ormai una splendida realtà nel campionato più bello del mondo e grazie al terzo posto della stagione 1998/1999 si qualificarono per la Champions League. Per capitan Batistuta era un sogno che si avverava quello di portare la sua Fiorentina sui palcoscenici più importanti d’Europa: dopo aver superato agevolmente il turno preliminare, il girone eliminatorio vide i Viola impegnati contro Barcellona, Arsenal e Aik Stoccolma. Grazie ad un pirotecnico 3-3 all’ultima giornata contro i blaugrana, Batigol e compagni ottennero il secondo posto nel girone e la qualificazione al turno successivo. Da ricordare in quella partita uno strepitoso gol in rovesciata da fuori area del centrocampista Mauro Bressan. Ma la vittoria più importante fu quella in casa dell’Arsenal a Wembley firmata proprio da Batisuta. Nel girone successivo però Manchester United e Valencia furono troppo forti per i toscani che dovettero cedere e vennero eliminati.

Per Batigol giunse il momento di dire la parola fine alla sua avventura in maglia viola e accettò l’offerta della Roma che intendeva rispondere a tono al successo della Lazio nel campionato 1999/2000. Grazie al tridente composto da Totti, Montella e Batistuta, i giallorossi nella primavera del 2001 vinsero il loro terzo Scudetto trascinati dai gol dei propri campioni. Fu l’ultima stagione giocata ad altissimo livello per Batistuta che segnò 20 reti in campionato e ottenne finalmente il successo più ambito: quello del campionato italiano. Le due stagioni seguenti furono molto difficili per l’attaccante che iniziava ad avere 33 anni. Nel gennaio del 2003 passò all’Inter, mentre nei due anni successivi si trasferì a svernare nell’Al-Arabi, in Qatar. Una carriera straordinaria quella di Batistuta, la cui unica pecca è stata a mio parere quella di non essere riuscito a sfondare con continuità a livello europeo, perchè per quel poco che ha fatto vedere è stato davvero incontenibile.

Batistuta con la maglia della Roma

Batistuta con la maglia della Roma

Qualche anno dopo (estate 2011) arrivarono dall’Argentina preoccupanti notizie sullo stato di salute del centravanti: le sue ginocchia sarebbero a pezzi e secondo alcuni non riuscirebbe a stare in piedi per più di mezz’ora. Una situazione allarmante causata dalle numerose infiltrazioni per recuperare dagli infortuni subiti in carriera. Il tutto però è stato in seguito smentito dal medico personale di Batistuta.

L’ultima notizia arrivata su Batigol invece è decisamente recente (dicembre 2012): dei truffatori si avvicinarono all’ex attaccante per farsi firmare un autografo che in realtà era una cambiale da circa 65 mila euro. Tuttavia sono stati presto scoperti e il pagamento è subito stato bloccato.

@Giacomo_Baresi

“Fantozzi e lo sport”: il TIFO!

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La saga di “Fantozzi” è entrata di diritto nella storia del cinema italiano. La bravura di Paolo Villaggio è stata quella di stereotipare al massimo la vita dell’italiano medio impersonificandola nel ragioniere più famoso d’Italia. E lo sport è sempre stato uno dei passatempi preferiti di Fantozzi, malgrado i disastrosi risultati… Ogni settimana vedremo come Paolo Villaggio ha descritto la sua visione di vari sport (calcio, tennis, sci, atletica, ciclismo, biliardo) nella tragica vita quotidiana del ragionier Fantozzi.

“Sabato 18, alle ore 20:25, in telecronaca diretta da Wembley, Inghilterra-Italia, valevole per la qualificazione della Coppa del Mondo. Fantozzi aveva un programma formidabile: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato, rutto libero!”

Fantozzi, da buon italiano medio, non esita a seguire tutte le partite della Nazionale che una volta erano molto più sentite dalla popolazione. Inghilterra-Italia era il match più atteso e il nostro amato ragioniere aveva preparato tutto nel migliore dei modi per seguirlo davanti al televisore in compagnia di cibo e birra a volontà.

Fantozzi mentre si mangia il frittatone di cipolle davanti alla tv

Ma il povero Fantozzi non aveva fatto i conti con la telefonata del ragionier Filini che arriva nel momento in cui ordina alla moglie di staccare il telefono. Inizialmente tirano un sospiro di sollievo dopo il temutissimo attimo di silenzio, ma poi la Pina risponde con un: “Va bene ragioniere, obbediamo!”.

La moglie si reca verso il marito per dargli la drammatica notizia: non potrà vedere la tanto attesa partita perché il Dottor Riccardelli (fanatico di cinema) voleva far vedere ai dipendenti della Megaditta un film cecoslovacco con sottotitoli in tedesco. Fantozzi rischia un infarto, ma da buon inferiore qual è, è obbligato ad andare.

Tutti, ma proprio tutti, sono davanti alla tv a guardare la partita. Così, armato di radiolina, il ragioniere si reca verso il cinema, ancora sotto shock per non poter vedere la sfida. La telecronaca di Nando Martellini è fenomenale, con un’esaltazione clamorosa della prestazione degli Azzurri.

La preoccupazione di Fantozzi mentre esce di casa con la radio

“Parata miracolosa del portiere inglese. Rimessa dal fondo. Palla controllata da Benetti che lancia Pulici sulla sinistra. Scatto formidabile e cannonata di Pulici che sfiora il palo! La palla è ora controllata a tre quarti di campo da Bellugi. Da Bellugi a Capello in funzione di ala destra. Saltato il mediano inglese McKinley che cerca di morderlo al limite dell’area. Tiro, nuca del terzino inglese, tibia di Capello. Nuca ancora. Mischia paurosa! Naso! Nuca! Tibia! Nuca! Orecchio! Entra Pulici, fuori di un soffio! Scusate l’emozione, amici che state comodamente seduti davanti ai teleschermi, nessuno escluso, ma sono 170 anni che non vedevo una partenza così folgorante degli azzurri! La palla è ora a Tardelli, scatto di Tardelli. […] A Savoldi, tiro, nuca di McKinley, tibia di Savoldi, naso di Antognoni. Nuca del portiere inglese, naso di McKinley, tibia di Benetti, nuca, naso…”

Durante il viaggio sulla Bianchina, Fantozzi sembra essere piuttosto nervoso e quando sente che qualcuno ha colpito il palo, si ferma in mezzo alla strada, si arrampica sulla finestra di un’abitazione (mentre Martellini dice che un giocatore italiano “si arrampica sulla schiena di McKinley”), sfonda il vetro è domanda: “Scusi, chi ha fatto palo?”. Di risposta ottiene un bel pugno in faccia che lo stende a terra, con il commento del telecronista che segue di pari passo la scena: “Colpito da McKinley! Schienata paurosa del portiere inglese.”

Fantozzi dopo aver infranto il vetro mentre chiede “Scusi, chi ha fatto palo?”

Lo stesso telecronista rincara la dose sulla sfortunata assenza di Fantozzi: “I 120mila di Wembley, e voi, milioni di fortunati che nessuna forza al mondo potrebbe strappare dai teleschermi, potete rendervi conto che l’Italia di questa sera fa impallidire anche il ricordo di quella dei leggendari tempi supplementari di Italia-Germania in Messico.”

All’arrivo al cinema c’è in atto un vero e proprio servizio di perquisizione da parte degli scagnozzi del Dottor Riccardelli alla ricerca di radio e affini: la Signorina Silvani in Calboni risulta essere incinta di un televisore 9 pollici, mentre Filini nascondeva una radiolina in bocca. Fantozzi riesce a scampare inizialmente alla perquisizione, ma alla fine ingenuamente da la mano alla guardia consegnandogli la propria radio!

La perquisizione

Il tanto atteso film cecoslovacco non arrivò in tempo, così i dipendenti furono costretti a rivedere per l’ennesima volta “la Corazzata Kotiomkin”… nella sala si sentivano continui commenti, che il Riccardelli credeva inerenti al film, ma…

“Non si scambiavano commenti. Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo…”

Dopo di che, la straordinaria performance di Fantozzi che afferma che “la Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca” e la conseguente rivolta dei dipendenti, fa capire che agli italiani si può toccare tutto tranne il calcio!

@Giacomo_Baresi

Euro 2000: il miracolo dell’Italia contro i padroni di casa dell’Olanda!

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Una delle partite che ricordo con più piacere è sicuramente Italia-Olanda, la semifinale del Campionato Europeo del 2000, giocatosi in Olanda e Belgio.

Un match disputatosi all’Amsterdam Arena il 29 giugno, con uno stadio completamente arancione con qualche macchia azzurra qua e là. Una gara sulla carta molto difficile, ma nel calcio si sa, nulla è impossibile… L’Italia arrivava all’appuntamento in ottima forma, dopo aver dominato il proprio girone chiudendo a punteggio pieno dopo aver battuto la Turchia, i padroni di casa del Belgio e la Svezia. Nei quarti di finale l’avversario fu la Romania, eliminata piuttosto agilmente grazie ai gol nel primo tempo di Inzaghi e Totti. Totti che, a sorpresa, con l’Olanda partì dalla panchina.

La formazione iniziale dell’Italia

Una mossa strana del Ct Dino Zoff, che schierò dal primo minuto la seguente formazione:
Toldo; Maldini, Nesta, Iuliano, Cannavaro; Albertini, Di Biagio, Fiore, Zambrotta; Del Piero, Inzaghi.
Una formazione non particolarmente offensiva, anche perché l’Olanda, oltre al fattore campo, poteva contare su giocatori del calibro di Kuivert, Bergkamp, Zenden e Overmars, che al tempo erano tra i migliori al mondo.

La gara iniziò ovviamente con gli Orange all’attacco che misero a ferro e fuoco la difesa italiana: subito Iuliano e Zambrotta furono ammoniti, e Bergkamp colpì un palo dopo un’azione ubriacante.
Ma la svolta del match arrivò al 34′, quando Zambrotta atterrò un immancabile Zenden e ricevette il secondo cartellino giallo che significò il rientro anticipato negli spogliatoi e l’Italia in dieci uomini per il resto della partita. Pioveva sul bagnato per gli azzurri, perché dopo pochi secondi, Nesta atterrò in area Kluivert e l’arbitro concesse giustamente il calcio di rigore. Per il nostro portierone Francesco Toldo (che in quel torneo sostituiva l’infortunato Buffon) iniziò davvero una giornata di gloria dato che parò il rigore di Frank De Boer con un tuffo davvero felino sulla sinistra.

Il primo rigore parato da Toldo a De Boer

L’assedio dell’Olanda non sembrava voler terminare e per l’Italia era molto difficile resistere per tutto il secondo tempo. Ma il catenaccio italiano pareva aver preso le misure, fino a che Iuliano atterrò Davids appena dentro l’area e l’arbitro decretò il secondo calcio di rigore di giornata (e graziando il difensore, già ammonito). Sul dischetto questa volta andò Kluivert che spiazzò Toldo, ma colpì incredibilmente il palo! Questa partita stava diventando un incubo per l’Olanda

Si arrivò quindi ai tempi supplementari, dove c’era ancora la regola del golden gol: Delvecchio rischiò di segnare un gol che sarebbe stato clamoroso in contropiede, ma Van der Sar glielo impedì con una risposta da campione.

Toldo si oppone anche a Bosvelt

L’overtime finì, e si arrivò ai calci di rigore. I rigori sono sempre stati indigesti alla nazionale italiana: fuori ai Campionati Mondiali di casa nel 1990 in semifinale (errori di Donadoni e Serena), sconfitti il finale negli Stati Uniti nel 1994 e pure nei quarti di finale di Francia 1998 contro i padroni di casa a causa della traversa di Di Biagio. Ma anche l’Olanda con i rigori non aveva un gran feeling dato che uscì a Euro 1992, Euro 1996 e Francia ’98.

Proprio Di Biagio decise di calciare il primo penalty perché voleva a tutti i costi togliersi quel maledetto peso: questa volta il giocatore romano non sbagliò e l’Italia era avanti. Per l’Olanda si presentò ancora Frank De Boer, ma Toldo si oppose alla sua botta a mezza altezza! Secondo rigore sbagliato per il capitano olandese.

Il secondo rigore parato a Frank De Boer

Pessotto invece non sbagliò, mentre Stam spedì il pallone in orbita. L‘Italia era avanti 2-0 prima del terzo rigore che era nei piedi di Francesco Totti. “Mo glie faccio er cucchiaio”: Van der Sar spiazzato. Kluivert segnò il primo rigore per i suoi e accorciò le distanze: 3-1. Per l’Italia invece era il turno di capitan Maldini che però trovò l’opposizione del portiere avversario. Ma Toldo parò anche il rigore decisivo di Bosvelt e l’Italia approdò in finale!

Il cucchiaio di Francesco Totti

Una gara strepitosa che, grazie ad un pizzico di fortuna permise agli azzurri di sfidare la Francia nella finale del torneo. Una gara in cui Toldo parò l’impossibile e Totti entrò nell’Olimpo del calcio grazie al suo marchio di fabbrica, il cucchiaio. Una fortuna che svanì incredibilmente nei tempi supplementari di quel maledetto match contro Trezeguet e compagni, ma questa è un’altra storia!

@Giacomo_Baresi

Dopo i disastri dei predecessori, la “voce” della Nazionale diventa Stefano Bizzotto

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Stasera a Parma si giocherà l’amichevole Italia-Francia e, incredibile ma vero, dopo le telecronache indecenti dello scorso Campionato Europeo e delle prime partite di qualificazione al prossimo Mondiale, la prima “voce” dell’Italia cambierà: Bruno Gentili (protagonista assoluto di un mio famoso articolo http://bit.ly/TEjlzV) lascerà spazio a Stefano Bizzotto. Bocciatura netta per Gentili che per la partita di stasera sarà comunque in cabina di commento, per poi da febbraio lasciare totalmente il posto a Bizzotto e verrà relegato al ruolo di opinionista a partire dalla sfida tra Olanda e Italia.

Quella di Bizzotto è la scelta migliore a mio parere: fino ad oggi sempre in seconda linea, è riuscito però a regalare grandi emozioni assieme a Oscar Bertone nelle telecronache dei tuffi (che cerco di non perdermi mai). Con i suoi innumerevoli aneddoti riesce a fare appassionare allo sport anche un profano! Per non parlare dell’hockey su ghiaccio, dato che essendo altoatesino è uno dei suoi cavalli di battaglia. Nelle partite che mi è capitato di guardare (raramente) il giovedì sera, è sempre riuscito a coinvolgermi malgrado di quello sport io capisca poco o niente.  Ma passiamo al calcio. L’Under 21 perde il suo storico telecronista che viene sostituito da Alberto Rimedio, ma per una buona causa. Esperto di Bundesliga, Bizzotto l’abbiamo comunque sentito innumerevoli volte nelle sintesi delle partite di Serie A.

Rimane a mio parere una delle poche punte di diamante della Rai: assieme al concittadino Franco Bragagna (voce dell’atletica e dello sci di fondo) e alle voci del ciclismo, è uno dei pochi a tenere testa (se non a essere addirittura meglio) ai telecronisti delle inarrivabili tv a pagamento. Ora non ci resta che sperare che i vertici Rai facciano fare  la stessa fine di Gentili a Gianfranco Mazzoni, voce della Formula 1, nota soprattutto per il suo attacco alla telecronaca “Un cordiale saluto”, per i continui scambi tra piloti, per gli innumerevoli sorpassi persi, e per il fatto che non capisca nulla delle comunicazioni via radio ai piloti. Ma con il passaggio dei diritti della F1 a Sky dal prossimo anno, lo sentiremo fortunatamente molto meno…

@Giacomo_Baresi