Gianmarco Pozzecco: genio e sregolatezza per un campione che ha fatto la storia

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“Se tu mi facevi stare in panchina 2 minuti e mi facevi giocare 38 minuti per me erano 2 minuti persi di quel momento. E’ come se tu hai un rapporto sessuale con una donna e per 5 minuti se la fa un altro…”

Gianmarco Pozzecco è stato, a mio modesto parere, il miglior playmaker della storia del basket italiano. Fantasioso e genuino era soprannominato “Mosca atomica” perché non troppo alto  rispetto ai giocatori di basket professionisti (“solo” 181cm), ma riusciva a sfornare assist e a cambiare le partite in pochi secondi grazie alle sue geniali e folli intuizioni. Eterno giovane, il suo modo di parlare molto diretto e franco, facendo un paragone col mondo del calcio ricorda moltissimo Antonio Cassano: sempre al centro del palcoscenico, sia nel bene che nel male: genio e sregolatezza!

Dopo qualche stagione a Udine e a Livorno, approda a Varese nel 1994: sotto la guida di Carlo Recalcati, i suoi compagni storici sono Andrea Meneghin, Jack Galanda e Sandro De Pol, con i quali formò un gruppo incredibilmente affiatato di ragazzi terribili.

Gianmarco Pozzecco con la maglia di Varese

Nei suoi racconti, è rimasto nella storia quello della trasferta a Bologna. Attorno alle 14 si fermarono a Parma dove c’era la “Fiera del formaggio”, ma Meneghin non poteva mangiare il formaggio: allora il “Menego” e Pozzecco si misero a bere diversi bicchieri di vino fino ad essere un po’ storiditi: risultato? Il Poz fece 33 punti, mentre il compagno segnò il canestro della vittoria contro una delle squadre più forti di sempre…

Nella stagione 1998/1999 si trovarono a combattere per il titolo: secondi in regular season, ai play-off i ragazzi di Varese eliminarono prima Rimini, poi la Kinder Bologna. In finale l’avversaria fu la temibilissima Benetton Treviso, che in quegli anni faceva man bassa di titoli nazionali ed internazionali. In caso di vittoria sarebbe stato il decimo scudetto per la squadra di Varese, che avrebbe dunque significato la conquista della “stella”.
In un altro divertentissimo aneddoto, Pozzecco ricorda che Andrea Meneghin quel giorno entrò nello spogliatoio dicendo: “Ragazzi non vi preoccupate che oggi vinciamo”. Il Poz gli chiese allora da dove arrivava tutta quella sicurezza, e il Menego rispose: “Oggi ero sul water e stavo facendo la pista cifrata – perché secondo lui era l’unica cosa che Andrea Meneghin poteva fare utilizzando la Settimana Enigmistica – ed è uscita fuori una stella”.
Pozzecco che in quel periodo aveva i capelli fucsia e si ruppe addirittura il naso, ma alla fine Varese vinse 73-64 e conquistò il suo decimo scudetto!
Al Poz fu pure ritirata la patente per guida in stato d’ebbrezza quella sera, attorniato dai tifosi che chiedevano alla polizia di lasciarlo libero mentre stava eseguendo l’alcooltest.

In Nazionale fece molta fatica a causa delle incomprensioni coi vari allenatori, ma ai Giochi Olimpici del 2004 di Atene in panchina c’era Charlie Recalcati e dunque Pozzecco fu chiamato nuovamente in azzurro. Storica la semifinale vinta contro i campioni d’Europa della Lituania, dove la Mosca Atomica diede con il suo ingresso un contributo fondamentale. In finale c’era invece l’Argentina, ma il Poz, nervoso, giocò pochissimi minuti e perse quella sfida, conquistando comunque una medaglia d’argento inaspettata. Il suo rammarico fu però quello di giocare troppo poco in finale…

Gianmarco Pozzecco con la maglia azzurra

Si ritirò nel 2008 dopo la partita Avellino-Capo d’Orlando, ma Gianmarco Pozzecco è rimasto sicuramente nel cuore di tutti i tifosi di basket italiani per la sua spregiudicatezza, per la sua simpatia e per il suo genio cestistico.

@Giacomo_Baresi