Steve Prefontaine: un atleta spregiudicato che correva sempre alla ricerca del limite.

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“A lot of people run a race to see who is fastest. I run to see who has the most guts.” (Steve Prefontaine)

(Molte persone corrono una gara per vedere chi è più veloce. Io corro per vedere chi ha più fegato.)

La storia di oggi ha come protagonista un campione poco conosciuto in Italia, ma che nella sua brevissima carriera è stato capace di regalare emozioni uniche grazie al modo spregiudicato con cui affrontava le gare a cui prendeva parte. La storia dal finale tragico di uno dei migliori atleti di sempre…

Steve Prefontaine fu il più grande mezzofondista statunitense degli anni ’70 e partecipò a soli 21 anni ai Giochi Olimpici di Monaco nel 1972, quelli funestati dall’attacco terroristico di matrice palestinese alla squadra olimpica israeliana. La gara più bella furono i 5000 metri piani, grazie esclusivamente all’azione di “Pre”. In un’epoca in cui iniziavano ad essere più frequenti le gare “tattiche” nelle competizioni importanti, il giovane di Eugene (Oregon) prese subito in mano la situazione e impose un ritmo forsennato fin dai primi metri, iniziando a tirare il gruppo: un gesto che per molti era considerato folle dato che solitamente nelle finali si parte abbastanza “tranquilli” e i favoriti stanno piuttosto coperti per poi dare tutti negli ultimi giri non sprecando energie inutili. Grazie a quella gara divenne una leggenda: spinto da un pubblico, Prefontaine iniziò a scremare in maniera considerevole il gruppo, ma crollò negli ultimi metri ottenendo il quarto posto e sfiorando per una manciata di decimi di secondo il tanto sperato podio.
La finale olimpica di Monaco ’72 è uno spettacolo fantastico, ma con un finale che sa di beffa per il baffuto atleta americano.

La cosa che (da mezzofondista dilettante quale sono) mi ha colpito particolarmente di Prefontaine è la maniera in cui impostava le gare; il mezzofondo è la disciplina dell’atletica che probabilmente necessita di più allenamento, ma quando si corre lo si fa con l’80% con la testa e con il 20% con le gambe. Prefontaine correva unicamente con la testa: cercava di distruggere mentalmente i propri avversari facendoli crollare grazie al ritmo forsennato che imponeva. Voleva che se qualcuno lo battesse, dovesse sputare sangue. Grazie a lui nacquero anche le “lepri”, atleti che aiutano un compagno tirandogli parte di gara solo per regalargli l’opportunità di provare a strappare un nuovo record.

Il suo allenatore, Bill Bowerman, divenne famoso per aver inventato il marchio Nike e al tempo per come modellava la suola delle scarpe dei propri atleti: con una macchinetta per fare i waffle che riusciva a sciogliere la plasica rendendole molto più morbide!

Grande bevitore di birra (diceva che dopo gli allenamenti era il suo integratore), morì la notte del 1° giugno 1975 all’età di soli 24 anni (ma l’alcool fu constatato che non centrò con l’incidente). Dopo una sera trascorsa ad una festa cui parteciparono i pezzi grossi dell’atletica statunitense a Eugene, si mise alla guida della sua MG spider per tornarsene a casa, ma si schiantò contro una roccia situata a bordo strada, ora ribattezzata “Pre’s Rock” in ricordo di quella tragica notte.

Il suo sogno di vendicare il quarto posto di Monaco vincendo i Giochi di Montreal del 1976 si infranse definitivamente… l’unica soddisfazione della sua carriera fu abbattere tutti i record statunitensi in ogni gara che va dai 2000 ai 10.000 metri piani.

Una scomparsa difficile da accettare per i suoi sostenitori e per tutto il mondo dell’atletica che avevano iniziato ad amare quel ragazzo spregiudicato che è rimasto comunque nella memoria di tutti gli amanti di questo sport. Un atleta fantastico e innovativo, capace di trasmettere emozioni uniche ma che ci ha lasciato troppo presto…

A lui furono dedicati due film: Prefontaine del 1997 e Without Limits del 1998.

@Giacomo_Baresi